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Wealth tech e esg investing, non solo moda

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Livia Caivano
Livia Caivano

24 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Ragaini: “Con i clienti oggi proviamo a partire proprio dagli obiettivi di sostenibilità che vogliono raggiungere”

  • Carniol: “Il 90% delle compagnie assicurative mette in atto pratiche per assicurare la gender diversity, anche se sulle disabilità siamo ancora indietro. Il 60% delle aziende sposa la filosofia dello smart working, è importante il rapporto con la comunità”

  • Varaldo: “È necessario che la consulenza si adatti”

Nel convegno organizzato in occasione della cerimonia di apertura dell’Executive master in Finance dell’Università Bocconi, Lorenzo Alfieri (Jp Morgan am), Emanuele Bellingeri (Credit Suisse am), Fabio Carniol (Helvetia Vita), Andrea Ragaini (Banca Generali) e Alessandro Varaldo (Banca Aletti) si sono confrontati sui temi caldi del wealth management di oggi

Oggi i criteri esg sono applicati ad asset per 30mila miliardi: anche se per qualcuno quella della sostenibilità è soprattutto una strategia di marketing non si può ignorare l’impatto che la finanza avrà nei prossimi anni sul mondo reale.

Come si muovono le società del wealth management?

Andrea Ragaini, vice direttore generale di Banca Generali: “Con i clienti oggi proviamo a partire proprio dagli obiettivi di sostenibilità che vogliono raggiungere: mostriamo le tavole degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazione Unite e chiediamo loro di indicarci quelle che per loro sono più importanti e che vogliono che il loro investimento contribuisca a realizzare. Solo in un secondo momento entriamo nel merito della dimensione finanziaria e decidiamo come muoverci”.

Solo una moda?

Secondo Emanuele Bellingeri, head of Italy di Credit Suisse AM, no. “C’è molto marketing ma si tratta soprattutto di una grande opportunità, perché per la prima volta si chiede un impegno importante”. “Questo settore – prosegue Fabio Carniol, amministratore delegato di Helvetia Vita – non ha mai fatto della diversity il suo punto di forza ma sta recuperando il terreno. Il 90% delle compagnie assicurative mette in atto pratiche per assicurare la gender diversity, anche se sulle disabilità siamo ancora indietro. Il 60% delle aziende sposa la filosofia dello smart working, è importante il rapporto con la comunità”.

Riprende Ragaini: “Può diventare una tendenza strutturale. La chiave è riuscire ad evidenziare gli aspetti dell’investimento esg che aiutano a evitare il rischio di lungo termine. Bisogna dare un nuovo profilo al concetto di profitto”. “Ci sono 4500miliardi di ricchezza privata complessiva in Italia”, sottolinea Alessandro Varaldo, amministratore delegato di Banca Aletti. “Oggi con i tassi negativi o vicini allo zero però, non rendono nulla. È necessario trovare una diversa allocazione, con credito di qualità. E la consulenza deve adattarsi. Noi adottiamo un modello di behavioral advisory: una rivisitazione della metodologia di definizione del portafoglio tenendo in considerazione gli elementi di cambiamento. Stiamo formando i banker perchè a contatto con la clientela ne riconosca le caratteristiche e possa indirizzarla al meglio”.

Innovazione tecnologica

Lorenzo Alfieri, country head Italia di J.P.Morgan AM: “L’innovazione tecnologica è arrivata nella finanza un po’ tardi per cui adesso corriamo. Noi cerchiamo di utilizzare almeno il 10% dei guadagni innovazione, vuol dire circa 11miliardi all’anno, a livello globale”. Certo le società che nel frattempo sono andate avanti però fanno una concorrenza agguerrita. “I nostri competitors non sono le banche ma le fintech come Amazon, noi cerchiamo di farcele amiche, investendo nei loro servizi. Sono una fonte di dati incredibile e ci permettono di creare prodotti sempre più customizzati”. L’impatto della tecnlogia si sente soprattutto nelle assicurazioni: “Può portare maggiore accesso alla prevenzione – prosegue Carniol – maggiore integrazione tech nei nostri processi ma anche pricing più preciso grazie ai big data”.

Livia Caivano
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