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Blockchain, il suo valore strategico a tutto tondo

28 Agosto 2018 · Teresa Scarale

  • Ok le crypto. Ma con la blockchain si guadagna? Qual è il suo valore commerciale e finanziario?

  • Le grosse imprese dominanti, le incumbent, sono spaventate dal potenziale anarchico dell’architettura a blocchi e devolvono risorse per imparare a governarne le potenzialità

  • Il comparto che ne beneficerà di più sarà…

La blockchain è un frutto ancora acerbo? La sua applicazione nota è quella delle criptovalute. Ma il suo valore strategico è ben più disruptive e coinvolge settori inaspettati dell’economia. Attenzione però a non farne un’ideologia

Il valore strategico della blockchain

Il valore speculativo della blockchain, grazie alle criptovalute (bitcoin in testa) è noto. Che la fama di questa tecnologia sia inscindibilmente legata alle magnifiche sorti e progressive del bitcoin (passato da meno di 20 miliardi di valore a più di 200 nel 2017) non sorprende. Ma forse bisognerebbe cominciare a guardare oltre, anche a livello di opinione pubblica. Secondo il World Economic Forum, il 10% del Pil globale sarà immagazzinato in blockchain entro il 2027. Le pubblicazioni sull’argomento ammontano oggi a più di mezzo milione. Google restituisce un numero di risultati pari quasi a 4 milioni, per dire.

Gli investimenti di venture capital nelle startup di blockchain hanno raggiunto un miliardo di dollari nel 2017. Per non parlare delle Initial Coin Offerings (ICOs), le quali hanno raggiunto i 5 miliardi di dollari. Corporation come IBM stanno investendo (più di mille persone specializzate e 200 milioni di dollari) nell’Internet of Things, alimentata da tecnologie blockchain.

L’hype a dispetto dell’immaturità o l’immaturità a dispetto dell’hype?

Il fatto è che questa tecnologia è ancora immatura. Il mercato è ancora nascente e una “ricetta” chiara per il successo non è ancora stata scritta. La sperimentazione non strutturata di soluzioni di business senza analisi strategiche  del valore e/o della loro fattibilità potrebbe deludere gli investitori. Quale potrebbe essere allora il modo di determinare se questo valore strategico esiste, e soprattutto  se investimenti consistenti sono giustificabili?

L’analisi

Un’analisi condotta dalla società di consulenza McKinsey suggerisce quanto segue.

La blockchain non deve essere necessariamente un “disintermediario” per generare valore

L’elemento che spaventa di più le imprese dal punto di vista finanziario è un elemento costitutivo dell’architettura blockchain, ossia l’assenza di un’autorità centrale, vista come un elemento troppo disruptive. Stanno fiorendo dunque strutture a blocchi autorizzate, ospitate su network privati di computing, con possibilità di editing e controllo.

È forse una contraddizione in termini, ma è questo il modello su cui investire nel breve periodo: solo così le imprese, sia piccole che grandi, sono in grado di estrarre valore commerciale dal proprio investimento.

Le attuali implementazioni di questo modello vedono protagonista l’Australian Securities Exchange e il duo IBM più Maersk Line, la più grande società di spedizioni al mondo.

Il mondo della finanza

Nella Borsa australiana il sistema a blocchi viene sviluppato per il clearing dei titoli e per ridurre il lavoro di riconciliazione del backoffice.

Il mondo del commercio internazionale

IBM e Maersk hanno invece sviluppato una joint venture per sviluppare una piattaforma di supporto agli scambi commerciali internazionali, in grado di offrire agli utenti documenti contrattuali e dati certificati in tempo reale.

Evitare l’ideologia

Il cambiamento di mentalità richiesto è enorme. Ma se le incumbent riusciranno a generare in breve tempo vantaggi operativi per il mercato, lo spazio per l’ingresso di nuovi operatori radical sarà decisamente ridotto. Ed è da questo, dal vantaggio operativo e concreto dato al mercato, che dipenderà la portata della disintermediazione nel lungo termine

Il valore a breve termine della b. sarà soprattutto quello di ridurre i costi

Il potenziale “distruttore” in senso schumpeteriano della b. è noto a tutti, ma la sua utilità immediata sarà soprattutto quella di ridurre i costi, quella di impattare sull’efficienza operativa delle economie. Secondo lo studio di McKinsey, il 70% dell’impatto monetario della b. è ascrivibile proprio alla riduzione dei costi. Seguono poi la generazione di ricavi e il sostegno al capitale.

I settori che ne possono beneficiare di più sono quello finanziario (trasferimento sicuro e certificato di informazioni e asset), della pubblica amministrazione (zero burocrazia), della sanità (archivio storico cartelle cliniche). La società civile rappresenta quindi i due terzi dei destinatari del beneficio potenziale dei blocchi.

Quanto tempo occorre per la diffusione della blockchain su larga scala?

La blockchain raggiungerà un livello di fattibilità di scala fra tre/cinque anni. Il dilemma più importante da risolvere è quello della coopetizione per arrivare a stabilire degli standard comuni.

Navigare a vista, con la certezza che il sole sorgerà

L’approccio suggerito alle imprese è in primo luogo quello di identificare il valore dell’investimento valutando pragmaticamente e scetticamente l’impatto e la fattibilità del progetto a livello atomico, focalizzandosi sul loro utilizzo specifico in specifiche industrie. Poi, si consiglia di adottare approcci su misura alla blockchain, a seconda della propria posizione di mercato, considerando misure e azioni capaci di plasmare l’ecosistema, stabilire standard, indirizzare il regolamentatore.

Solo con il giusto approccio strategico le società potranno estrarre valore nel breve termine. I grandi scommettitori oggi dovrebbero essere i dominant player in grado di proporre indispensabili e specifiche soluzioni di mercato basate sulla loro tecnologia blockchain.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
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