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Multinazionali: la débâcle del coronavirus nei primi 9 mesi 2020

Multinazionali: la débâcle del coronavirus nei primi 9 mesi 2020

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

23 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Quanto è costata la pandemia nei primi nove mesi del 2020 alla Borsa italiana

  • La manifattura si è dimostrata il settore più reattivo

  • Cauto ottimismo sulle prospettive per il prossimo anno in Italia e per le multinazionali mondiali

Mobilità ai minimi storici e il crollo di settori come il turismo e la moda illustrano gli effetti causati dalla pandemia, ma ci sono anche comparti in forte controtenza. Come sarà il 2021?

I giganti del web hanno confermato la loro capacità di adattamento e flessibilità anche durante questa crisi, sfruttando pienamente le proprie digital skill e le potenzialità dei big data. Nei primi 9 mesi del 2020 il fatturato delle multinazionali industriali analizzate è in contrazione del 4,3%, con il calo di alcuni settori compensato parzialmente dalla crescita di altri. Il risultato netto al 30 di settembre presenta il segno meno, con le WebSoft (+21,8%), la gdo (+19,2%) e il comparto elettronico (+11,6%) in forte controtendenza. Pesanti invece le ripercussioni per i mezzi di trasporto, la moda e il petrolifero.

L’area studi Mediobanca ha analizzato l’impatto della pandemia sui bilanci dei primi nove mesi del 2020 di oltre 160 multinazionali industriali mondiali con fatturato annuale superiore a 3 miliardi di euro e delle 26 società industriali e di servizi dell’indice Ftse Mib1. È andata bene, quindi, al web, alla grande distribuzione organizzata e all’elettronica che hanno visto crescere il fatturato rispettivamente del 18,4%, dell’8,8% e del 5,7%, con un aumento in tutti i trimestri e un miglioramento della marginalità industriale. Bene anche il food (+3,7%), le aziende farmaceutiche (+3,1%) e le payTech (+0,3%). Le multinazionali petrolifere (-32,3%) sono invece quelle più in difficoltà insieme al comparto aeronautico (-30,6%), alla moda (-21,3%) e all’automotive (-17,4%). Contrazione più contenuta, invece, per i settori media&entertainment (-9,4%), bevande (-5,4%) e telco (-1,8%).

Ecco quanto è costata la pandemia alla Borsa Italiana

20 miliardi di utili, 64 di ricavi e 18 di margini industriali. Ecco quanto è costata la pandemia nei primi nove mesi del 2020 alla Borsa Italiana. Mediobanca ha preso in esame 26 società del Ftse Mib, escludendo la finanza e le assicurazioni. A fine settembre queste avevano bruciato 46 miliardi di capitalizzazione, dai 354 iniziali, anche se con il recente rally il calo è stato in gran parte colmato e ora ammonta solo a 11 miliardi. Il fatturato è sceso del 21% medio e secondo le previsioni di Mediobanca l’intero 2020 si chiuderà con un -18%; il dato è superiore al -11% delle medie imprese, si avverte, perché nel campione delle 26 quotate hanno più peso settori in difficoltà come l’auto. Nello stesso periodo le società analizzate hanno perso complessivamente ricavi per oltre 64 miliardi di euro (-21,6%).

Resistenza alla seconda ondata di covid

Nel terzo trimestre la manifattura si è dimostrata più reattiva, evidenziando il maggior rimbalzo del fatturato (+56,1% sul 2 trimestre), migliore rispetto al +39,1% dell’intero Ftse Mib. Nei primi novi mesi del 2020 le società analizzate hanno perso oltre 18 miliardi a livello di margini industriali (-53,3%). Nonostante la contrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sia alta (-65,6%), nel terzo trimestre la manifattura è riuscita a invertire il trend tornando in positivo. Ammontano a oltre 20 miliardi i profitti persi complessivamente nei 9 mesi chiusi in rosso. Solo il comparto energia/utilities e quello dei servizi hanno chiuso in utile; sono in perdita, invece, il petrolifero e la manifattura.

Cauto ottimismo

Sebbene bisognerà aspettare i risultati dell’ultima parte dell’anno, gli analisti dell’ufficio studi di Mediobanca mostrano un cauto ottimismo sulle prospettive per il prossimo anno in Italia e per le multinazionali mondiali, grazie al parziale miglioramento nel terzo trimestre, dopo un secondo trimestre funesto. Settori come la moda e il manifatturiero rimangono la spina dorsale del sistema produttivo italiano e guideranno la crescita nel 2021. Dopo le difficoltà dei primi nove mesi, in ottobre si sono registrati segnali incoraggianti, ma le ultime settimane dell’anno si presentano altamente sfidanti e rese ancora più incerte dall’aggravarsi della situazione economico-sanitaria e dalle conseguenti misure restrittive. Il quarto trimestre resta trainante per il settore, beneficiando del Natale e del black friday che generano fino ai due terzi del giro d’affari annuale, ma il 2020 si prospetta come l’anno più difficile mai affrontato dall’industry del fashion. Il 2021 sarà presumibilmente un anno di crescita, anche se il ritorno ai livelli di fatturato pre-crisi per molte società non avverrà prima del 2022 e molto più lento sarà il recupero della redditività, anche perché la ripresa del traffico business e turistico sarà graduale.

Maddalena Liccione
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