PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Coronavirus: le sfide del wealth management

Coronavirus: le sfide del wealth management

Salva
Salva
Condividi
Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

17 Aprile 2020
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva
  • Il problema principe è la relazione con il cliente: “I player più tradizionali, dotati principalmente di processi analogici, si sono all’improvviso trovati impossibilitati al contatto con i propri clienti sia per rassicurarli sulla situazione dei propri investimenti che per sviluppare nuovo business”

  • “Non si è ancora assistito a importanti deflussi di masse dovuti al panico generale dei mercati. Anzi, gli investitori che hanno deciso di puntare sull’alta volatilità del mercato stanno generando elevati volumi di negoziazione”

I wealth manager devono lavorare in un momento non favorevole  per i mercati. La relazione con il cliente è compromessa e le sfide sono dietro l’angolo. Giovanni Andrea Incarnato, Ey Italy wealth & asset management leader, spiega a We Wealth come il mondo del wealth management stia affrontando questo momento

Rallentamento dell’economia, aumento della volatilità dei mercati e problemi di liquidità per le imprese. Questo il contesto in cui si trovano a operare i wealth manager. Situazione che rischia di mettere a dura prova i modelli di business del private banking, fondati sul concetto di relazione con il proprio cliente. “Relazione che – spiega Giovanni Andrea Incarnato, Ey Italia wealth &asset management leader – proprio in questi giorni rischia di venir meno a causa delle misure restrittive alle quali tutto il Paese è vincolato”.

“I player più tradizionali, dotati principalmente di processi analogici, si sono all’improvviso trovati impossibilitati al contatto con i propri clienti sia per rassicurarli sulla situazione dei propri investimenti che per sviluppare nuovo business. Gli operatori più innovativi, invece, stanno finalmente vedendo ripagati gli investimenti nella digitalizzazione, sostenuti in modo lungimirante negli anni passati, e stanno reinventando le modalità di relazione con il cliente nel private banking”, continua Incarnato.

In generale si può però dire che gli operatori dell’industria del wealth management italiano abbiamo dato risposte efficaci all’emergenza mettendo in atto piani di contingency che, per il momento, stanno consentendo di preservare la salute dei propri dipendenti e parte del business, seppur con ovvi rallentamenti. “I principali impatti sugli asset under management (Aum) – spiega Ey – sono imputabili all’effetto mercato, mentre non si è ancora assistito a importanti deflussi di masse dovuto al panico generale dei mercati. Anzi, gli investitori che hanno deciso di puntare sull’alta volatilità del mercato stanno generando elevati volumi di negoziazione i cui ricavi vanno in parte a compensare i minori introiti dal comparto gestito, dando quindi respiro ai player che fanno leva sull’amministrato come parte del proprio modello di business”.

Attenzione però perché il cambiamento è dietro l’angolo. Incarnato spiega infatti come per quanto a oggi il settore della gestione del risparmio in Italia sia stato in grado di reggere all’urto dell’emergenza covid-19, è indiscutibile che ci sarà un cambiamento del mercato principalmente per effetto di trend già in atto prima del lockdown dell’Italia. E dunque “per prima cosa, vedremo un’accelerazione della dinamica del winner takes all, che vedrà sempre un maggiore afflusso di masse verso iplayer consolidati e digitalmente evoluti. Gli operatori che hanno garantito in questi mesi la continuità del relationship management e dell’operatività saranno i più appetibili in futuro per i clienti che hanno avuto modo di sperimentare e comprendere appieno il valore degli strumenti di collaborazione a distanza. Il secondo trend che vedrà poi un’accelerazione è “il consolidamento del mercato guidato dalle volatili valutazioni dell’equity e possibili situazioni di distress che potrebbero prospettare per i player interessati operazioni di M&A a costo ridotto rispetto all’effettivo valore. La dinamica di deflusso delle masse verso pochi player potrebbe ancor di più esacerbare questo trend”.

E’ importante infine “considerare un ulteriore fattore nell’emergenza attuale: il crollo della redditività e la difficoltà di adempiere agli obblighi normativi può condurre a un rischio ancor più pericoloso del danneggiamento della brand reputation. È quindi più che mai rilevante in questo momento non perdere mai di vista il rapporto con gli investitori e preservarlo fornendo assistenza continua, supporto con apposita documentazione e rassicurazioni su eventuali preoccupazioni. Nello sforzo di concentrarsi sulle attività critiche è quantomai fondamentale salvaguardare e rafforzare la comunicazione verso gli investitori finali al fine di preservare la fiducia che essi hanno riposto nei propri prodotti e servizi” conclude Incarnato.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Private BankingEY