Giorgi (BlackRock): Più bond, etf a scadenza e nuove idee

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
25.1.2024
Tempo di lettura: 5'
La crescita dei prodotti indicizzati continua a essere alimentata da fattori strutturali, di lungo termine, e “tattici”, dettati dalle attuali condizioni di mercato. Intanto il risparmio gestito si orienta verso soluzioni “da cassettisti”, che replicano l’esperienza vissuta dall’investitore quando acqui- sta un titolo obbligazionario. Intervista a Luca Giorgi, head of iShares & Wealth di BlackRock per la Southern Europe sub region

“Per la prima volta abbiamo reso disponibile un prodotto che replica nella sostanza il tipo di esperienza che l’investitore vive quando acquista un titolo obbligazionario”, dice Giorgi

La gamma di etf iBonds ha di recente superato i due miliardi di dollari di masse in gestione in Europa.

Nel 2023, i titoli di stato hanno dominato i flussi. Basta guardare ai dati di Assoreti: la raccolta netta realizzata dalle imprese aderenti all’associazione, tra gennaio e ottobre, è positiva per 35,6 miliardi di euro, ma il gestito vale solo 232 milioni.
Guardando al prossimo anno, però, le ottime performance consegnate dai fondi azionari e obbligazionari negli ultimi 12 mesi rappresentano un bel biglietto da visita, che sembra destinato a far tornare un po’ di fiducia sui prodotti di risparmio gestito. 


E intanto alcuni grandi operatori dell’asset management hanno preso le contromisure, proponendo nuove idee, in grado di attirare l’interesse degli investitori. “Con i nostri iBonds abbiamo portato sul mercato una delle innovazioni più disruptive di questa industria”, rivendica Luca Giorgi, head of iShares & Wealth di BlackRock per la Southern Europe region.


Si tratta dei primi etf obbligazionari a scadenza in Europa, che offrono esposizione a obbligazioni societarie di elevata qualità di vari Paesi e settori. iShares ne ha già quotati quattro su Borsa Italiana, con scadenza fissa, tra il 2025 e il 2028. Ogni fondo ha la doppia variante, ad accumulazione e a distribuzione, con rendimenti a scadenza, al momento dell’emissione, compresi tra il 3,28% e il 3,60% (Fonte: BlackRock 29 Dicembre 2023), a fronte di costi di gestione molto contenuti, 0,12%. “Per la prima volta abbiamo reso disponibile un prodotto che replica nella sostanza il tipo di esperienza che l’investitore vive quando acquista un titolo obbligazionario. Con la differenza che, con gli iBonds, ottiene una diversificazione molto ampia, attraverso l'esposizione a centinaia di titoli ed emittenti differenti”. Un risultato difficile da realizzare attraverso l’acquisto di singole obbligazioni, a maggior ragione nel caso dei corporate bond, che tipicamente hanno tagli minimi da 100mila euro.


I vostri nuovi etf obbligazionari a scadenza sembrano un'alternativa ai Btp...

Gli iBonds non sono un’alternativa, ma una soluzione complementare per il portafoglio. Li accumuna la logica “buy and hold”, da cassettista, che è tipica di chi investe nei titoli di stato e acquista con l’obiettivo di mantenere il titolo in portafoglio fino alla sua scadenza naturale. 


Altri player, intanto, sono entrati in questo segmento di mercato. Come pensate di arricchire l’offerta? 

Stiamo già lavorando a nuove scadenze. E a nuove tipologie di asset, in termini di sottostante. Intanto, la gamma di etf iBonds ha di recente superato i due miliardi di dollari di masse in gestione in Europa. (Fonte: BlackRock, 29 Dicembre 2023). Più in generale, i fondi a scadenza sono un’area che sta dando notevoli gratificazioni in termini di raccolta, a livello di industria.


Di pari passo si assiste a una divaricazione tra gestione passiva e attiva: gli etf sono andati molto meglio in termini di flussi, nel corso del 2023. Come si spiega questo dato?

Ci sono delle ragioni strutturali, strategiche ed altre più tattiche.


Partiamo dai fattori strategici.

Da una parte, c’è una maggiore attenzione ai costi degli investimenti: questa è, almeno in parte, figlia di un anno come il 2022, caratterizzato da condizioni sfavorevoli sui mercati, che ha spinto molti investitori a riesaminare la composizione del proprio portafoglio. Poi c’è l’evoluzione della normativa, che in Europa spinge verso un progressivo passaggio alla consulenza fee based, cioè remunerata in modo esplicito. Molti intermediari si stanno attrezzando, in questo senso. Nel frattempo, gli etf sono sempre più utilizzati anche dagli stessi asset manager, all’interno dei fondi. Nel mondo obbligazionario, del resto, questa scelta risulta particolarmente efficace, in termini di costi e per l’efficienza nella movimentazione dei portafogli: oggi è possibile operare su qualsiasi segmento della curva, con una estrema granularità di strategie, in chiave di tipologie, geografia e qualità dei sottostanti. In Europa, su una raccolta di 150 miliardi di euro sugli etf, abbiamo una quota di mercato che supera il 50% nella componente obbligazionaria (stime BlackRock dicembre 2023, ndr).


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A spingere gli etf contribuisce anche la crescita delle piattaforme digitali...

Esatto: le nuove generazioni amano investire in autonomia, ad esempio attraverso piani di accumulo su etf. È un mercato che cinque anni fa non esisteva e sta letteralmente esplodendo in alcuni Paesi. Nel 2017, in Germania, si contavano 600mila investitori digitali, oggi sono 7 milioni (Fonte: extraETF research 2023 commissionata da BlackRock ndr). La democratizzazione nell’accesso al mercato dei capitali da parte di investitori individuali riguarda anche altri Paesi, ad esempio la Francia. E l’Italia non fa eccezione.


Quali sono le iniziative che state portando avanti per promuovere questo nascente mercato?

Oggi è possibile negoziare gli etf iShares sulle principali nuove piattaforme europee di “neobrokerage” che hanno iniziato a operare in Italia, ad esempio Scalable Capital (leggi) e Trade Republic (leggi), senza costi di negoziazione, grazie a collaborazioni che abbiamo intrapreso per facilitare l’accesso agli investimenti. Un trend che, in realtà, è partito da iniziative intraprese da broker o player noti e consolidati, come Fineco e BG Saxo, dove l’investitore può negoziare un ampio range di nostri etf senza costi di negoziazione. Stiamo lavorando a fianco dei distributori affinché questa lista possa espandersi ulteriormente, allo scopo di ridurre il più possibile le barriere all’ingresso. Di recente, alle varie collaborazoni già in essere con Fineco e altri, si è aggiunta quella con Directa Sim: da giugno è possibile acquistare una selezione di etf iShares tramite pac (piano di accumulo di capitale ndr) a zero commissioni. Allo stesso tempo, stiamo sviluppando iniziative di educazione finanziaria per far comprendere i benefici legati all’investimento in etf tramite piani di accumulo.


Quali sono, invece, i fattori “tattici” che oggi contribuiscono a spingere gli etf?

Sono legati essenzialmente alle attuali condizioni di mercato: da una parte, la risalita dei tassi ha innescato un ritorno di attenzione verso il reddito fisso, che oggi offre redimenti molto più attraenti. Gli etf, come dicevo, consentono di acquistare bond in modo efficiente e diversificato. Quest’anno abbiamo raccolto molto bene sul segmento governativo e anche sul corporate investment grade, più di recente anche sugli high yield. L’anno prossimo, di pari passo con l’inizio della discesa dei tassi, è verosimile attendersi una sostituzione del segmento governativo con quello corporate, nelle preferenze degli investitori. D’altra parte, in un anno contraddistinto da una forte incertezza nello scenario di mercato, molti investitori hanno preferito mantenere stabile la componente core del portafoglio, quella centrale, limitandosi a qualche aggiustamento nella parte satellite. Gli etf si prestano molto bene ad interpretare questa esigenza.


Quali sono, oltre al reddito fisso, i temi da tenere d’occhio quest’anno?

Ne cito due, sopra tutti: non si può sottovalutare l’importanza dell’intelligenza artificiale come fattore dirompente nel processo d’innovazione che sta interessando molti settori industriali e avra’ dei forti impatti nella redditività di questi. E poi c’è la transizione ad un’economia a basse emissioni di carbonio. Un percorso che e’ già iniziato e che, come sappiamo, non riguardera’ solo l’energia, ma anche i relativi sistemi di stoccaggio, oltre al settore della mobilità e di tutti quei metalli necessari per le tecnologie alla base della transizione energetica. Ci sono enormi opportunità d’investimento in questi settori. Non esistono solo i titoli di Stato.

 

Chi è Luca Giorgi

LucaGiorgi,managing director, è head of iShares and Wealth di BlackRock per il Sud Europa e direttore commerciale di BlackRock Italia dove è responsabile commerciale della vendita dei prodotti attivi, indicizzati e alternativi nei segmenti Wealth e Asset Manager. Giorgi e’ membro dell’ EMEA iShares and Wealth BlackRock Executive Committee e del BlackRock Italy Executive Committee. Entra in BlackRock nel 2005 dopo un’esperienza in Merrill Lynch. In precedenza è stato relationship manager in J.P. Morgan Fleming Asset Management. Ha iniziato la sua carriera come analista M&A in Findustria. Giorgi si è laureato con Lode presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi nel 2004.

 

Articolo tratto dal numero di gennaio del magazine We Wealth

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Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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