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Super ricchi d’America sempre più giovani

Super ricchi d’America sempre più giovani

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Francesca Conti
Francesca Conti

25 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I giovani paperoni d’America si sono arricchiti grazie a eredità e boom delle startup tecnologiche

  • L’età media degli statunitensi con almeno un milione di dollari si attesta invece intorno ai 62 anni, un valore costante da anni

  • Circa il 70% degli investitori più ricchi ha dichiarato di essere ancora in attività

Secondo uno studio del gruppo Spectrem, i paperoni statunitensi sono sempre più giovani. La loro età media si attesta a 47 anni e il loro numero – dalla crisi del 2008 – è più che raddoppiato

I ricchi statunitensi stanno diventando sempre più ricchi e sono sempre più giovani. Uno studio condotto dal gruppo Spectrem tra gli investitori d’Oltreoceano con un patrimonio di oltre 25 milioni di dollari rivela una diminuzione dell’età media dei super ricchi dal 2014 di 11 anni. Oggi l’età media di un paperone statunitense si attesta a 47 anni. Questi “giovani favolosi” americani, il cui numero è più che raddoppiato rispetto al periodo successivo alla Grande Recessione, sono più giovani rispetto alla media dei milionari meno ricchi.

L’età media degli statunitensi con almeno un milione di dollari, infatti, si attesta intorno ai 62 anni, un valore costante da anni. Il report di Spectrem mostra che gli Stati Uniti si trovano “solo all’inizio” di “un ampio trasferimento generazionale di ricchezza”. Lo studio ha coinvolto 185 americani con oltre 25 milioni di dollari di patrimonio netto. Il numero di famiglie statunitensi con questo conto in banca è passato da 84.000 nel 2008 a circa 172.000 del 2018.

Da dove la ricchezza di questi paperoni ‘junior’? Il patrimonio di questa generazione di milionari e miliardari proviene tanto dall’eredità quanto da una fortuna autoprodotta. “Ci possono essere più Mark Zuckerberg tra i super ricchi rispetto agli anni Sessanta, ma anche più Paris Hiltons”, commentano Emmanuel Saez e Gabriel Zucman, economisti della University of California Berkeley. Circa nove investitori su dieci under 38 del sondaggio di Spectrem hanno attribuito il loro successo a “eredità” e “legami familiari”. Ma lo stesso numero di paperoni sosteneva che anche “lavoro duro” e “gestione della propria attività” hanno contribuito in maniera considerevole. Circa il 70% degli investitori più ricchi ha dichiarato di essere ancora in attività.

L’aumento dei giovani super ricchi non dovrebbe sorprendere dato il recente boom della Silicon Valley e delle startup tecnologiche. La tecnologia e la facilità di raccogliere capitali di rischio hanno ampliato il numero di miliardari e multimilionari a livelli mai registrati. Un’Ipo o un buon round di finanziamenti per una startup possono creare un miliardario anche in una sola notte, mentre i ricchi paperoni del passato accumulavano ricchezze impegnandosi per decenni nella costruzione del proprio impero.

Adam Bowen e James Monsees, fondatori della sigaretta elettronica Juul, hanno rispettivamente 40 e 30 anni. I compagni di classe Stanford Baiju Bhatt e Vlad Tenev sono diventati miliardari a 33 e 31 anni lo scorso maggio dopo aver fondato Robinhood Markets Inc., una società di servizi finanziari dedicata ai Millennials. E a settembre, un trio di investitori di private equity incentrati sulla cannabis sono diventati miliardari a 40 anni dopo il successo del loro investimento in una società canadese.

Anche se questa fascia ristretta di multi milionari è sempre più giovane, la maggior parte dei loro coetanei della Generazione X non sta affrontando un momento positivo. Gli americani di 75 anni e oltre sono gli unici il cui patrimonio netto medio ha registrato un aumento dal 2007 al 2016, secondo gli ultimi dati della Federal Reserve of Consumer of Finances. Gli americani di età compresa tra i 35 e i 54 anni, invece, nello stesso periodo hanno visto la propria ricchezza precipitare di oltre il 41%.

Nel frattempo, gli americani più ricchi utilizzano tecniche di pianificazione patrimoniale complesse per trasferire la ricchezza ai loro figli e nipoti. Il 91% degli investitori contattati per il sondaggio di Spectrem ha affidato il proprio patrimonio a un trust e oltre la metà ne ha istituiti almeno tre.

Francesca Conti
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