Il dipinto di Renoir (rubato) dal mercatino alle aule giudiziarie

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Un importante dipinto di Renoir prima rubato a Roma e poi riemerso in un mercatino dell'antiquariato in Veneto diventa un intricato caso giudiziario. La Cassazione si pronuncia e spiega che per rivendicare la proprietà di un'opera rubata non è sufficiente dimostrare il precedente possesso ma occorre fornire la prova dell'acquisto originario
Il dipinto Edipo Re di Renoir rubato in un appartamento romano nel 1984 riemerge in Veneto dopo anni nelle mani di un architetto che lo ha ereditato dalla mamma. Che a sua volta lo ha acquistato in un mercatino dell'antiquariato… Ma l'opera ha un valore stimato di un milione di euro... E così nel 2010 i primi possessori dell'opera, quelli che avevano denunciato il furto, hanno avviato un'azione legale contro l'architetto per la restituzione del dipinto che ora lo detiene in buona fede. Dopo aver vinto i primi due gradi di giudizio, la Cassazione con la sentenza n. 2612 depositata lo scorso 4 febbraio, ha annullato la decisione di secondo grado, favorevole ai primi possessori, perché nel caso di furto dell'opera colui che ne reclama la proprietà agisce per la rivendica e non per la restituzione.
Ciò comporta la necessità di fornire la prova del titolo di acquisto originario o di altro titolo idoneo al trasferimento del diritto. La restituzione invece può essere chiesta solo quando la proprietà del bene non è contestata in quanto vi è stata la consegna volontaria del bene in pendenza di un rapporto giuridico tra le parti come ad esempio in pendenza di una locazione o di un comodato o deposito. La causa dovrà dunque essere riassunta dagli attori dinanzi alla Corte di Appello che nel decidere dovrà attenersi al principio di diritto elaborato dai giudici della Cassazione e che può essere così riassunto: la domanda di restituzione di un'opera, già oggetto di furto, avanzata nei confronti del soggetto che ne ha il possesso introduce un'azione di rivendica e non di restituzione.

Su questo vi è un orientamento consolidato della Cassazione, espresso dalle sezioni unite con la sentenza n. 7305 del 2014, che ha delineato la distinzione tra le due azioni. E dunque il possesso del dipinto alla data dell'anno 1984, epoca del furto e della relativa denuncia, non vale a dimostrare anche la proprietà. Il modo di acquisto della proprietà dei beni mobili previsto dall'art. 1153 c.c. richiede, oltre al possesso di buona fede, l'esistenza di un titolo astrattamente idoneo al trasferimento del diritto. Questo requisito deve essere provato da chi rivendica la proprietà originaria dell'opera non potendo presumersi in base alla semplice consegna della cosa che può derivare anche da rapporti non traslativi della proprietà.
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Le ripercussioni che questa decisione comporta non sono di poco impatto nel caso del dipinto di Renoir rubato. Per i primi possessori si pone ora la necessità di provare l'acquisto originario. Prova che fino ad oggi evidentemente non sono riusciti a fornire nei gradi di giudizio sin qui affrontati. Dalle motivazioni della sentenza della Cassazione si desume infatti che i primi possessori sono riusciti a dimostrare soltanto che l'opera era stata acquistata originariamente da una società durante un'asta di Sotheby's nel 1981 e che poi ne erano entrati in possesso fino a quando nel 1984 ne hanno denunciato il furto all'interno della loro abitazione.

Dunque tale assenza di prova, se confermata anche nel giudizio del rinvio, potrebbe portare a un nulla di fatto. Anche l'architetto a sua volta, al pari dei suoi concorrenti, non è stato in grado di provare l'acquisto originario da parte della madre secondo quanto deciso nel giudizio di merito. E, allo stesso modo, non può vantare l'acquisto della proprietà per usucapione, non essendo stato in grado di dimostrare il momento iniziale in cui la madre ne è entrata in possesso.

E qui si innesca il processo penale per ricettazione nei confronti dell'architetto che è stato avviato nel 2009 a seguito della denuncia dei primi possessori dell'opera. Il processo penale, inizialmente sospeso in pendenza della causa civile per la rivendica della proprietà dell'opera di cui sopra, riprenderà al termine del processo civile. Le ripercussioni di questa intricata vicenda si riflettono inevitabilmente sull'opera, sul suo valore e sulla sua circolazione. Difficilmente potrà essere rimessa sul mercato almeno fino a quando non ne sarà accertata la proprietà a tutti gli effetti. Cosa che al momento non è da dare per scontata nel caso di questo conteso dipinto.

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. Collabora da più di un decennio con uno studio boutique del centro di Milano.

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