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Lending, investire nella rivoluzione digitale del credito

12 Settembre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • Il giro del mondo in 80 giorni? No grazie

  • Cos’è il DL, quali sono i pro e i contro per gli investitori

  • Il successo italiano

Non è solo l’abbattimento dei costi del 40%. Il digital lending sta sbancando grazie alla sua rapidità di esecuzione, nemmeno paragonabile alle tempistiche delle banche tradizionali. E in Italia in particolare il P2P lending sta vivendo un successo senza precedenti

Da tre a cinque settimane. Tale è la tempistica media secondo McKinsey che occorre a una banca tradizionale per decidere se aprire o meno una linea di credito a un’impresa (time to yes). Tre mesi: questo invece è il tempo medio perché il lending si traduca in cash sul conto corrente societario (time to cash). Ma non è più il tempo del Giro del mondo in 80 giorni, nemmeno per le banche.

Un bel problema, per un servizio che è al cuore della relazione banca – cliente. Abbatterne i costi vuol dire operare una trasformazione da cima a fondo, ma lo spostamento verso un’automazione del processo è vista con diffidenza dalle banche. Le banche digitali hanno ridotto il time to yes a cinque minuti e il time to cash a 24 ore (sempre secondo una ricerca condotta da McKinsey). Solo che il mercato è come la natura, non aspetta. E nel mentre che gli istituti finanziari tradizionali testano, continuano a fiorire piattaforme digitali sostitutive, slegate dalle banche.

In quest’ambito, il fenomeno concettualmente più disruptive è quello del P2P lending. La sua rivoluzione? Tornare alle origini, mettendo in relazione chi necessita di risorse con chi ne ha in eccedenza, punto.

Investire nel digital lending

Con digital lending si intendono tutte le forme di finanziamento erogate tramite canali digitali. Per i prenditori, è una fonte di finanziamento alternativa alle banche tradizionali. Di contro, per gli investitori è una opportunità per diversificare ottenendo rendimenti in media più elevati rispetto ad altri investimenti finanziari.

In Italia, il digital lending si alloca in tre macro categorie:

  1. lo sconto fatture,
  2. i prestiti individuali,
  3. i prestiti alle imprese.

I pro

  • Generare un flusso di reddito “automatico”;
  • il taglio minimo per iniziare a investire è basso, spesso irrisorio;
  • i rendimenti annuali sono decisamente più elevati rispetto ad altri prodotti, arrivando a sfiorare la doppia cifra per piattaforme come Prosper e LendigClub;
  • esistono varie opzioni di diversificazione: prestiti personali, per l’acquisto di auto, mutui, prestiti di rifinanziamento, prestiti agli studenti, alle imprese.

I contro

  • La mancanza di garanzie e il connesso rischio di default;
  • le commissioni (non elevate, in realtà) delle piattaforme;
  • la (mancanza di) regolamentazione (questo in realtà vale più per alcune piattaforme internazionali. In Italia la vigilanza delle istituzioni, Bankitalia e Consob in primis, è fortemente presente).

In Italia

Dall’avvio del mercato del P2P nel nostro Paese, l’intero comparto ha generato 383 milioni di euro, con una crescita trimestre su trimestre del 41% e anno su anno del +314% (i dati sono di Forbes). Le masse del lending P2P italiano sono salite esponenzialmente. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno (2017), secondo P2P Lending Italia, i volumi hanno raggiunto i 111,5 milioni di euro, con un aumento del 40% trimestre su trimestre e del 267% rispetto all’anno precedente. Le cinque maggiori piattaforme / marketplace del digital lending in Italia sono BorsadelCredito.it, Credimi, Lendix, Soisy, Workinvoice.

 

 

 

Fonte: P2P Lending Italia
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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