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Formazione: ecco le migliori business school d'Europa

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

03 Giugno 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • La Sda Bocconi e il Politecnico di Milano sono nella top 100 delle business school a livello mondiale. Entrambe le università migliorano la loro posizione rispetto al 2018, guadagnando punti nelle varie aree di competenza

  • Il digitale si sta affermando sempre di più. Per dirla come  Mike Melefakis, della Whartin executive educational, è in atto una “netflixisation”. Le università tradizioni sono dunque costrette ad adeguarsi ai tempi

È stata pubblicata la classifica delle migliori business school al mondo. L’Italia è rappresentata dalla Sda Bocconi e dal Politecnico di Milano. La tecnologia sta però cambiando sempre più la qualità e il numero di offerte di formazione

Sda Bocconi school of management conquista il quarto posto nel ranking executive educational 2019, pubblicato dal Financial Times, in merito alla qualità delle materie insegnate. La classifica ha preso in considerazione il “future use” che valuta quanto i corsi di insegnamento servano ai clienti finali, alle aziende. La Sda Bocconi ha scalato la classifica rispetto al 2018, quando si era posizionata al settimo posto, di tre posizioni, grazie ai suoi corsi. Nella classifica generale, che comprende, oltre ai corsi su misura anche quelli open market, la Sda Bocconi raggiunge la nona posizione al mondo e la settima in Europa. “Non sono molte le classifiche internazionali in cui le istituzioni italiane si collocano nelle prime posizioni al mondo”, ha detto Giuseppe Soda, di Sda Bocconi. “Siamo molto orgogliosi di rappresentare al meglio l’Italia e la Bocconi in un contesto sempre più competitivo in cui si confrontano le migliori business school. Questi risultati non sono mai casuali, ma il raccolto di una semina fatta di impegno, qualità, attenzione, apertura internazionale, investimenti e spirito di squadra”.

La migliore scuola di economia e finanza si conferma, per cinque anni di seguito, lo Iese business school di Navarra con sede a Barcellona e Madrid. Al secondo posto la Imd Corporate educational svizzera e al terzo l’Hec Paris francese. Nelle prime top 20 si trova quindi un’italiana (la Sda Bocconi, appunto), una inglese (London business school), una messicana (Ipada business school), due spagnole (Iese business school e Esade business school), tre francesi (Essec business school, Hec Paris e Edhec business school), e cinque americane (University of nord Carolina, Duke corporate educational, University of Michigan, Stanford graduate school of business e l’University of Pennsylvania).

Se si estende la classifica alle migliori 100 scuole a livello mondiale, all’80° posto troviamo anche la School of management del Politecnico di Milano, che ha migliorato la sua posizione di due posti (82° nel 2018). Per scalare la classifica è dunque fondamentale che le università rispondano sempre più alle esigenze del mercato, fornendo una formazione che l’alunno possa sfruttare nel mercato del lavoro.

La digitalizzazione, in questo senso, sta giocando un ruolo sempre maggiore. La tecnologia fa infatti aumentare il numero di offerte di formazione e alle volte le mette anche in competizione con quello offerto dalle università tradizionali. La “netflixisation” dell’educazione si sta affermando sempre di più. “Ma c’è differenza tra una conoscenza approfondita e una superficiale”, dichiara Mike Malefakis, vice-dean di Wharton executive education. Un’altra arma che hanno le università classiche rispetto ai competitor digitali sono le partnership con autorità del mondo economico. La Georgetown University, per esempio, ha stretto un’alleanza con la Us Financial industry regulatory authority. In questo modo gli studenti che vogliono possono acquisire “the certified regulatory and compliance professional programme”. Insegnamenti di questo genere servono dunque all’alunno a poter acquisire sempre più competenze tecniche e professionali da sfruttare nel mondo del lavoro. “Il mercato delle business school è vasto, ma il mercato dell’insegnamento è in continua evoluzione. Per molto tempo è stato dominato dagli insegnamenti in classe, ma adesso il digitale è ovunque” conclude Andrew Crisp, ricercatore de CarringtonCrisp.

Giorgia Pacione Di Bello
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