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Geopolitica e mercati: l'impatto su azioni e valute

03 Settembre 2018 · Maddalena Liccione · 3 min

  • Lo studio di State Street ha preso in considerazione 71 eventi geopolitici nel periodo 1986-2018, esaminando gli effetti su rendimenti e volatilità dei mercati valutari e azionari

  • Su un orizzonte temporale di un anno i mercati tendono a minimizzare gli eventi geopolitici negativi in termini di volatilità

  • I mercati trattano gli eventi geopolitici come driver di beta, anche se questo è molto più pronunciato per gli eventi negativi rispetto a quelli positivi

Mentre l’analisi dei mercati valutari dimostra come questi siano insensibili (nel lungo termine) agli accadimenti geopolitici, la lettura degli impatti sui mercati azionari è molto più complessa. I dettagli nello studio di State Street

Nel romanzo di Alexandre Dumas del 1844 “Il conte di Montecristo”, le notizie di un’imminente rivoluzione transfrontaliera in Spagna scatenarono il panico finanziario tra gli investitori francesi. Alcuni di essi finirono per vendere le obbligazioni spagnole in grande perdita, per vedere poi il loro prezzo rimbalzare dopo che le notizie si dimostrarono errate.
La geopolitica ha sempre influenzato i mercati finanziari ed è un tema particolarmente importante nel 2018, dove l’ordine globale postbellico è stato smantellato e il protezionismo, invece, si sta affermando sempre di più. Ma anche nel mondo reale, come nel racconto di Dumas, risulta difficile per gli investitori sapere reagire all’incertezza generata da eventi di questo genere. Sono molti gli accademici e gli analisti del settore che hanno costruito barometri di rischio geopolitico per aiutare gli operatori a misurare e affrontare l’instabilità causata da questi eventi: un legame non sempre facile da capire.

Lo studio “How does geopolitics affect financial markets?” di State Street Global Advisors ha cercato di fare chiarezza prendendo in considerazione 71 eventi geopolitici nel periodo 1986-2018 e li ha classificati come ‘positivi’ o ‘negativi’. Si è proceduto, poi, misurando le reazioni del mercato a questi eventi, lungo tutta una serie di intervalli di tempo diversi (due giorni, una settimana, un mese, un trimestre, un anno) ed esaminando gli effetti su rendimenti e volatilità di alcuni mercati valutari e azionari, caratterizzati da liquidità sufficiente, sistemi finanziari ben funzionanti e un regime di cambio non ancorato e che risponde quindi alle forze del mercato. Inoltre, sono stati esclusi paesi produttori di materie prime. Il risultato? Solo quattro paesi emergenti hanno soddisfatto tutti i criteri sopra elencati: India, Israele, Corea del Sud e Turchia.

 

L’analisi dei mercati valutari dimostra come questi siano insensibili, nel lungo termine, agli accadimenti geopolitici

Se, infatti, questi eventi creano un effetto istantaneo su una valuta, che in media si deprezza dello 0,64% in 2 giorni, la performance a un mese è in media pari a -0,66%; questo dimostra come l’impatto di breve termine di un evento geopolitico negativo si esaurisce in poche ore. Ne è una riprova il fatto che la performance a un anno non ne viene influenzata.
Stessa cosa guardando agli effetti degli eventi positivi, che non hanno impatto né nel breve, né nel medio-lungo termine. Questo è coerente con la natura del mercato valutario spot, che è il luogo in cui i mercati ‘sfogano’ la loro immediata reazione a un avvenimento.

 

Più complessa la lettura degli impatti di eventi geopolitici sui mercati azionari

Analizzando i diversi indici azionari Msci in ciascun mercato, emerge come (sebbene la natura degli specifici eventi geopolitici possa influenzare le performance di alcune aziende più di altre) non sono state riscontrate significative differenze tra gli indici large cap e small and medium cap.
Le reazioni istantanee riflettono la natura positiva o negativa di qualsiasi evento, ma i dati sottostanti mostrano una mancanza di coerenza tra i mercati analizzati, il che indica che gli investitori in equity possono impiegare un orizzonte temporale più lungo per reagire a cambiamenti geopolitici. Gli effetti di un evento sul mercato restano visibili per un periodo di tempo limitato a un quadrimestre. Anche per quanto riguarda la volatilità, i mercati si “scrollano di dosso” gli eventi negativi entro un anno, mentre gli eventi positivi continuano a mostrare i loro effetti anche su quell’orizzonte temporale.

 

Conclusioni utili per gli investitori

In primo luogo, la reazione del mercato valutario è in linea con quanto atteso e lo studio di State Street illustra quanto rapidamente avvenga tale reazione. Inoltre la sovraperformance della valuta dopo eventi positivi è un risultato non banale che merita ulteriori ricerche.
In secondo luogo, i risultati forniscono un’idea dell’ampiezza dell’impatto sui mercati azionari e, cosa ancora più importante, la finestra temporale di ogni reazione.
In terzo luogo, l’analisi mostra il grande impatto degli eventi, in particolare quelli positivi; e il modo graduale in cui i mercati sembrano assorbirli suggerisce che, almeno in alcuni casi, i fattori geopolitici possono essere fondamentali per le performance del mercato, piuttosto che limitarsi a fornire notizie di sfondo.
In conclusione, la survey di State Street fornisce un contributo sostanziale alla costruzione di una road map per gli investitori per valutare gli effetti della geopolitica sui mercati, in termini sia dei rischi sia delle opportunità che possono presentare. Un canale non esaminato nello studio è il mercato dei titoli di Stato che secondo gli autori dello studio “rappresenta un’area particolarmente interessante per la ricerca futura, anche perché a differenza dei mercati valutari e azionari, non esiste una reazione ‘di buon senso’ da parte sia degli investitori nazionali sia di quelli esteri”.

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
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