Baselitz, l’ultimo ricordo a Venezia: i suoi eroi d’oro rilucono sull’isola di San Giorgio

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Nella cornice della sessantunesima Biennale di Venezia, la galleria Thaddaeus Ropac e la Fondazione Giorgio Cini rendono omaggio all’artista tedesco Georg Baselitz con la mostra Eroi D’Oro

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Nella cornice della sessantunesima Biennale di Venezia, la galleria Thaddaeus Ropac e la Fondazione Giorgio Cini rendono omaggio all’artista tedesco Georg Baselitz (1938-2026). Scomparso il 30 aprile scorso all’età di 88 anni, Baselitz (all’anagrafe Hans-Georg Kern) è stato pioniere dell’arte del dopoguerra, sconvolgendo i canoni estetici dell’epoca con l’idea di capovolgere le proprie immagini. La mostra Georg Baselitz. Eroi D’Oro – ospitata sull’isola di San Giorgio Maggiore fino al 27 settembre – è stata curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini. Il tema? E’ stato delineato direttamente dall’artista: l’oro che assorbe lo spazio e le ombre, sintetizzando tutti i quadri realizzati da Georg nel corso degli anni. 




L’evoluzione di Georg Baselitz negli ultimi sessant’anni e il suo approdo a Venezia

Ed è proprio il titolo della mostra a suggerire un primo contatto con la sua storia artistica. Una delle prime serie degli anni ’60 raffigurava infatti gli “Eroi”. Questi ultimi erano personaggi immaginari ispirati ai soggetti eroici narrati nella letteratura della guerra civile russa, quali i “Verdi” o i “Rossi”. Baselitz ha sottolineato come quella serie di dipinti abbia influenzato a lungo il proprio lavoro, fino ad accompagnarlo ai giorni nostri.

Anche l’idea del passare del tempo non è nuova per l’artista, che l’ha esplorata per la prima volta nel 2015 durante la cinquantaseiesima Biennale di Venezia con la serie autoritratti di Avignone, riferiti alle opere tardive di Pablo Picasso. L’esplorazione è continuata nel 2019 con delle tele dorate a tema mortalità, dove l’oro ha conferito alle opere una dimensione ultraterrena ed atemporale. Eroi D’Oro è un’ulteriore passo evolutivo dell’artista, che mette in evidenza la fragilità dell’esistenza umana in modo particolarmente intimo. I grandi quadri – che raggiungono anche i quattro metri d’altezza – sono infatti autoritratti di Baselitz stesso, o ritratti della moglie Elke, sua compagna di vita e modella. 

L’ispirazione tra iconografia religiosa, Hokusai e De Kooning


Nonostante lo sfondo dorato offra solitamente – con i suoi riflessi – l’illusione della profondità, l’oro di Baselitz rimanda più al pittore rinascimentale tedesco Stephan Lochner, risultando piatto e simile all’effetto delle icone medievali. Baselitz ha infatti passato diversi mesi a Firenze, dopo aver vinto una borsa di studio a Villa Romana nel 1965, dove ha potuto osservare l’iconografia religiosa da vicino. Le figure realizzate sulle grandi tele della mostra veneziana sono caratterizzate da un tratto sottile simile a quello del maestro giapponese Hokusai, creando un disegno definito da Luca Massimo Barbero “una danza della memoria del corpo”.

La simbiosi tra disegno e sfondo (che in qualche modo decora il primo) viene però interrotta da pennellate di colore spesse e viscose, definite da Baselitz “de Kooning-nel-posto-sbagliato”. De Kooning, scoperto da Baselitz nel 1958 grazie alla mostra berlinese The New American Painting, è forse il suo preferito tra i tanti grandi maestri della scuola americana. Willem aveva infatti dimostrato di aver ben studiato e appreso le tecniche dell’arte fiamminga, pur esprimendosi al meglio nella corrente dell’Astrattismo.

L’oro come passaggio nello spazio e nel tempo 

Questa mostra, che trova in Venezia la sua sede naturale (Baselitz ha infatti condiviso gli spazi della Biennale con Anselm Kiefer nel 1980 e le Corderie dell’Arsenale in solitaria nel 2015), tira dunque le conclusioni di una carriera artistica lunga sessant’anni. Come ben spiegato da Barbero, l’oro di queste ultime tele “smette di attivare la superficie e comincia ad avvolgere lo spettatore come esperienza spaziale”. Il quadro innesca un meccanismo visivo, andando oltre la figura in esso rappresentata. Qual’è dunque, qui, la vera forza dell’artista? Metterci in dialogo con la pittura antica, ma non solo. Creare un passaggio che ci permetta di viaggiare, tra spazio e tempo

Domande frequenti su Baselitz, l’ultimo ricordo a Venezia: i suoi eroi d’oro rilucono sull’isola di San Giorgio

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FAQ generate con l'ausilio dell'intelligenza artificiale

di Alice Trioschi

Esperta d’arte e del suo mercato, Alice ha lavorato nell’ufficio stampa di Christie’s a Londra, occupandosi della relazioni interne ed esterne con i giornalisti. Dopo aver collaborato con Camera Arbitrale per la risoluzione di conflitti d’arte e beni culturali, oggi lavora per Fondazione Human Technopole occupandosi degli aspetti legali riguardanti il mondo della ricerca scientifica.

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