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La blockchain è il futuro della finanza?

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

02 Ottobre 2018
Tempo di lettura: 2 min
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  • La blockchain e le criptovalute si sono presentate come la tecnologia che poteva rivoluzionare il mondo della finanza

  • Ci sono però dei limiti che rendono la tecnologia inapplicabile per grandi volumi

Secondo un recente report di Deloitte la blockchain ha diversi limiti che ostacolano la sua scalata versa la rivoluzione finanziaria. Mentre su alcune lacune ci si sta lavorando, per altri la strada è ancora tutta in salita

La blockchain si è proposta fin dalla sua nascita come la tecnologia che rivoluzionerà il mondo della finanza. La mancanza di un’autorità centrale e la capacità di archiviare i dati in modo sicuro sono sempre stati due elementi fondanti di questa tecnologia.

Ma siamo davvero sicuri che la blockchain e le criptovalute rivoluzioneranno il mondo della finanza oppure è solo un fuoco di paglia?

Secondo un recente report di Deloitte la seconda opzione è la più plausibile. Ci sarebbero infatti almeno tre ostacoli che rendono difficili il futuro della blockchain all’interno del mondo finanziario.

Il primo è la lentezza della blockchain nell’elaborazioni delle transazioni. A differenza di alcuni sistemi di elaborazione, la blockchain può gestire solo dalle tre alle sette transazioni al secondo. Mentre le transazioni legacy sono in grado di elaborare decine di migliaia transazioni al secondo. Inoltre – aggiunge il report- a causa delle sue prestazioni relativamente scarse, molti osservatori non considerano la tecnologia blockchain praticabile per applicazioni su larga scala. Tuttavia, la stessa Deloitte ha confermato come alcune società del settore come Hyperledger, Stellar e Ripple stanno usando nuovi meccanismi per accelerare il processo. Questi si chiamano “proof- of-stake” e secondo Deloitte stanno effettivamente migliorando la velocità delle transazioni.

Altro ostacolo è la grandezza. Con un numero sempre crescente di soggetti che entrano nel mondo delle criptovalute, il settore della blockchain è in continua espansione. Alcuni però temono che con la presenza di così tanti attori e l’assenza di uno standard, non ci sarà nel futuro, la possibilità di interagire tra piattaforme diverse. L’assenza di standardizzazione è sicuramente un vantaggio i programmatori ma può essere un grosso ostacolo per gli utenti finali. Questo perché per far comunicare due piattaforme tra loro ci vorrà sempre la presenza di un “traduttore” e di conseguenza le transazioni e i rapporti si complicano e rallentano. Un esempio concreto proviene proprio dal sito di codifica GitHub, dove ci sono oltre 6500 progetti di blockchain attivi che usano piattaforme con linguaggi di codifica, protocolli, meccanismi di consenso e protocolli di privacy differenti.

Un altro problema, che molto spesso viene invece identificato come un vantaggio, è la non presenza di un Autorità e una regolamentazione precisa. Tra fine 2017 e inizio 2018 si è verificato un crollo del valore delle criptovalute e questo ha portato molti osservatori a guardare con occhi sempre più critici il fenomeno della valuta digitale. La mancanza di regolamentazione si è poi estesa anche a prodotti fratelli come gli smart contract. Ci sono però alcune note positive. Alcuni paesi stanno infatti cercando di porre rimedio a queste mancanze, creare normative ad hoc per le criptovalute. 17 stati Usa hanno infatti cercato di scrivere delle regole precise e dettagliate per le criptovalute e gli scambi virtuali. E il Tesoro Usa a inizio 2018 ha dichiarato come si stava insediando un gruppo di lavoro proprio sul tema blockchain e criptovalute.

Giorgia Pacione Di Bello
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