La rivoluzione tecnologica in atto sta incidendo sull’azionario statunitense. L’analisi degli esperti di Capital Group: Martin Romo, CIO ed equity portfolio manager, Greg Milottes, equity portfolio manager, David Polak, investment director e Victoria Quach, senior client analytics.
L’AI sta diventando “fisica”
L’attenzione si sta spostando verso i beneficiari indiretti del boom dell’AI: la spesa in data center, infrastrutture, energia, materiali, HVAC e componentistica sta favorendo settori come industriali, utility e materiali. Si tratta infatti di settori che forniscono le infrastrutture e gli strumenti necessari per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Diversificare oltre le “Magnifiche Sette”
Secondo gli esperti, il mercato si sta spostando verso settori e titoli meno rappresentati negli indici, tra cui small cap e comparto value, che risultano strategici per un portafoglio troppo concentrato nelle “Magnifiche Sette”. Queste ultime, infatti, appaiono sempre più correlate tra loro e con l’indice S&P 500.
La correlazione, che si verifica quando i prezzi di due o più titoli tendono a muoversi insieme, può portare un portafoglio ad essere eccessivamente esposto a determinati rischi, che un’adeguata diversificazione può invece mitigare.
Un’analisi del 2025 di S&P Global Market Intelligence ha rilevato che la correlazione media mobile a due anni tra i titoli appartenenti alle “Magnifiche Sette” ha raggiunto quasi il 60% nel 2024. Allo stesso tempo, la correlazione delle “Magnifiche Sette” con l’S&P 500 Equal Weight Index ha raggiunto quasi il 100% nella seconda metà del 2025, prima di invertire la rotta in territorio negativo, dato che questi titoli hanno sottoperformato significativamente rispetto al titolo medio dell’S&P 500 al 31 marzo 2026.
Opportunità nelle small cap e nel comparto value
Alla luce di tali considerazioni, gli esperti ritengono quindi opportuno diversificare adeguatamente il portafoglio attraverso un approccio attivo e selettivo, che sappia individuare aziende, seppur più piccole, dai fondamentali solidi.
Dopo anni di sottoperformance, le small cap trattano a sconti di valutazione storicamente elevati rispetto alle large cap. Il Russell 2000 Index, che monitora i titoli a piccola capitalizzazione, ha superato l’S&P 500 di oltre il 5% al 31 marzo 2026.
Non solo: i rendimenti non sono più concentrati nelle mega cap orientate alla crescita. In tal senso, il Russell 1000 Value Index ha battuto il Russell 1000 Growth Index del 12% nel primo trimestre.
Per concludere: si amplia il divario tra vincitori e perdenti
In conclusione, l’approccio attivo si rivela strategico per cogliere le nuove opportunità che si riscontrano a fronte della trasformazione dell’azionario statunitense. In tale scenario, il mercato non sta premiando indistintamente tutto l’S&P 500. Sta invece distinguendo molto di più tra aziende che riescono a beneficiare del nuovo contesto e aziende che restano indietro.
Un’analisi del 2025 di Goldman Sachs ha rilevato che circa il 73% della varianza nei rendimenti a sei mesi del tipico titolo dell’S&P 500 era determinato da fattori specifici delle singole aziende.
A questa analisi se ne aggiunge una del 2024 di Morningstar, da cui è emerso che, quando la dispersione dei rendimenti era più alta, tendeva ad aumentare anche la percentuale di gestori attivi capaci di superare il proprio indice di riferimento.
In questo scenario quindi, la capacità di generare valore passerà sempre più dalla selezione.

