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Istruzione, Italia fanalino di coda dell’Ue

Istruzione, Italia fanalino di coda dell’Ue

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

15 Luglio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel 2018, la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni che possiede un titolo di studio secondario superiore in Italia era pari al 61,7%

  • Negli ultimi anni i livelli di istruzione femminili sono cresciuti più rapidamente: in quattro anni sono stati registrati +2,8 punti percentuali per le donne diplomate (contro +2,1 punti per gli uomini)

In Italia i livelli di istruzione sono in aumento, ma il Belpaese resta ancora fanalino di coda dell’Unione Europea. Ottimi risultati per la componente femminile: le donne diplomate sono il 63,8% contro il 59,7% degli uomini. Lo rivela un report dell’Istat

Aumentano i livelli di istruzione, aumenta il numero di giovani laureati e aumentano i vantaggi occupazionali, eppure l’Italia risulta essere ancora fanalino di coda dell’Unione Europea. È quanto emerge dall’ultimo report pubblicato dall’Istat sui livelli di istruzione e i ritorni occupazionali relativi al 2018. Le percentuali sono discordanti e fotografano un Paese che tenta di afferrare l’onda del cambiamento ma boccheggia ancora, tra una una generazione – quella dei 60-64enni – che fa allontanare il Belpaese dalla cima delle classifiche, e un’altra – quella dei 25-34enni – che tenta in ogni modo di conseguire elevati livelli di istruzione e pari opportunità di accesso a buone condizioni sociali e professionali.

Indicativa del livello di istruzione formale del Paese, lo scorso anno la quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni che possiede almeno un titolo di studio secondario superiore in Italia era pari al 61,7%, registrando un aumento di +0,8 punti percentuali rispetto al 2017. Un trend decisamente positivo, o almeno sembrerebbe. Si tratta, infatti, di valori molto inferiori rispetto alla media europea: se da un lato il numero di persone con un titolo di studio secondario superiore in Europa è pari al 78,1% (+0,6 punti percentuali sul 2017), dall’altro tra il 2014 e il 2018 la quota di popolazione con una laurea è cresciuta di 3,0 punti percentuali contro i 2,4 punti percentuali dell’Italia, che cerca di tenere il passo ma corre a un ritmo ancora troppo basso.

A livello nazionale, il Mezzogiorno fatica ancora di più: circa un adulto su due ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore, contro un forte centro che registra il valore più alto, vale a dire due adulti su tre.

Aumentano i livelli di istruzione femminili, ma le quote rosa ai vertici restano poche

Di fronte a questo marasma di incertezza, le donne registrano la loro personale vittoria in Italia e in Spagna. “Nel nostro Paese, le donne almeno diplomate sono il 63,8% contro il 59,7% degli uomini, mentre la differenza di genere nella media Ue è meno di un punto percentuale”, sottolinea l’Istituto nazionale di Statistica all’interno del report. Tra l’altro, negli ultimi anni i livelli di istruzione femminili hanno registrato una crescita molto più rapida: in quattro anni sono stati registrati +2,8 punti percentuali per le donne diplomate (contro +2,1 punti per gli uomini) e +3,2 punti per le laureate (contro +1,6 punti). D’altra parte, anche in termini di abbandono precoce degli studi, le donne risulterebbero meno coinvolte rispetto agli uomini (12,3% contro 16,5%), nonostante un lieve peggioramento nell’ultimo anno (+1,1 punti).

Anche in termini di occupazione, il vantaggio occupazionale derivante da un titolo di studio superiore (laurea vs diploma) è più marcato per la componente femminile. “Le donne con un titolo secondario superiore hanno un tasso di occupazione di 25 punti maggiore rispetto alle coetanee con basso livello di istruzione (vantaggio doppio rispetto a quello degli uomini), e la differenza tra laurea e diploma è di 16,7 punti (scarto oltre tre volte maggiore di quello maschile)”, continua l’Istituto. Ciononostante, anche in questo senso l’Italia arranca rispetto alla media europea: se da un lato i vantaggi occupazionali sembrano tenere il passo, dall’altro i tassi di occupazione restano più bassi a fronte di tassi di disoccupazione più alti e di una maggiore diversità in termini di genere e di territorio. “La differenza di genere nei ritorni occupazionali – a sfavore delle donne – è massima per le lauree economico-giuridiche, è marcata anche tra i laureati in discipline scientifiche, mentre tende ad annullarsi tra i laureati nelle discipline umanistiche e medico-farmaceutiche”, specifica l’Istituto.

Non bisogna dimenticare, però, che la componente femminile continua a registrare non poche difficoltà in termini di copertura di ruoli di vertice all’interno delle società. Secondo un recente report di Dla Pier in collaborazione con Green Park che ha analizzato le 30 aziende più importanti del Regno Unito, degli Stati Uniti e dell’Europa, gli uomini prevalgono nelle posizioni di leadership. In Europa, nello specifico, solo il 27% delle donne svolge un ruolo di vertice, contro il 72% degli uomini. E quella che potrebbe sembrare una semplice inversione di numeri, in realtà, si rivela un vero e proprio paradosso.

Rita Annunziata
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