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Contro il credit crunch le pmi devono diversificare gli investimenti

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

21 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • La restrizione del credito bancario ha colpito con forza i 141 distretti industriali presenti sul territorio italiano

  • La crisi del credito bancario ha avuto effetti su tutta Italia ma, in alcune regioni, il fallimento di importanti banche locali ha aggravato il fenomeno

Nel 2018 i prestiti delle piccole e medie imprese sono diminuiti del 5% e i finanziamenti si sono ridotti di 57 miliardi di euro, rispetto al 2017

Le piccole e medie imprese italiane (pmi) devono ripensare le loro modalità di accesso al credito, diversificando le fonti di finanziamento, per sopravvivere al credit crunch. Nel 2018 i prestiti alle pmi si sono infatti ridotti del 5% rispetto all’anno precedente (Unimpresa). E a soffrire sono soprattutto i debiti a breve termine (-9%). Secondo il centro studi October “uno dei principali motivi che sta causando la restrizione nell’offerta di finanziamenti bancari riguarda il legame tra il clima di incertezza politica e la percentuale di debito pubblico detenuta da parte degli istituti di credito italiani”.

Se infatti il rendimento dei titoli si alza, in funzione del maggior rischio percepito dai mercati, il valore di mercato dei titoli si riduce e le banche detentrici si espongono ad una perdita patrimoniale. Per rifarsi di questa e soddisfare i requisiti patrimoniali imposti da Basilea 2 e 3, le banche non possono far altro che rivedere le condizioni dei prestiti per i debitori più rischiosi o ridurne l’erogazione. Ma l’aumento dello spread ha conseguenze negative anche sulle imprese. Stando ad una simulazione compiuta da Cerved all’interno del “Rapporto Pmi 2018”, ad ogni aumento di 100 punti base del costo del debito corrisponde una riduzione del Roe di almeno un punto percentuale.

“Le Pmi oggi, per sopravvivere e rimanere competitive devono diversificare le fonti di finanziamento – afferma Sergio Zocchi, Ceo di October Italia- . Le nuove tecnologie agevolano sicuramente questo processo mettendo loro a disposizione nuovi strumenti per l’accesso al credito in tempi molto brevi”

Il centro studi ha inoltre analizzato quali siano gli effetti del credit crunch sulle piccole e medie imprese italiane, mostrando come le banche “bilanceranno il maggior rischio in due modi: richiedendo una remunerazione (tasso d’interesse) maggiore o evitando del tutto la concessione del finanziamento stesso alle imprese più piccolo”.

Entrando nel dettaglio della stretta creditizia, il report mostra come la restrizione del credito bancario ha colpito con forza i 141 distretti industriali presenti nel territorio italiano e che costituiscono circa un quarto del sistema produttivo dell’Italia. Nel dettaglio, si può vedere come nel periodo compreso tra il 2010 e il 2017, i finanziamenti alle imprese dei distretti italiani si sono ridotti, complessivamente, di 57 miliardi. Accanto a questa riduzione si è accompagnato un progressivo calo della presenza delle banche locali nel territorio. Il numero di sportelli presenti nei distretti oggetto di analisi si è ridotto del 20%.

 

Giorgia Pacione Di Bello
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