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Imprese: spese superiori ai guadagni, attenti al fisco

Imprese: spese superiori ai guadagni, attenti al fisco

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Redazione We Wealth
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19 Giugno 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • La sentenza di primo grado aveva dato ragione al contribuente e dunque all’imprenditore

  • In appello la sentenza si è ribaltata e l’Agenzia delle entrate ha avuto la meglio

L’Agenzia delle entrate è sempre molto attenta ai flussi di movimento. E dunque è lecito l’accertamento induttivo del fisco se ci si ritrova in una situazione di maggior reddito d’impresa, e di un saldo negativo di cassa che il contribuente non riesce a giustificare

Maggior reddito di impresa con saldo in negativo fanno nascere il sospetto di evasione. A deciderlo è stata la cassazione con l’ordinanza n.7538 del 26 marzo 2020. Ma andiamo ad analizzare il caso che ha portato a questa decisione finale.

Il caso

Il tutto nasce da un ricorso presentato da un imprenditore che aveva ricevuto un avviso di accertamento dall’Agenzia delle entrate. L’Amministrazione fiscale avanzava dunque l’ipotesi di evasione dato che da una parte c’era un conto cassa in negativo e dall’altro risultavano invece operazioni lato conti del titolare. Il ricorso finisce in primo grado. Il giudice di primo grado ha ribadito il fatto che: “la sussistenza di un saldo negativo di cassa, implicando che le voci di spesa sono di entità superiore a quella degli introiti registrati, oltre a costituire un’anomalia contabile, fa presumere l’esistenza di ricavi non contabilizzati in misura almeno pari al disavanzo”. Però sempre gli stessi giudici sostengono che questo principio non si potrebbe applicare nell’ipotesi in questione. Nel caso in esame le incongruenze fiscali, sottolineate dall’Agenzia delle entrate, potevano essere  riconducibili agli anticipi fatti dall’imprenditore per far fronte alla gestione della sua attività. Per questo nonostante il giudice ritenga legittimo l’operato dell’Amministrazione fiscale, ha accolto il ricorso del contribuente.

In appello

La vicenda non finisce però qua perché l’Agenzia delle entrate impugna la sentenza e la porta in appello. I giudici in appello decidono dunque che la chiusura in rosso di “un conto cassa implica certamente la prevalenza delle voci di spesa sugli “introiti registrati”, tale da far presumere, “senza alcuna forzatura logica, l’esistenza di altri ricavi, non registrati, in misura almeno pari al disavanzo” e che questo principio vale sia per le società di capitali che per le imprese individuali

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