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Grandi patrimoni al femminile

Grandi patrimoni al femminile

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

27 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Le esigenze degli high net worth individual richiedono una sempre più elevata personalizzazione. La clientela femminile manifesta delle esigenze peculiari

  • Le donne che prendono decisioni finanziarie in completa autonomia sono circa il 20% del totale

  • Il private banker deve essere in grado di instaurare con gli hnwi un dialogo multidisciplinare, che riguardi il patrimonio personale, l’azienda e gli asset liquidi e illiquidi

Tra gli high net worth individual le donne manifestano un approccio più conservativo rispetto agli uomini, sono più sensibili al tema degli investimenti Esg e maggiormente disposte ad affidarsi ai consigli del proprio wealth manager. Lo racconta a We Wealth Cristiana Fiorini, responsabile Hnwi di Intesa Sanpaolo Pb

Filantropia, ma non solo. Sostenibilità, ma non solo. Passaggio generazionale, ma non solo. Le sempre più sofisticate esigenze degli high net worth individual e la variabilità del contesto sociale, economico – senza contare l’emergenza sanitaria – pongono i private banker di fronte alla necessità di un’evoluzione del proprio ruolo. Di fronte a una clientela con un patrimonio plurimilionario, personalizzare diventa la parola chiave, nell’ambito di un dialogo multidisciplinare che tenga conto della famiglia, dell’azienda, e del patrimonio liquido e illiquido. Quando poi ci si rivolge alla clientela femminile, lo scenario muta nuovamente. We Wealth ne ha parlato con Cristiana Fiorini che, dopo una laurea in ingegneria elettronica e un passato in Accenture, ha completato il proprio percorso formativo “on the job”, approdando poi in Intesa Sanpaolo Private Banking, dove oggi è responsabile della direzione Hnwi.

“Da quando ho assunto il ruolo attuale, mi sono convinta che il private banker debba essere sempre più un manager di competenze, sempre più un regista di professionisti di wealth management, cioè una figura in grado di catturare le esigenze specifiche del cliente, anche quelle più latenti”, spiega. Secondo Fiorini, infatti, i detentori di grandi patrimoni non esprimono soltanto bisogni di tipo finanziario ma anche altre tipologie di necessità, dalla pianificazione del passaggio generazionale in azienda o degli asset di famiglia alla gestione di operazioni straordinarie legate a momenti di discontinuità aziendale.

In quest’ottica, il banker deve sporgersi oltre il singolo cliente e i suoi investimenti finanziari, avvolgendo con il proprio sguardo anche la sua famiglia e l’impresa. La relazione umana resta esclusiva e indispensabile, basandosi su una fiducia costruita nel tempo, al punto che le stesse tecnologie, necessarie in questo momento, si trasformano in abilitatrici di relazioni. Anche in termini di investimenti, i clienti Hnwi hanno esigenze più complesse che abbracciano anche temi specifici come la filantropia e l’arte. E se nella componente “core” del portafoglio c’è spazio per soluzioni più tradizionali, come le gestioni patrimoniali, il private advisory e le polizze vita, dall’altro risulta esserci un crescente interesse verso la componente “satellite” del portafoglio, composta da investimenti alternativi, co-investimenti e club deal, “decorrelati dai mercati tradizionali e più vicini a quei temi legati all’economia reale del Paese spesso cari ai nostri clienti-imprenditori”, aggiunge Fiorini.

Nello scenario attuale, inoltre, la manager sottolinea come si potrebbe rilevare un ritorno verso investimenti più tradizionali ad alta personalizzazione, con particolare attenzione al tema della liquidabilità degli asset, anche se resta forte l’interesse per gli investimenti alternativi. “In queste fasi è molto facile che l’emotività prenda il sopravvento – spiega – ma, al momento, non abbiamo rilevato situazioni di panico. Alcuni clienti, complici le valutazioni attraenti, stanno dimostrando interesse a rientrare nei mercati azionari, soprattutto su alcuni settori particolarmente penalizzati, come quelli più ciclici e legati ai consumi di beni discrezionali. Consigliamo però di affrontare questi investimenti con molta prudenza e gradualità, poiché l’elevata volatilità che stiamo osservando potrebbe generare ulteriori discese degli indici nelle settimane a venire”.

Ma come cambiano queste tendenze se a rivolgersi al private banker è una clientela femminile? “L’esigenza principale per i clienti Hnwi, che siano uomini o donne, è sempre la tutela del patrimonio familiare e la redditività del portafoglio investito in un’ottica di lungo termine”, spiega Fiorini. All’interno del segmento Hnwi, tuttavia, la percentuale di donne che si occupa in prima persona di pianificazione finanziaria è ancora piuttosto ridotta. Infatti, la maggior parte delle donne delega le decisioni finanziarie di lungo termine al marito e quelle che agiscono in completa autonomia sono circa il 20%. Una percentuale destinata ad aumentare, se si considera che si tratta sempre più di imprenditrici o detentrici di posizioni aziendali di rilievo, oltre a essere destinatarie di una quota crescente di ricchezza.

Dal punto di vista del risparmio, tuttavia, le donne si mostrano spesso più conservative rispetto agli uomini e maggiormente disposte ad affidarsi ai consigli del proprio private banker. Inoltre, mostrano una maggiore sensibilità per le tematiche Esg (environment, social, governance), con particolare attenzione alla “s” dell’acronimo. “Un tema di particolare interesse risulta essere la presenza di donne in posizioni aziendali di vertice e nei consigli di amministrazione, ma anche la presenza di programmi per la disparità salariale”. Un aspetto da monitorare anche all’interno del sistema bancario, dove le donne tendono a ricoprire posizioni manageriali di livello inferiore rispetto agli uomini. “Credo che sia più un tema di progressione nel percorso di carriera delle donne e che ciascuna azienda dovrebbe favorire attraverso percorsi mirati di accelerazione delle carriere e di iniziative volte alla valorizzazione del talento”, dichiara Fiorini.

Nel Gruppo Intesa Sanpaolo, in particolare, le donne rappresentano il 53% del totale, di cui il 26% assume il ruolo di dirigente e il 40% è quadro direttivo, con ruoli prevalentemente nel middle management. Negli ultimi tre anni, il 56% dei nuovi assunti e il 49% delle promozioni hanno riguardato la componente femminile. “Una delle principali iniziative del gruppo – spiega – è la leadership inclusiva, ovvero sessioni formative per i top manager e i loro diretti riporti al fine di garantire l’adozione di stili manageriali scevri da stereotipi e comportamenti discriminatori. Poi ci sono dei percorsi di accelerazione della leadership femminile, comprensivi di programmi di sviluppo individuali e collettivi. Infine, sono in corso altri progetti destinati a donne manager e colleghe ad alto potenziale, ma anche iniziative di welfare, come il supporto alla genitorialità allargato anche ai neo-papà”.

Rita Annunziata
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