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La Bce dopo Jackson Hole, indifferente al tasso di cambio

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

10 Settembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Confermate le previsioni della vigilia: tassi invariati e conferma delle politiche ultra accomodanti in atto. E occhio attento all’andamento dell’economia reale, che presto sarà sospinta anche da un Next Generation Fund “congruo, tempestivo, efficiente”. Le misure europee di spesa pubblica “valgono complessivamente il 4,5% del pil”

  • Il Pepp sarà confermato almeno fino a giugno 2021 e reinvestito fino al 2022. Christine Lagarde sottolinea le due funzioni del Pandemic emergency purchase program: stabilizzare il mercato per trasmettere fluidamente la politica monetaria e allentare le condizioni del credito. Nonostante siamo in pieno rimbalzo, il livello dell’attività economica è ancora lontano dai suoi livelli pre-covid. E l’incertezza continua a gravare sull’orizzonte

  • “Le banche hanno ricevuto liquidità non per accumularla, ma per prestarla all’economia, alle imprese e alle famiglie”. M1, “la forma più liquida della moneta”, quella generata dal credito domestico e dall’acquisto di asset, è cresciuta a luglio del 10,2%

  • Un cenno al tasso di cambio arriva solo durante la sessione di domande dei giornalisti presenti. In che misura il tasso di cambio euro/dollaro ha influito sulle decisioni appena prese?, domanda un giornalista del WSJ. “We do not target exchange rate but price stability”, risponde la numero uno dell’Eurotower

Gli operatori si aspettavano un’attenzione primaria al tasso di cambio, invece tira dritta per la sua strada, la Bce di Christine Lagarde. Nemmeno gli echi della storica conferenza Fed di Jackson Hole sembrano farsi sentire. Il consiglio direttivo non ha derogato all’eredità di Mario Draghi, ma soprattutto resta fortemente eurocentrico ed europeista: la presidente plaude al Next Generation Fund Eu a più riprese

Tassi invariati (0.00% – tasso di rifinanziamento principale, 0.25% – tasso di rifinanziamento marginale e -0.50% – tasso di deposito) e piena conferma delle sue politiche monetarie ultra accomodanti per far ripartire la crescita. Questi in estrema sintesi i risultati operativi della riunione del 9 e del 10 settembre 2020 dei membri del board Bce. Le previsioni, che erano di una riunione attendista, si sono avverate. Le borse si sono mostrate tiepide, chiudendo appena sopra la parità.

Al di là delle azioni concrete, la Bce ha iniziato a preparare il terreno per le manovre future, partendo dall’assunto che l’economia europea nel secondo trimestre ha registrato un calo reale del pil pari a -11,8%. Nel terzo trimestre stiamo però vivendo una forte fase di rimbalzo seppur trovandosi “a livelli inferiori rispetto a quelli pre-covid”. Pure “la manifattura si sta rafforzando”, prosegue la Lagarde, anche se l’andamento della ripresa “continua a essere circondato da una sostanziale incertezza”. Incertezza che riduce la spesa dei consumatori, e per questa via tiene bassi i prezzi dell’energia, uno dei carburanti dell’inflazione. Ad agosto è arrivata infatti la tanto temuta deflazione: -0,2% di caduta del livello dei prezzi. A luglio l’inflazione invece navigava stentatamente su uno 0,4%.

Liquidità per le imprese e le famiglie, non per l’accumulo

Per ridare corpo alla domanda stagnante, il consiglio direttivo ha deciso che il programma di acquisto titoli d’emergenza, il Pepp (aumentato a giugno dai 750 miliardi iniziali fino a 1350 miliardi), sarà confermato almeno fino a giugno 2021 e reinvestito fino al 2022. Christine Lagarde sottolinea le due funzioni del Pandemic emergency purchase program: stabilizzare il mercato per trasmettere fluidamente la politica monetaria e allentare le condizioni del credito.

 

Proseguiranno inoltre gli acquisti di 20 miliardi al mese, così come l’ultima versione del programma di rifinanziamento a lungo termine, il Tltro 3. Il tutto a vantaggio dell’economia reale: “Le banche hanno ricevuto liquidità non per accumularla, ma per prestarla all’economia, alle imprese e alle famiglie”. M1, “la forma più liquida della moneta”, quella generata dal credito domestico e dall’acquisto di asset, è cresciuta a luglio del 10,2%. Si tratta di un fattore “particolarmente importante per sostenere l’economia”; del resto “i prestiti continuano ad essere influenzati dall’impatto del coronavirus”.

 

Congruità, tempestività, efficienza

 

Poi, uno scatto di fierezza su quanto fatto finora. “Le politiche monetarie intraprese da marzo stanno fornendo un supporto senza precedenti a tutti i settori e tutte le giurisdizioni dell’economia [europea]”. A ciò si aggiunge il piano del Next Generation Fund Eu, arma essenziale “per costruire una ripresa solida e duratura”. Christine Lagarde plaude al virtuoso connubio di politiche fiscali e monetarie. La presidente in particolare riferisce che complessivamente le misure europee di spesa pubblica “valgono il 4,5% del pil”. E che sono state prese “congruamente, tempestivamente, efficientemente”.

 

La Bce ha intenzione di proseguire nella sua filosofia di flessibilità, al momento unica modalità per una “fluida trasmissione della politica monetaria all’economia reale”. Le politiche ultra accomodanti di Francoforte proseguiranno “fino a quando l’inflazione non inizierà a convergere verso il livello obiettivo”, che resta “appena sotto il 2%”.

 

Un cenno al tasso di cambio arriva solo durante la sessione di domande dei giornalisti presenti. In che misura il tasso di cambio euro/dollaro ha influito sulle decisioni appena prese?, domanda un giornalista del WSJ. “We do not target exchange rate but price stability”, risponde la numero uno dell’Eurotower [“Non miriamo al tasso di cambio ma alla stabilità dei prezzi”]. Tuttavia, l’ex direttrice del Fondo Monetario Internazionale aggiunge che “il board ne ha discusso” e che il cambio viene monitorato “solo nella misura in cui impatta il tasso di inflazione”. Tornano alla mente le parole di Mario Draghi: “L’obiettivo di politica monetaria della Banca centrale europea non è manipolare il tasso di cambio, quanto garantire la stabilità dei prezzi”. Il consiglio direttivo dell’era Lagarde ribadisce il concetto.

 

La valuta europea si è apprezzata del 10% in sei mesi, da quando è scattato il lockdown. Gli analisti di Bloomberg prevedono che l’euro toccherà nei prossimi mesi gli 1,22 dollari. Maglie strette che non giovano allo spazio di manovra della presidente Bce e che anzi gravano sul livello dei prezzi, spingendoli in territorio deflattivo. A complicare il quadro, una domanda stentata. Al di là delle dichiarazioni dei funzionari di Francoforte circa l’estraneità delle loro politiche all’influenza sul tasso di cambio, Christine Lagarde sa che le sue parole lo influenzeranno. Ne sa qualcosa il capo economista della Bce Philip Lane, capace di far arretrare l’euro/dollaro a 1,18 dollari dagli 1,20 di giovedì 3/9 dopo aver detto che il tasso di cambio “conta” per la Bce.

 

E la Brexit? “È stata per molto tempo uno dei rischi al ribasso. La Bce non siede al tavolo dei negoziati, ma la osserva attentamente”.

 

Le opzioni di Christine Lagarde, dal taglio dei tassi alla retorica. Scriveva così Bloomberg alla vigilia della conferenza stampa conclusiva del meeting virtuale di settembre della Bce. Né taglio, né retorica, ma coerenza – e flessibilità – con le politiche intraprese allo scoppio della crisi pandemica.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
caporedattore
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