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Fondi “orfani”, Morningstar ne censisce 3.751 in tutta Europa

14 Marzo 2019 · Riccardo Sabbatini · 2 min

  • Le caratteristiche: performance mediocri e costi elevati (1,71% nella fascia mediana e 2,18% per quelli con rating negativo)

  • La patria degli “orfani” è la Francia (1036 comparti) seguita da Lussemburgo (762) e Germania (394)

Sono fondi di piccole dimensioni, poco movimentati e di lunga durata: ecco i “fondi orfani”, una realtà da 80 miliardi

Troppo piccoli per poter essere gestiti in maniera efficiente e troppo costosi per i loro
sottoscrittori. Morningstar, nel farne un censimento a livello europeo, li ha definiti “fondi
orfani” alludendo probabilmente al fatto che continuano a esistere senza che i loro gestori si
decidano a reclamarli per fonderli in casse d’investimento più grandi o che i sottoscrittori,
disinvestendo, rendano inevitabile quell’epilogo.

Stanno lì, appunto, come in un orfanatrofio.
Sotto la lente sono così finiti 3751 fondi con un patrimonio gestito di oltre 80 miliardi.

Morningstar ha classificato come “orfani” i fondi che possedevano le seguenti caratteristiche:
– asset in gestione inferiori a 100 milioni,
– un track record di più di 5 anni
– flussi o deflussi di meno di 10 milioni in ciascun anno di vita.

Quelle casse d’investimento sono poco attraenti sotto ogni profilo. Producono performance deludenti e nell’80% dei casi hanno un rating neutro o negativo (in base al Moningstar Quantitative Rating).

A fronte di simili risultati sono anche costosi. Lo stesso report ha calcolato che le spese correnti mediane di un fondo orfano sono dell’1,71 per cento. Se prendiamo solo quelli con rating negativo la commissione sale fino al 2,18%. Più sono mal gestiti, insomma, più costano.

Perché allora i loro sottoscrittori non reagiscono disinvestendo?
Forse si dimenticano di averli o sono nascosti da qualche parte nel loro portafoglio. Oltre che orfani quei fondi sono dunque anche “dormienti” come le polizze vita di cui le cronache hanno recentemente parlato e che, alla scadenza, non vengono reclamate dai loro beneficiari rimanendo pertanto nelle casse delle compagnie. Una
dimenticanza che ha spinto l’Ivass (authority di controllo del settore assicurativo) a intervenire risvegliando dal torpore 187mila contratti per ben 3,5 miliardi.

Per tornare ai fondi il fenomeno interessa case di gestione di tutte le dimensioni, anche grandi player come Amundi, Allianz Global Investor e Bnp Paribas.

Il paese che possiede più “fondi orfani” è la Francia con 1036 comparti. Seguono quelli domiciliati in Lussemburgo (762) e Germania (394). Il Regno Unito ne possiede 194. L’Italia non è nelle prime dieci posizioni di questa non esaltante classifica.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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