Arte e mafia, le opere nella collezione del boss

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Art e mafia, Immagine in stile pop art di una donna con capelli biondi e labbra rosa acceso, che tiene una pistola puntata in avanti. Ha un fumetto con la scritta "Mani in alto!" su uno sfondo blu punteggiato.

La mostra in corso a Roma sull’arte confiscata richiama l’attenzione sul “collezionismo nero”. È il lato illecito del collezionismo perché finanziato con proventi di attività criminali e perché le opere sono di proprietà di esponenti mafiosi condannati in via definitiva. La sorte di queste opere, in alcuni casi di importanza museale, può seguire percorsi diversi. Ma tutti prevedono la rimessione nei canali ufficiali per la fruizione pubblica. A occuparsene è una agenzia nazionale

Indice

Il “collezionismo nero”, tra arte confiscata e arte contraffatta

Arte e mafia: La mostra in corso a Roma e poi a Milano e Reggio Calabria

Che fine fanno le opere d’arte sottratte alla mafia? È in corso a Roma fino al prossimo 21 novembre la mostra “SalvArti. Dalle confische alle collezioni pubbliche”, allestita presso la Casa Museo Hendrik Christian Andersen. La mostra, allestita con 25 opere confiscate alla criminalità organizzata, presenta opere grafiche, pittura, scultura, installazioni e stampe fotografiche. Tra le correnti artistiche rappresentate vi sono il gruppo “Novecento”, la Metafisica, con artisti come Mario Sironi e Carlo Carrà, la Transavanguardia di Sandro Chia, e la Nuova scuola Romana, insieme a esperienze come il New Dada, l’astrattismo geometrico e informale, l’arte murale di Keith Haring e opere di artisti storicizzati, come un piccolo bronzo di Arnaldo Pomodoro, e ricerche contemporanee che affrontano temi sociali, come le stampe digitali di Al Malhi o i lavori di Michele Savini, realizzati con materiali inusuali come il chewing gum.

L’esposizione dopo Roma proseguirà a Palazzo Reale a Milano, dal 2 dicembre 2024 al 26 gennaio 2025, e a seguire a Palazzo della Cultura di Reggio Calabria, dall’8 febbraio al 27 aprile 2025.

Il collezionismo illecito dei boss

Nell’ambito di indagini e poi di processi che portano a condanne definitive per reati mafiosi emergono spesso opere d’arte raccolte in collezioni appartenenti a esponenti di organizzazioni criminali. Una strana relazione quella tra arte e mafia che origina sicuramente da fenomeni legati al riciclaggio dei proventi delle attività criminose ma non solo. A volte sono i grandi capi delle organizzazioni mafiose a possedere arte perché mossi da una forma di passione personale o banalmente per elevare il loro status. Una forma di collezionismo illecito, in quanto finanziato con i proventi derivanti dalla commissione di reati o perché costituito con beni di provenienza delittuosa.

Casi recenti di opere d’arte confiscate alla mafia

A novembre 2020 la Guardia di Finanza ha confiscato in esecuzione del provvedimento della Corte di Cassazione nei confronti di Massimo Carminati, esponente di spicco della criminalità romana proveniente dalla Banda della Magliana, e di altre sei condannati nell’ambito del processo “mafia capitale”, opere d’arte di grande valore tra le quali opere grafiche di Mimmo Rotella, una copia di uno dei ritratti di Marylin Monroe di Andy Wharol, un disegno a china di Renato Guttuso una serigrafia di Mirò, sculture e bronzi di Fernando Botero.

Spostandoci in Calabria le opere d’arte provenienti dalla confisca a un esponente locale conosciuto come il “re dei videopoker” e a un finanziere vicino alla Banda della Magliana sono state esposte la scorsa estate nell’ambito del progetto espositivo organizzato da Fondazione Trame nel Complesso Monumentale di San Domenico di Lamezia Terme. Tra le 44 opere confiscate in esposizione presenti alcuni lavori di Giorgio de Chirico, Antonio Ligabue, Paul Kostabi, Michele Cascella, Michele Cassinari, Marco Lodola, Franz Borghese e altri.

Cosa accade alle opere d’arte confiscate?

Il codice antimafia prevede la confisca dei beni sequestrati e di cui non sia provata la provenienza lecita da parte della persona condannata. Le opere di interesse storico culturale elevato sono destinate alle pubbliche raccolte, come musei e pinacoteche per la pubblica fruizione, mentre quelle che hanno importanza culturale ma non museale vengono rimesse sul mercato per la vendita. A monte viene fatta una scrematura tre le opere d’arte autentiche da quelle contraffatte e dunque dai falsi che andrebbero distrutti ma che possono essere etichettati come tali e utilizzati per studi e analisi o esibiti nell’ambito di mostre dedicate al tema.

L’Agenzia nazionale che si occupa delle opere d’arte confiscate

A curare il processo che parte dalla confisca delle opere fino alla loro rimessione nei circuiti pubblici è l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC). L’Agenzia, istituita nel 2010, agisce in collaborazione con l’autorità giudiziaria e ha stipulato una convenzione con il Ministero della cultura per le attività di verifica dell’autenticità, dell’attribuzione e del valore delle opere e con Banca d’Italia per il loro deposito fino all’assegnazione finale. I beni, infatti, possono essere destinati alla vendita ed i relativi proventi versati al Fondo Unico Giustizia al netto delle spese e delle somme finalizzate al risarcimento delle vittime o, in altri casi, possono essere utilizzati in attività istituzionali oppure destinati ad altri organi dello Stato, agli enti territoriali o ad associazioni di volontariato che operano nel sociale.

La rimessione delle opere nei canali ufficiali

Nel caso delle opere presenti nella mostra in corso a Roma al termine dell’esposizione alcune opere saranno consegnate alla Pinacoteca di Brera e a Palazzo Citterio, a Milano, altre alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, al Museo delle Civiltà e all’Istituto centrale per la grafica di Roma, altre ancora a Castel Sant’Elmo e al Museo del Novecento di Napoli, e alla Galleria nazionale di Cosenza.

di Alessandro Montinari

Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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