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Il private debt può mettere il turbo alle Pmi italiane

20 Giugno 2019 · Francesca Conti · 3 min

  • Anthilia Bit III ha una disponibilità complessiva di circa 200 milioni di euro e un obiettivo di raccolta complessiva di circa 350 milioni entro il 2020

  • Per il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, oggi resta fondamentale “la complementarietà tra banche, investitori istituzionali e private debt”

  • “La nostra missione è quella di supportare le Pmi in Europa e falicitare il loro accesso ai finanziamenti”, spiega Pier Luigi Gilibert, ceo del Fei

Dal loro lancio nel 2013 a oggi i fondi di private debt hanno fatto molta strada, fino a diventare una fonte di finanziamento indispensabile per il tessuto italiano delle Pmi. Se ne è parlato in occasione della sottoscrizione di un investimento di 40 milioni di euro da parte del Fei in Anthilia Bit III, fondo di private debt che investe in strumenti di debito destinate alle Pmi

“Nel 2013 il private debt era più un’idea che una realtà concreta. Oggi stiamo parlando di qualcosa che in Italia muove oltre 4,5 miliardi di euro. E oggi come 6 anni fa resto convinto di quanto sarà fondamentale la complementarietà tra banche, investitori istituzionali e private debt”. È uno sguardo al passato, con un occhio fiducioso verso il futuro dell’Italia e dell’Europa quello di Giuseppe Castagna, amministratore delegato del gruppo Banco Bpm, che ha partecipato alla presentazione del nuovo investimento da 40 milioni sottoscritto dal Fondo europeo per gli investimenti (Fei) in Anthilia Bit III.

Per Castagna, in un sistema Italia “ancora bancocentrico”, ma dove non mancano i risparmi e le imprese godono di “uno stato di salute mai visto prima d’ora”, veicoli come il private debt sono essenziali per sostenere un tessuto imprenditoriale oggi sulla giusta strada di crescita. “Soprattutto – sottolinea il ceo – in vista del futuro di tassi bassi che attende l’Europa”. Anthilia Bit III è terzo fondo di private debt di Anthilia Capital Partners dedicato alle Pmi italiane con una disponibilità complessiva di circa 200 milioni di euro e un obiettivo di raccolta complessiva di circa 350 milioni entro il 2020.

L’investimento del Fei in Anthilia Bit III è sostenuto dal Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Feis), pilastro centrale del Piano Juncker. Anthilia Bit III è un fondo chiuso di private debt riservato a investitori qualificati che investe in strumenti di debito, prevalentemente emissioni obbligazionarie di Pmi residenti in Italia, ed ha durata massima di 10 anni. Lo strumento è promosso e gestito da Anthilia Capital Partners e collocato insieme a Banca Akros (del gruppo Banco Bpm), nel ruolo di arranger dell’operazione.

“La nostra missione è quella di supportare le Pmi in Europa e falicitare il loro accesso ai finanziamenti”, spiega Pier Luigi Gilibert, ceo del Fei. Lo stesso obiettivo di Banca Akros, come sottolineato dal ceo Marco Turrina: “Vogliamo far incontrare il mercato dei capitali alle Pmi che vogliono crescere, espandersi all’estero. La visione del tessuto imprenditoriale italiano che riesce ad avere una banca come la nostra è molto più positiva di quella che vedono gli investitori esteri. In questo senso dobbiamo veicolare un’idea realistica della situazione delle imprese in Italia, per attrarre capitali al di fuori dei confini nazionali. Oggi, ad esempio, gli asset manager stranieri che investono nel fondo sono solo il 4%”.

Un percorso difficile, che non può che essere supportato da una forte due diligence nel processo di investimento dei fondi di private debt già esistenti. Per quanto riguarda la politica di Anthilia Bit III, il fondo concentra la selezione, attraverso un processo strutturato, indipendente e privo di conflitti di interesse, su emittenti caratterizzati da stabilità dei flussi di cassa, orientamento all’esportazione, governance solida e trasparente, management stabile e credibile, struttura dei costi flessibile. Gli strumenti in portafoglio sono principalmente titoli di debito con scadenza a breve e medio termine e un rating non inferiore a B+ o equivalente. Il fondo tipicamente si concentra sulle Pmi che hanno un fatturato compreso tra 20 e 200 milioni di euro e requisiti patrimoniali e reddituali particolarmente solidi: un bacino potenziale di 4.950 imprese attive nel tessuto produttivo dell’intero Paese.

Francesca Conti
Francesca Conti
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