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Pmi, finanziamenti garantiti tra luci e ombre

Pmi, finanziamenti garantiti tra luci e ombre

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

25 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 59% delle pmi ritiene che i tempi delle pratiche relative ai finanziamenti con garanzia pubblica siano troppo lunghi

  • “Il coinvolgimento del sistema bancario per le erogazioni fino a 25mila euro è stata una cattiva scelta. Questa attività è poco interessante per le banche e troppo burocratizzata per il percettore”, commenta Tommaso Di Tanno

  • Secondo Unimpresa, l’80% delle pmi resterà chiusa o potrebbe essere costretta a rispegnere le luci nelle prossime settimane a causa degli eccessivi costi della riapertura

Per soddisfare la sete di liquidità oltre il 70% delle pmi italiane ha fatto ricorso ad almeno uno degli strumenti dispiegati dal governo. Ma i numeri sulle richieste di finanziamento accolte fino ad ora non rassicurano, tra pratiche ritenute troppo lunghe e documentazioni richieste considerate eccessive

Oltre il 70% delle imprese italiane ha deciso di ricorrere ad almeno uno degli strumenti dispiegati dal governo per soddisfare la sete di liquidità generata dalla crisi pandemica. Ma se da un lato le misure varate hanno incontrato l’interesse del settore, le domande accolte e le modalità delle procedure non sembrano soddisfarne le esigenze.

Secondo un’indagine della Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa che ha coinvolto circa 7mila aziende, di cui l’87% con un numero massimo di dipendenti pari a quattro, il 53% ha presentato domanda al fondo di garanzia, il 47,6% ha fatto ricorso alla moratoria sui prestiti mentre oltre il 13% ha puntato sulla rinegoziazione del debito. Ma se da un lato nove imprese su dieci considerano le pratiche relative alle moratorie come semplici e prive di oneri eccessivi, lo stesso non lo si può dire in merito ai finanziamenti garantiti dallo Stato. Più della metà delle intervistate, infatti, ritiene che i tempi siano “troppo lunghi”, mentre per il 43% la documentazione richiesta è “eccessiva”.

Secondo lo studio, per quanto riguarda i finanziamenti inferiori ai 25mila euro, le richieste accolte ruotano intorno al 30%, mentre il 65% risulta in lavorazione. Nel caso dei finanziamenti superiori ai 25mila euro, invece, si parla rispettivamente del 14% e dell’80%. Ma quali sono le ragioni di questi rallentamenti? “Le misure di sostegno alla liquidità sono molto diverse fra loro – spiega Tommaso Di Tanno, fondatore dello studio legale tributario Di Tanno Associati – Quelle fino a 25mila euro comportano una garanzia statale del 100%. Per esse non si giustifica alcun ritardo da parte delle banche”.

Per le imprese fino a 1.500 milioni di fatturato con garanzia pubblica fino al 90%, spiega invece l’esperto, è richiesta un’istruttoria da parte della banca erogatrice e un possibile coinvolgimento della stessa qualora l’impresa in questione successivamente fallisca. “La questione dovrebbe trovare soluzione in sede di conversione in legge del DL 23/2020 ove si prevede espressamente che la banca in questione eroghi il prestito senza aver svolto un’effettiva istruttoria ma basandosi solo sulle dichiarazioni (soggette a sanzione penale in caso di menzogna) rilasciate dal richiedente – continua Di Tanno – Ciò limiterebbe i rischi per la banca a quelli solo patrimoniale pari al 10% non garantito (che comunque non è poco, in valori aggregati e assoluti) ma consentirebbe una gestione più snella delle procedure in questione magari procedendo a erogazioni scaglionate nel tempo”. Infine, le richieste relative alle imprese con un fatturato superiore ai 1.500 milioni “devono essere negoziate individualmente. Anche qui si può ipotizzare un certo scaglionamento nelle erogazioni ma in questo caso l’elemento dell’urgenza pare meno stringente”.

Secondo l’indagine della Cna, inoltre, le imprese hanno riscontrato diverse difficoltà nell’approccio con la banca, nel 34% dei casi per le domande di nuovi finanziamenti, nel 22,5% per le moratorie e nel 38% per le operazioni di rinegoziazione, e i tempi di gestione delle pratiche risultano inversamente proporzionali alla dimensione delle imprese. “Il coinvolgimento del sistema bancario per le erogazioni fino a 25mila euro è stata una cattiva scelta – spiega Di Tanno – Questa attività è poco interessante per le banche e troppo burocratizzata per il percettore. Sarebbe stato meglio utilizzare il circuito postale o quello dell’Agenzia delle Entrate o, al limite, quello dell’Inps”. Se per le imprese di maggiori dimensioni l’esperto non rileva valide alternative al percorso intrapreso, per quelle con un fatturato fino a 1,5 miliardi il platfond è ritenuto troppo ampio. “A livello europeo sono considerate – in un gran numero di casi – grandi imprese quelle con fatturato superiore a 750 milioni. Questo valore avrebbe potuto essere confermato”, aggiunge Di Tanno che conclude: “Nel merito il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle banche mi sembra, tutto sommato, preferibile a un’erogazione alla cieca. Vanno, però, corrette o almeno alleviate le responsabilità personali dei singoli funzionari bancari e prevista una remunerazione a favore delle banche per l’urgenza e, quindi, per i costi straordinari sostenuti”.

Unimpresa, troppo alti i costi per la riapertura

Intanto, i costi per la riapertura potrebbero rappresentare un vero e proprio ostacolo per le piccole e medie imprese italiane, allontanando di fatto la possibilità di una reale ripartenza. Secondo un sondaggio condotto dal Centro studi di Unimpresa tra oltre 100mila associate, l’80% delle pmi resterà chiusa o potrebbe essere costretta a rispegnere le luci nelle prossime settimane. In particolare, inciderebbero gli acquisti per i dispositivi di sicurezza anti-covid, la sanificazione e la messa in sicurezza dei locali, la gestione dei fornitori e gli oneri burocratici. “Probabilmente assisteremo a una catastrofe economica, perché la liquidità scarseggia, le banche non erogano i finanziamenti garantiti dallo Stato e gli incassi, con le limitazioni continuamente imposte, non saranno mai sufficienti a tenere in piedi le imprese – commenta Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa – È necessario un atto di coraggio mai visto, uno sforzo enorme, per consentire all’economia italiana di restare a galla”.

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