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L’Irlanda cambierà le regole di liquidità dei fondi post Woodford

L’Irlanda cambierà le regole di liquidità dei fondi post Woodford

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Francesca Conti
Francesca Conti

25 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • La Banca centrale irlandese valuterà se le normative in atto per la regolazione del rischio di liquidità dei fondi siano o meno idonee

  • Gerry Cross della Central Bank of Ireland ha affermato che casi come quello di Woodford hanno “sollevato dubbi sul fatto che le norme esistenti in materia di rischio di liquidità siano sufficienti”

  • L’Esma ha già respinto le richieste di intervento sui fondi Ucits in risposta alla crisi di Woodford

L’Irlanda è pronta a cambiare le regole sulla liquidità dei fondi dopo il caso Woodford. Il secondo hub europeo per la gestione patrimoniale avrebbe avviato i primi passi del processo di revisione dopo che il caso dell’hedge fund gestito da Neil Woodford avrebbe “sollevato dubbi” sulla sufficienza delle regole esistenti

L’Irlanda – il secondo hub europeo dopo il Regno Unito per la gestione patrimoniale – è pronto a rivedere le regole di liquidità dei fondi dopo il caso che ha riguardato l’hedge fund gestito da Neil Woodford. La Banca centrale irlandese, che regola il mercato dei fondi del paese da circa 2,9 milioni di euro, valuterà se le normative in atto per la regolazione del rischio di liquidità dei fondi siano o meno idonee allo scopo o se siano necessarie nuove norme per proteggere gli investitori e preservare la stabilità finanziaria.

Il rischio liquidità – quando i fondi di investimento non sono in grado di vendere asset abbastanza velocemente per rimborsare gli investitori in fuga – quest’anno è stato portato alla ribalta dallo stop ai rimborsi, e dalla successiva chiusura, del fondo Woodford Investment Management. Le vicende legate al tracollo di uno degli hedge fund più famosi della City, hanno fatto infuriare gli investitori coinvolti e acceso l’attenzione delle Autorità finanziarie.

Il direttore della politica e del rischio presso la Central Bank of Ireland Gerry Cross ha affermato, riporta il Financial Times, che eventi quello relativo alla crisi di Woodford hanno “sollevato dubbi sul fatto che le norme esistenti in materia di rischio di liquidità siano sufficienti”. Secondo Cross “è importante che non ci sia una discrepanza tra le aspettative degli investitori e ciò che un fondo è in grado di offrire in termini di rimborsi giornalieri, in particolare in periodi di stress”.

Sebbene per Cross il processo di revisione irlandese si trovi ancora in una fase iniziale e potrebbe concludersi senza l’effettivo apporto di modifiche, le sue dichiarazioni danno rilevanza alla posizione di Andrew Bailey, ceo della Financial Conduct Authority – l’organo di regolamentazione finanziaria del Regno Unito – che chiede una revisione delle regole di liquidità dei fondi. I due supervisori non hanno però il potere di cambiare le regole europee, cosa che invece possono fare le istituzioni Ue modificando la normativa relativa ai fondi Ucits.

L’Esma – l’ Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati – ha respinto le richieste di intervento in risposta alla crisi di Woodford. “Dobbiamo essere cauti nell’accogliere i suggerimenti relativi a modifiche della normativa Ucits”, aveva detto al Financial Times quest’anno Steven Maijoor, presidente di Esma. “È importante sottolineare – aveva aggiunto – che le regole Ucits stabiliscono già il principio secondo cui i fondi devono essere in grado di rispettare, in qualsiasi momento, l’obbligo di riscatto su richiesta da parte degli investitori”.

Casi come quello di Woodford si sono verificati nonostante le modifiche normative introdotte in Europa post crisi finanziaria con l’obiettivo di rendere il settore dei fondi più resiliente. La direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi – un vasto pacchetto di norme introdotto nel 2013 per regolare il settore europeo di questa categoria di fondi – ha rafforzato i requisiti di stress test sulla liquidità e di rendicontazione dei fondi.

L’International Organization of Securities Commissions – un’associazione che raccoglie più organizzazioni che regolano i mercati mondiali dei titoli e dei futures – ha anche stabilito standard sulla gestione del rischio di liquidità in risposta alle preoccupazioni del Financial Stability Board sui potenziali rischi sistemici legati ai fondi.

Tuttavia, le norme europee relative al rischio di liquidità sono molto meno rigorose rispetto a quelle degli Stati Uniti. In base alle riforme approvate nel 2016, infatti, i fondi statunitensi devono classificare i loro portafogli in quattro categorie in base alla rapidità di vendita degli asset e alla comunicazione pubblica di tali informazioni. Mentre in Europa sono stati compiuti molti progressi sui rischi di stabilità finanziaria rappresentati dai fondi – ha aggiunto Cross – la Banca centrale d’Irlanda aveva “un forte sesto senso sul fatto che non saremmo riusciti a risolverli”.

Francesca Conti
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