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Bce, il vento di Sintra non prosciuga il Qe

18 Giugno 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • L’inflazione non si vede all’orizzonte: è troppo presto per abbandonare davvero il programma di Qe. Per questo motivo, “ulteriori tagli dei tassi e misure per mitigare qualsiasi effetto collaterale continuano a far parte degli strumenti a nostra disposizione”, dice la Bce

  • Delle politiche di Mario Draghi beneficerà soprattutto l’Italia. Intanto gli asset manager commentano

  • “Non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti”

  • Il beneficio immediato per l’italia: giù lo spread Btp Bund grazie a super Mario. Il 17 giugno il differenziale tra Btp e Bund si attestava in chiusura di giornata a 254 punti base. Valore che poi è sceso a 243 punti base il 18 giugno, con punte di 236,8 punti nel corso della giornata, in seguito alle parole di Draghi

Fino a sei mesi fa analisti e operatori paventavano la fine del programma di acquisto titoli della Bce. Ma dal Portogallo Mario Draghi rilancia: il Qe “ha ancora uno spazio considerevole”. E lo spread va giù, a dispetto dello scontento del capriccioso Trump. Occhi puntati sulla Fed

Qe, dalla Bce in trasferta Mario Draghi rilancia

“Il programma di acquisto di asset ha ancora uno spazio considerevole”. Con queste poche ed eleganti parole il governatore della Bce Mario Draghi  in trasferta a Sintra ha sancito la vitalità del quantitative easing (Qe). Nemmeno un anno fa gli asset manager si prodigavano in consigli su come affrontare la fine del Qe. Ma dal simposio portoghese delle banche centrali, il presidente della Banca Centrale Europea ha fatto sapere infatti che “In assenza di un miglioramento, al punto che sia minacciato il ritorno di un’inflazione sostenibile ai livelli desiderati, sarà necessario un ulteriore stimolo”. Per questo motivo, “ulteriori tagli dei tassi e misure per mitigare qualsiasi effetto collaterale continuano a far parte degli strumenti a nostra disposizione”.

I commenti di alcuni importanti asset manager

Secondo Paul Diggle, Senior Economist di Aberdeen Standard Investments però “Mario Draghi durante il suo discorso a Sintra in Portogallo ha mandato un segnale ambiguo”, soprattutto perché il governatore “ancora non si è spinto fino al punto di chiarire quale forma potrebbe avere questa politica accomodante, ma ogni azione dovrà utilizzare due strumenti”, dal puro Qe alla riduzione dei tassi sui depositi. Diggle conviene poi sul fatto che il Qe sia stato “liquidato prematuramente alla fine del 2018”.

John Taylor, fixed income portfolio manager di AllianceBernstein, si aspetta che “sia proprio l’Italia ad essere tra i principali beneficiari dell’ulteriore stimolo di Francoforte. E’ inoltre interessante sottolineare come nel 2019 l’Italia sia attesa a rifinanziare 75 miliardi di debito con cedole sopra il 4% (rispetto all’attuale rendimento medio sul debito italiano che si avvicina al 2%). Ciò significa che nonostante un rapporto debito/pil elevato, i costi legati al debito dovrebbero diminuire nei prossimi anni. A meno che non si verifichi un deciso rialzo dei rendimenti che al momento è sempre meno plausibile”.

Vincent Mivelaz, analista di Swissquote invece si proietta già alla fine della tre giorni di riunioni Fed prevista per il 19 giugno, affermado che il Fomc si allineerà alla Bce.

L’outlook resta negativo per i rischi

Mario Draghi ha poi continuato così. “Guardando in avanti, lo scenario dei rischi rimane negativo, e gli indicatori per i prossimi trimestri indicano una debolezza persistente”. E’ poi evidente che “non si sono dissipati quei rischi evidenti durante tutto lo scorso anno, in particolare i fattori geopolitici, la crescente minaccia del protezionismo e le vulnerabilità dei mercati emergenti”. Inoltre, “il trascinarsi dei rischi ha pesato sull’export, specie sull’industria manifatturiera”.

Il presidente della Bce: Qe scudo contro lo spread

Le parole di Mario Draghi infiammano le borse. Il 17 giugno infatti il differenziale tra Btp e Bund si attestava in chiusura di giornata a 254 punti base. Valore che però è sceso a 243 punti base il 18 giugno, con punte di 236,8 punti nel corso della giornata, in seguito alle parole di Draghi. Il rendimento dei Btp a 10 anni è quindi ora del 2,11%.

Lo scontento del burrascoso Trump

Se fosse per Donald Trump, le banche centrali dovrebbero chiudere, ree di fare politica monetaria (…). La sopraggiunta debolezza dell’euro sul dollaro ha infatti irritato il presidente americano, che via Twitter ha fatto sapere che “Mario Draghi ha appena annunciato che potrebbero arrivare altri stimoli che hanno immediatamente fatto scivolare l’euro rispetto al dollaro. Così per gli europei diventa ingiustamente più facile competere con gli Stati Uniti. Sono anni che vanno avanti così insieme con la Cina ed altri paesi”.

Pronta però la replica di Mario Draghi che dice “Usiamo la politica monetaria per gestire l’inflazione, non per influire sui tassi di cambio”.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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