Nuove regole sui default, le imprese chiamano a rapporto l'Ue

Rita Annunziata
29.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Il tessuto produttivo tricolore scende in campo con una lunga lettera rivolta alle istituzioni europee, chiedendo di intervenire su alcune norme che rischierebbero di “compromettere le prospettive di recupero dell'economia italiana”. Intanto, da Bankitalia arriva il chiarimento sulla nuova definizione di default in vigore dal 1° gennaio 2021

Secondo le associazioni, le nuove regole relative all'identificazione dei debitori come deteriorati rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane

I debitori saranno classificati come “deteriorati” qualora siano in arretrato da oltre 90 giorni nel pagamento di un'obbligazione rilevante oppure qualora la banca ritenga improbabile che adempiano integralmente alla loro obbligazione

L'Abi: “Necessari aggiustamenti mirati alle norme relative agli effetti delle operazioni di cessione di crediti deteriorati, alle cessioni tramite cartolarizzazioni e al trattamento degli npl acquistati dalle banche”

A pochi giorni dall'entrata in vigore della nuova definizione di default prevista dal Regolamento europeo relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento, il tessuto produttivo tricolore scende in campo con una lunga missiva rivolta alle istituzioni dell'Unione. L'Associazione bancaria italiana, l'Alleanza delle cooperative italiane, Casartigiani, CiaAgricoltori italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confedilizia, Confesercenti, Confetra, Confimi Industria, Confindustria e la Confederazione libere associazioni artigiane italiane insieme alla Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa, chiedono di “intervenire urgentemente su alcune norme in materia bancaria che, pensate in un contesto completamento diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi” rischierebbero di “compromettere irrimediabilmente le prospettive di recupero dell'economia italiana ed europea”.
Secondo le associazioni, infatti, l'emergenza straordinaria innescata dalla crisi epidemiologica renderebbe necessaria una ridefinizione degli “schemi del passato” oltre a una “capacità di visione che consenta di concentrare gli sforzi di tutti verso il comune obiettivo della ripresa”, scrive l'Abi in una nota. Riconoscendo il ruolo che il credito ha svolto specialmente nelle fasi più acute della crisi per iniettare liquidità nel tessuto imprenditoriale nazionale, riconoscono altresì l'altrettanto “essenziale supporto del credito nella fase successiva, per sostenere le imprese nel percorso di ripristino delle condizioni di economicità dei loro business, in condizioni di incertezza che rischiano di protrarsi per un lungo periodo”.

Le associazioni: “A rischio default imprese comunque sane”


In questo contesto, tuttavia, ritengono necessario che le istituzioni europee intervengano sulle regole relative all'identificazione dei debitori come deteriorati, considerando che “il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l'applicazione da gennaio 2021 di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane”, intralciando in questo modo il loro percorso di ripresa.
Non manca poi anche un riferimento al “calendar provisioning”, un approccio che, secondo le associazioni, spingerebbe gli istituti bancari a restringere i criteri di concessione del credito invece di affiancarsi al cliente in un percorso di ristrutturazione. “Più in generale – conclude l'Abi – una serie di aggiustamenti mirati alle norme relative agli effetti delle operazioni di cessione di crediti deteriorati, alle cessioni tramite cartolarizzazioni e al trattamento degli npl (non performing loans, ndr) acquistati dalle banche, saranno essenziali per consentire una gestione meno traumatica da parte degli istituti di quella quota di esposizioni che andranno comunque in default”.

Il chiarimento di Bankitalia sulla nuova definizione di default


Intanto, arriva il chiarimento di Banca d'Italia che, in una nota ufficiale, ha precisato come la nuova definizione di default che entrerà in vigore il 1° gennaio 2021 non modifichi nella sostanza le segnalazioni alla Centrale dei rischi, utilizzate dagli intermediari nel processo di valutazione del merito di credito della clientela. Al contrario, precisa l'istituto, “riguarda esclusivamente il modo con cui le banche e gli intermediari finanziari devono classificare i clienti a fini prudenziali, ossia ai fini del calcolo dei requisiti patrimoniali minimi obbligatori per le banche e gli intermediari finanziari”, non introducendo tra l'altro divieti a consentire sconfinamenti.

Stando al Regolamento europeo, in particolare, i debitori saranno classificati come “deteriorati” qualora siano in arretrato da oltre 90 giorni nel pagamento di un'obbligazione rilevante (che salgono a 180 in alcuni casi, come per le amministrazioni pubbliche) oppure qualora la banca stessa ritenga improbabile che, “senza il ricorso ad azioni quali l'escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alla sua obbligazione”, spiega Bankitalia, precisando che “un debito scaduto va considerato rilevante quando l'ammontare dell'arretrato” superi 100 euro per le esposizioni al dettaglio e 500 euro per tutte le altre, ma anche l'1% dell'esposizione complessiva verso una controparte.

Di conseguenza, l'istituto guidato da Ignazio Visco ha inviato una comunicazione alle banche, agli intermediari finanziari e alle capogruppo di gruppi finanziari, invitandoli a intervenire per “assicurare la piena consapevolezza da parte dei clienti sull'entrata in vigore delle nuove regole e sulle conseguenze che possono produrre sulle dinamiche dei rapporti contrattuali”. Inoltre, ha chiesto loro di potenziare i contatti su base individuale con la clientela, con l'obiettivo di prevenire eventuali inadempimenti non correlati alla difficoltà finanziaria dei debitori.

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