Il piacere e il potere femminile nell'arte neoclassica

Sharon Hecker
Sharon Hecker
20.12.2019
Tempo di lettura: 3'
E' poco noto che l'età dell'arte neoclassica vide il femminile imporsi anche come soggetto attivo nel mondo dell'arte, soprattutto in termini di committenza e di dominio della sessualità
A chi erano destinati i sensuali corpi in marmo di Canova? Tendiamo a pensare subito ai nomi dei grandi uomini che li commissionarono e li pagarono: gli Asburgo, i Borbone, Napoleone e il papato, per non parlare dei senatori, conti e ambasciatori, i nobili veneti, romani, e russi, i colonelli inglesi
Ma le opera di Canova erano anche destinate a numerose committenti femminili. La principessa Elzbieta Lubomirska, cugina del re di Polonia, commissionò al giovane Canova una scultura in cui il suo nipotino Henryk viene rappresentato come il giovane dio Amore. Canova fu lo scultore preferito delle Mesdames de Groslier e Regnault de St. Jean-d'Angély. Madame Recamier è stata sua amica e musa. Infatti, si pensa che sia proprio a lei che Canova abbia regalato la prima versione delle sue Tre Grazie. Per non parlare dell'Imperatrice Giuseppina, la quale commissionò direttamente a Canova numerose opere importanti quali le Tre Grazie, il Cupido e Psiche, Ebe, Danzatrice e Paride.

Sappiamo dei poeti che hanno scritto su Canova, per esempio John Keats con le celebri Odi a Psiche. Ma forse è meno risaputo che Canova ispirò anche Isabella Teotochi Albrizzi, che scrisse un libro a lui dedicato. Si trattava di Opere di scultura e di plastica di Antonio Canova (Venezia, 1809), e che Canova la ringraziò facendole dono di un busto rappresentante Elena.

Il femminile e l'arte neoclassica


Le donne non erano solo committenti e destinatarie di doni, erano anche spettatrici, ed è grazie al loro interesse verso l'arte che si creò un vero e proprio goût minin per l'arte voluttuosa, con immagini di donne nude e sensuali,nel periodo neoclassico. Non fu solo il caso di Canova. Si pensava, erroneamente, che la sensualissima Grande Odalisque di Ingres (1814), con la sua schiena sinuosamente curvata e lo sguardo languido e remoto, fosse stata commissionata da un uomo solo per il suo piacere e potere.

Questo ha creato disagio e una lettura sbagliata dell'opera dalla fine del diciannovesimo secolo in poi. Si presumeva infatti che la donna nuda raffigurata fosse stata ridotta ad un mero oggetto di piacere dell'acquirente maschile. Questo è avvenuto perché pochi sanno che la committente dell'opera in realtà era una donna, la Regina Carolina Bonaparte Murat, la più giovane delle tre sorelle di Napoleone. Le donne avevano al contrario un ruolo decisivo nel mecenatismo per l'arte di quell'epoca.

Il piacere femminile nell'età neoclassica


Secondo la storica dell'arte Carol Ockman, il fatto che delle donne colte e potenti comprassero e rendessero pubbliche opere d'arte raffiguranti immagini femminili sessualmente esplicite dimostra la possibilità per le donne di sperimentare e provare piacere sensuale. Le donne amavano quelle immagini e vi si riconoscevano. Non è un caso che questo fenomeno fiorisca proprio nelperiodo storico in questione. Nel suo nuovo libro, “Le Sexe sous l'Empire”, Jacques-Olivier Boudin ci racconta di una vera rivoluzione sessuale avvenuta in Francia dopo il 1789, soprattutto grazie all'istituzione del divorzio (1792) e quando il matrimonio civile sostituisce il sacramento religioso.

Il potere delle donne nell'età neoclassica


Infine, le donne avevano il potere di controllare comevenivano rappresentate dall'artista. Così fu per la sorella di Carolina, Paolina, il cui marito commissionò a Canova la famosa Paolina Borghese come Venus Vincitrix. La scelta di Venere, dea dell'amore, fu di PaolinaCanova aveva proposto inizialmente Diana. Fu di Paolina anche la scelta di posare nuda. Fu un gesto trasgressivo, un'esibizione sessuale del tutto inappropriata per una donna della sua posizione. Questo mise in questione il decoro della regina. Paolina fu considerata troppo voluttuosa e outré!

Suscitò uno scandalo. Ma è proprio questo dominio sulla sessualità che aveva dimostrato Paolina parte della più grande curiosità per la vita sessuale dei reali—che ha reso l'opera così popolare. Non era una dea lontana, fredda, idealizzata: era la Regina! Il filosofo e amico di Canova Quatremère de Quincy racconta che le code degli spettatori erano interminabili, sia di giorno sia di notte, e che “fu necessario allestire un recinto per proteggere l'opera contro la folla che costantemente le si spingeva contro.”

Paolina Borghese, da oggetto a soggetto


Queste rappresentazioni di donne, commissionate, decise e fruite anche da donne, crearono una tradizione e un network di mecenatismo femminile, e anche uno standard di gusto artistico. Sono esempi di quello che si chiama oggi agency femminile. Ossia la capacità di avere un ruolo attivo, un pensiero libero e una libertà di azione. Ribalta l'idea di una donna nuda/oggetto sessuale, disponibile solo per il consumo maschile. Giocando un ruolo decisivo, la donna invece esercita potere e controllo sul suo corpo. Quando una dame d'honneur, incredula, chiese a Paolina se fosse vero che avesse posato nuda per Canova, la regina rispose che lo studio di Canova era ben riscaldato.
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Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.

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