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Gli uomini battono le donne in fatto di previdenza complementare

13 Giugno 2019 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Le predisposizioni di genere, uomini e donne, rispetto alle forme di previdenza complementare rimangono stabili tra il 2017 e il 2018

  • Se si sposta il focus a livello regionale, si ripropone il dualismo nord e sud Italia

Secondo l’ultima ricerca pubblicata da Covip gli uomini iscritti a forme di previdenza complementare risultano essere pari al 61,9% mentre le donne al 38,1%

Più uomini che donne iscritti alla previdenza complementare. Secondo l’ultimo report pubblicato da Covip alla fine del 2018 c’erano 7,953 milioni di unità, di cui: il 61,9% sono uomini e il 38,1% donne. La differenza tra i due generi rimane pressoché stabile rispetto all’anno precedente. Entrando nel dettaglio dei dati si nota come gli uomini preferiscono i fondi pensioni negoziali (73,1%), i fondi pensioni preesistenti (64,1%) e i fondi pensione aperti (59,7%). Un maggiore equilibrio si registra invece nei Pip dove la percentuale di donne  pari al 46,3%.

Spostando il focus sulle classi di età si nota come il 27,6 % degli iscritti nella classe è rappresentata dai 55. Dato in aumento rispetto al 2017 quando la percentuale era pari al 26,3%. Il 54,7 % è invece concentrato nelle classi di età centrali (35-54 anni), in diminuzione dal 56,3 dell’anno precedente. Ancora poco numerosa e invariata in termini percentuali la fascia più giovane (15-34 anni) che rappresenta il 16,4%.

L’età media degli iscritti è di 46,1 anni, di poco più elevata per i maschi (46,4) rispetto alle femmine (45,7). Nelle diverse tipologie di forma pensionistica, l’età media è più elevata per gli iscritti ai fondi pensione preesistenti (49,8 anni) e più bassa nei fondi pensione aperti (44,3 anni). Nei fondi aperti e nei Pip si riscontra la maggiore presenza di iscritti con meno di 19 anni. Il 5,8 e il 2,2% del totale, per complessivi 153.000 individui.

Per quanto riguarda invece la diversità geografica, si ripropone il dualismo italico. Il 56,8% è localizzato nelle regioni settentrionali: il 20,1% risiede in Lombardia, seguono Veneto (10,6), Emilia Romagna (8,6) e Piemonte (8,5). Nelle regioni centrali si colloca il 19,8% degli iscritti: il Lazio (8,4) e la Toscana (7,1) in posizione di preminenza. È residente nelle regioni meridionali e insulari il 23,3% degli iscritti, dei quali il 6% in Campania e il 5,3 in Sicilia.

In linea generale si può dunque dire come il maggior peso delle regioni del Nord Italia si accentua nei fondi preesistenti e nei fondi aperti, con una percentuale del 63%. Nei Pip e nei fondi negoziali si registra invece la più alta incidenza di iscritti localizzati nelle regioni del mezzogiorno (pari rispettivamente a 25,2 e 24,7%).

Passando ad analizzare le classe di lavoratori e le iscrizioni alle forme pensionistiche complementari, si nota come i lavoratori autonomi risultano essere pari a 1,096 milioni. Dato in aumento del 2,1%, rispetto al 2017 (ce ne sono 619.000 nei Pip nuovi e 379.000 nei fondi aperti). I lavoratori dipendenti comprendono anche 198.0001 iscritti alle iniziative di tipo occupazionale dedicate ai dipendenti del pubblico impiego. Di questi circa 100.000 di pertinenza del fondo rivolto al comparto della scuola, 46.000 del fondo destinato al comparto regioni e autonomie locali, sanità, Ministeri e Presidenza del Consiglio dei ministri. Gli altri risultano essere distribuiti per lo più nei fondi negoziali di matrice territoriale.

Ci sono 1,1 milioni classificati come “altri iscritti”. Questi comprendono soggetti diversi dai lavoratori, come chi risulta essere fiscalmente a carico, coloro che hanno perso i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica per perdita o cambio di lavoro ovvero per pensionamento obbligatorio e, soprattutto, altri soggetti non classificati per i quali la forma pensionistica non dispone di informazioni aggiornate sulla situazione occupazionale. Questo fenomeno è quantificabile in circa 700.000 casi.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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