Ricorre quest’anno il centenario dalla nascita di Francesco Somaini (1926-2005). Le opere dello scultore, nel corso della sua intensa attività, sono entrate in grandi collezioni private americane, musei, installazioni pubbliche. Dal 2019 la sua eredità artistica è gestita dalla Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS, con sede in Milano, corso di Porta Vigentina 31, in una caratteristica casa di ringhiera che sembra un teatro e si trova all’interno di un locale storico di proprietà del FAI. A guidarla c’è la figlia Luisa Somaini, storica dell’arte e docente. “Dopo la laurea in filosofia, mio padre mi diceva “Vieni nel mondo dell’arte, si sta bene. L’arte è un toccasana e fa bene”.

Monumento ai Marinai d'Italia
Alla morte del padre, avvenuta nel 2005, si delinea il passaggio del patrimonio artistico alla generazione successiva. Nel 2019, viene costituita la fondazione; Luisa Somaini ne è presidente e direttore. Lo scopo istituzionale è quello di tutelare e valorizzare l’opera del maestro attraverso l’organizzazione di manifestazioni culturali e le collaborazioni con i musei e le istituzioni che conservano opere di Somaini o interessati. Tra i primi atti viene stampato il catalogo ragionato della scultura (Skira, Milano 2021) e viene avviata la catalogazione online delle opere (anche pittura, grafica, disegno, incisioni, fotografie).
Per l’autenticazione delle opere la fondazione si avvale dell’archivio dell’artista, costituito e curato sempre da Somaini con l’aiuto di Chiara Rampoldi e con il coinvolgimento di studiosi esterni. Oggi l’archivio rappresenta il punto di riferimento per la conoscenza approfondita dell’attività dell’artista. “La fondazione è uno strumento ideale per tutte queste finalità”, prosegue la professoressa, “che si finanzia grazie al conferimento iniziale mentre le opere della raccolta dell’artista restano in collezione privata”.
Chi era lo scultore Francesco Somaini, al di là della fondazione
Francesco Somaini ha scelto l’arte sin da bambino. Figlio di una famiglia di industriali comaschi nel settore del cotone dopo aver visitato una mostra dell’artista svizzero Vincenzo Vela (1820-1891) e viene folgorato dalla scultura di un angioletto. A soli dieci, proprio come Vela, realizza la sua prima scultura scolastica. Poi si iscrive all’accademia di Brera che frequenta dal 1945 al 1947 sotto la guida di Manzù. Nel 1949 si laurea in giurdisprudenza. Diversamente dalla maggior parte degli scultori che avevano all’epoca una formazione puramente artistica o artigiana Francesco Somaini era un artista-intellettuale grazie agli studi in legge, alla passione per l’architettura, ai libri di filosofia e di storia dell’arte che arricchivano la sua biblioteca personale.

Nel 1959 Somaini raggiunge il successo a livello mondiale con il Premio come miglior scultore straniero alla V Biennale di San Paolo del Brasile. Nel 1960 tiene una personale all’Italian Cultural Institute di New York promossa dalla Galleria Odyssia – che lo rappresenterà fino ai primi anni Settanta – e presentata da Giulio Carlo Argan che definiva la sua opera “scultura del frammento: non del frammento di qualche cosa, del frammento in assoluto”. L’anno seguente partecipa alla Deuxième Biennale de Paris dove riceve il Premio della critica francese. In questi anni la sua opera incontra il sostegno del collezionismo nazionale e internazionale.
Il contatto con i grandi collezionisti internazionali
Le sue opere sono acquisite dai grandi collezionisti americani come Blanchette e John Rockfeller III, l’architetto Philip Johnson, i coniugi David e Carmen Kreeger e Lewis e Lydia Winston. Dalle collezioni private le opere arrivano per donazione ai musei dove si trovano tutt’ora come nel caso per il Moma di New York, il Detroit Institute of Arts, del Kreeger Museum e l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, entrambi a Washington.

Grande Scultura verticale, Baltimora
Conclusasi la stagione informale Somaini si dedica a progetti pubblicati nel volume Urgenza nella città (1972); negli anni successivi si concentra su varianti della tecnica scultorea e sui materiali. Nel 1978 partecipa alla biennale di Venezia dove presenta i fotomontaggi di fantastiche visioni urbane che espone poi anche nella personale al Wilhelm-Lehmbruck Museum di Duisburg (1979). Dalla metà degli anni Ottanta esegue lavori a grande dimensione in Italia e in Giappone che propone nella retrospettiva al Palazzo di Brera a Milano nel 1997. Muore a Como nel 2005.
Nasce la Fondazione Somaini
Quasi come una forma di restituzione per ciò che l’artista ha ricevuto in vita e con lo scopo di formazione la fondazione oggi si dedica attivamente ad accogliere i giovani delle accademie e delle università in visite dedicate alla scultura e all’opera del maestro. “L’arte è anche una forma di educazione”, nelle parole di Luisa Somaini che aggiunge “l’insegnamento è una mia personale vocazione che ho apportato alla fondazione in continuità con la mia precedente attività come docente. Posso dire di aver portato il mio mondo all’interno di quello di mio padre”.
Tra gli eventi organizzati nella ricorrenza del centenario la Biblioteca Braidense a Milano ospita l’esposizione “Premonizioni. Francesco Somaini e l’arte del fotomontaggio” a partire dall’8 maggio e fino al 6 giugno 2026. In autunno a Milano, al CASVA e in Fondazione Somaini, apriranno altre due mostre dedicate alla produzione relativa al rapporto tra scultura, architettura e contesto urbano. Da novembre a febbraio 2027 l’Istituto Centrale per la grafica di Roma esporrà “Somaini. L’opera grafica”.

