Bce, sarà un 2019 senza Qe

Livia Caivano
Livia Caivano
14.6.2018
Tempo di lettura: 3'
La Banca centrale europea ha deciso di ridurre l'acquisto dei titoli di Stato europei da 30 a 15 miliardi di euro al mese a partire dal prossimo ottobre. A dicembre, il programma di acquisti si chiuderà definitivamente. I tassi restano invece invariati e resteranno su livelli attuali almeno fino all'estate del 2019

Una decisione unanime dalla Bce

Non vengono toccati i tassi

Il comitato direttivo della Bce comunica che “dopo settembre 2018, e in subordine al fatto che i dati in arrivo confermino le stime di medio termine d'inflazione, il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto a 15 miliardi fino a fine dicembre 2018, e che a quel punto gli acquisti netti termineranno”.

Il presidente Mario Draghi durante la conferenza che è seguita alla riunione dell'istituto, ha ricordato che le misure del Qe sono da sempre subordinate ai movimenti dell'inflazione. “C'è stato un sostanziale progresso verso l'obiettivo del 2% e c'è terreno per essere fiduciosi che questa evoluzione continuerà nel periodo futuro”. L'Eurotower si dice “pronta a rivedere i propri strumenti” nel caso si rivelasse nuovamente necessario per assicurare il necessario livello di stimolo monetario".
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La sede della Bce a Francoforte

Inflazione: “Stime al rialzo per il 2018”


Il consiglio direttivo della Bce ha concluso che "i progressi compiuti finora sull'aggiustamento dell'inflazione sono stati consistenti”. Draghi precisa: “La dinamica di fondo dell'economia e l'ampio grado di accomodamento monetario forniscono il contesto per essere fiduciosi che la risalita dell'inflazione verso i livelli obiettivo proseguirà”.

Le stime sull'inflazione vengono riviste al rialzo per l'anno in corso, grazie "al rafforzamento delle pressioni domestiche sui prezzi, dovute a una minore capacità inutilizzata, a miglioramenti nel mercato del lavoro e a salari in crescita". La Bce ora prevede un'inflazione dell'1,7% per il 2018, 2019 e 2020.

Qe: “Serve ancora un ampio stimolo monetario”


Per una ripresa sostenuta dell'inflazione serve comunque ancora "un significativo stimolo monetario: la decisione presa oggi sulla riduzione del Qe mantiene un ampio grado di accomodamento nella politica monetaria”, prosegue il presidente Draghi. “E' ancora necessario per garantire lo sviluppo di una pressione sui prezzi nel medio termine".

Btp Italia: “Nessuna cospirazione”


Riguardo le teorie complottiste sulla riduzione dell'acquisto dei titoli di stato nei momenti clou della crisi politica italiana, Draghi ha ricordato che i minori acquisti di titoli non solo italiani, ma anche francesi e di altri Paesi, "non sono una cosa nuova, sono le regole comunicate e su cui ci si è accordati molto tempo fa". Il presidente ha anche invitato "a non essere ossessionati dall'andamento dei quantitativi settimanali". Sorridendo, ha ricordato che a maggio la Banca Centrale Europea ha comunque acquistato più btp italiani che nei mesi di marzo o di gennaio (3,6 miliardi di euro a fronte dei 3,4 miliardi di inzio anno): “Non c'è stata alcuna cospirazione".

Crescita: “Lenta ma solida e diffusa”


Vengono riviste al ribasso le stime di crescita per l'Eurozona, dal 2,4% al 2,1% per il 2018, mantenendo invece invariato l'1,9% atteso per il 2019 e l'1,7% per il 2020.

Il rallentamento della crescita economica europea nel
primo trimestre 2018 "riflette un abbassamento dai livelli molto elevati del 2017, amplificato dall'aumento dell'incertezza, da alcuni fattori temporanei e da un debole apporto del commercio estero".

Serve quindi secondo la Bce “ancora un ampio livello di accomodamento monetario, che sarà dato dagli interventi che andranno avanti fino alla fine del 2018, dal notevole stock di asset” acquistati con il Qe e dai conseguenti reinvestmentidei titoli in scadenza.

"Gli ultimi indicatori economici sono sì più deboli, ma rimangono comunque coerenti con il trend di crescita solida e diffusa": c'è secondo Mario Draghi, "un innegabile aumento dell'incertezza, prevalentemente a causa della geopolitica. Potrebbe esserci una fase di moderazione più lunga del previsto ma al tempo stesso questo non ci dice che la solidità di fondo stiacambiando e noi la riteniamo adeguata a garantire chel'inflazione prosegua nel suo percorso di normalizzazione”.

Tassi: “Il Consiglio non ha deciso se e quando alzarli”


Mario Draghi ha precisato che “c'è ancora incertezza e il board della Bce non vuole sottovalutare i rischi esistenti, anche perchè la debolezza e il rallentamento dell'economia visto nel primo trimestre potrebbe proseguire in parte anche nel secondo.

I tassi d'interesse resteranno quindi fermi ai minimi almeno fino alla prossima estate.

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