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Morningstar: mercati troppo pessimisti sul lungo periodo

Morningstar: mercati troppo pessimisti sul lungo periodo

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Redazione We Wealth
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26 Marzo 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Morningstar vede più opportunità di acquisto che di vendita sui mercati azionari

  • Un abbattimento dei contagi, insieme a una cura, potranno portare a un ritorno di fiducia sui mercati

  • Energia, consumi ciclici e i servizi finanziari sono stati i settori più colpiti dalle vendite

Secondo un report di Morningstar sui mercati azionari, la paura di fronte all’emergenza Coronavirus ha spinto i titoli sotto il loro fair value

A fronte dei delle conseguenze sull’economia globale della pandemia di COVID-19, Morningstar stima un impatto del 2% sulla crescita del Pil globale nel 2020. Tuttavia gli analisti prevedono che un vaccino sarà pronto per essere distribuito a metà-fine 2021, creando le condizioni per un ritorno alla normalità.  Secondo gli esperti, gli stimoli monetari e fiscali annunciati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo, favoriranno una rapida ripresa dell’economia globale nel 2021 e una crescita economica superiore al tasso tendenziale negli anni successivi, annullando la maggior parte dei danni entro il 2024. Nel lungo termine, gli analisti prevedono infatti una ripercussione dello 0,3% sul Pil globale.

 

Alla luce di questo scenario, secondo quanto emerso da un nuovo report del team globale di ricerca azionaria di Morningstar, sul mercato azionario, al livello attuale, ci sono più opportunità di acquisto che di vendita, in quanto la paura ha spinto i titoli sotto il loro fair value. Questo perché i mercati, secondo gli analisti “sono troppo pessimisti” perché si aspettano che la debolezza economica durerà a lungo. Tuttavia, si legge nel rapporto, un abbattimento dei contagi, insieme a una cura, potranno essere catalizzatori di un cambio di sentiment e un ritorno di fiducia..

Nello specifico, l’universo di titoli coperto dalla ricerca Morningstar a livello globale è negoziato a 0,72 volte il fair value, ossia con circa il 30% di sconto (al 19 marzo 2020). All’inizio dell’anno, i titoli erano mediamente sopravvalutati del 7% (valore equo a 1,07, al 17 gennaio 2020). Per gli analisti, a questi livelli, possono essere interessanti titoli di alcune aziende con una forte solidità finanziaria e un vantaggio competitivo di lungo termine (ndr. il cosiddetto ‘economic moat’) insieme a titoli fortemente venduti che potrebbero subire un bel rimbalzo post-virus.

Lo studio analizza anche l’impatto del Coronavirus su settori specifici: quelli più colpiti dalle vendite sono stati l’energia (non solo per motivi legati alla pandemia), i consumi ciclici e i servizi finanziari. Tutti settori che si caratterizzano per essere pro-ciclici e che quindi hanno maggiore probabilità di ottenere performance superiori alla media quando inizierà la ripresa. Contrariamente, il settore più costoso, secondo gli esperti, è ancora quello delle utilities, dove però stanno emergendo delle occasioni per la prima volta dopo molti anni, con alcuni titoli che iniziano ad essere a sconto.

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