Autenticità e arte: a chi appartiene Modigliani?

Sharon Hecker
Sharon Hecker
8.12.2020
Tempo di lettura: 5'
Una delle questioni più ferocemente dibattute nel mondo dell'arte negli ultimi anni è senz'altro quella dell'autenticità delle opere di Amedeo Modigliani. Forse sarebbe ora di rendere pubblici gli archivi: perché l'arte è un bene comune




Prologo


Se c'è un artista che negli ultimi anni è stato protagonista di cruenti battaglie legali in tutto il mondo questo è Amedeo Modigliani. È ancora in corso il giudizio penale innescato a Genova in occasione della mostra a Palazzo Ducale dedicata all'artista livornese, nel quale sono state sequestrate ben 20 opere esposte sul presupposto che fossero state falsamente attribuite a Modigliani.

Nel frattempo, a New York, lo storico dell'arte francese Marc Restellini ha citato in giudizio, sempre intorno a Modigliani, il Wildenstein plattner institute (Wpi), joint venture costituita negli Stati Uniti nel 2016 col fine di creare cataloghi ragionati digitali e archivi a sostegno della ricerca nel campo della storia dell'arte. I fondatori del Wpi sono Guy Wildenstein, presidente di Wildenstein & Co. e la Hasso Plattner Foundation, un ente non profit creato dall'omonimo Hasso Plattner, co-fondatore di Sap e mogul tedesco della tecnologia.

Restellini, autore di un nuovo catalogo ragionato di imminente pubblicazione dedicato alle opere di Modigliani, ha accusato il Wpi di essersi appropriato e di aver copiato, digitalizzato e diffuso (o aver dichiarato l'imminente diffusione di) materiale archivistico, ricerche sulla provenienza ed esibizioni delle opere di Modigliani e sulla loro bibliografia, oltre che protocolli scientifici creati da Restellini al fine di accertare l'autenticità di opere d'arte dell'artista e database di riferimento.

In altre parole, l'accusa di Restellini è che il Wildenstein plattner institute si sia appropriato di beni materiali e immateriali di proprietà di Restellini, causandogli ingenti danni in violazione della legge federale americana, di quella dello Stato di New York e del Codice della proprietà intellettuale francese, dove la ricerca di Restellini si è prevalentemente svolta. Vigorosa la reazione del Wpi, che ha accusato Restellini di volersi attribuire un potere monopolistico sulle informazioni storiche di Modigliani a proprio esclusivo beneficio economico.

Secondo i legali del Wpi, Restellini avrebbe per almeno due anni e senza successo cercato di acquistare il materiale archivistico dal Wildenstein Institute, dante causa del Wpi, in questo modo riconoscendo di non esserne proprietario. Secondo il Wpi, inoltre, il materiale non sarebbe suscettibile di tutela in base al diritto d'autore e, se anche lo fosse, o apparterrebbe esclusivamente al Wpi o, nella peggiore delle ipotesi, dello stesso sarebbero contitolari Wpi e Restellini. Sullo sfondo di questa battaglia legale si staglia una domanda: la ricerca storico-artistica può essere oggetto di diritti di proprietà intellettuale o di monopoli o deve essere divulgata e accessibile a tutti?




Modigliani è autentico, è mio, è di tutti







La risposta alla domanda nel prologo non può essere univoca. Il lavoro di ricerca merita di essere remunerato. Se la ricerca è svolta su commissione, normalmente i diritti spettano al committente, il quale remunera il ricercatore e acquista il diritto di utilizzare economicamente il risultato della ricerca (salvo riconoscere i diritti morali d'autore, in primis la paternità della ricerca, in capo al ricercatore). La causa davanti alla US District Court – Southern District di New York accerterà se la ricerca sia o meno stata commissionata (e remunerata) dal Wildenstein Institute. Oppure se, come sostiene Restellini, sia stata da lui interamente autofinanziata, affidando al Wildenstein Institute un limitato ruolo relativo alla logistica (deposito delle opere al fine del loro esame diretto) e all'attività di segreteria.

Ma si pone un problema a monte: il materiale archivistico di per sé, ovvero i protocolli scientifici di cui Restellini rivendica la paternità, in particolare la metodologia per la ricerca sull'autenticità di un'opera, sono opere dell'ingegno? Bisognerebbe esaminare attentamente il ricco materiale di cui è composto l'archivio (secondo Restellini, 89 contenitori e numerosi raccoglitori) e leggere i protocolli per capire se essi abbiano o meno quel gradiente di originalità e creatività da poter godere della tutela offerta dalla legge francese sul diritto d'autore, molto simile a quella italiana.





Restellini ha anche accusato il Wpi di avergli sottratto “segreti commerciali” (trade secrets): il materiale archivistico di cui Restellini si afferma proprietario, non sarebbe soltanto oggetto di protezione in base al diritto d'autore, ma avrebbe anche le caratteristiche di una informazione “commerciale” segreta, la cui pubblicazione, non autorizzata, creerebbe un ingente danno alla imminente pubblicazione del Catalogo Ragionato realizzato dallo storico dell'arte francese.

La materia dei segreti commerciali è disciplinata dalla direttiva Ue 2016/943, attuata sia in Italia che in Francia, il cui articolo 2 qualifica come "segreto commerciale", quelle informazioni che soddisfano tutti i seguenti requisiti: a) sono segrete nel senso che non sono, nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi, generalmente note o facilmente accessibili a persone che normalmente si occupano del tipo di informazioni in questione; b) hanno valore commerciale in quanto segrete; c) sono state sottoposte a misure ragionevoli, secondo le circostanze, da parte della persona al cui legittimo controllo sono soggette, a mantenerle segrete.

Tuttavia, la direttiva non pregiudica l'esercizio del diritto alla libertà di espressione e d'informazione sancito dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, compreso il rispetto della libertà di opinione e la libertà di ricevere e comunicare informazioni senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche.

Le informazioni raccolte da Restellini nel corso della sua pluridecennale ricerca possono considerarsi “segrete” ossia non facilmente accessibili agli storici dell'arte che si occupano di Modigliani? E le stesse hanno valore commerciale, in quanto segrete? Oppure sono semplici informazioni prive di tutela giuridica? Ed il mondo degli studiosi e dei collezionisti deve pagare per avere accesso a queste informazioni? La parola a questo punto deve passare allo storico dell'arte.








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Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato sulla sinistra, 1917

Il valore della diversità







A prescindere dall'esito di questa battaglia legale, si torna alla questione dell'autenticazione delle opere di Modigliani. Quando il tanto atteso catalogo ragionato di Restellini, con le sue scoperte, sarà finalmente pubblicato, sarà un utile contributo al campo più ampio degli studi su Modigliani. Aggiungerà sicuramente delle nuove e interessanti informazioni sull'opera di questo artista. Sarebbe tuttavia sbagliato che i collezionisti e il mercato lo considerassero il catalogo ragionato, o che lo vedessero come “definitivo” o “esaustivo”, o che si affidassero a esso come unica fonte per l'autenticazione dell'opera di Modigliani. Sono numerosi i cataloghi ragionati su questo artista, sia quelli che precedono il Restellini, sia quelli che lo seguiranno, alcuni in corso di realizzazione (come quello del Modigliani Project), e altri che saranno pubblicati in futuro, man mano che nuove informazioni verranno alla luce.





Ognuno, compresa la versione di Restellini, avrà i suoi pregi e i suoi difetti. Ognuno aggiungerà informazioni, ma conterrà anche errori e lacune. Altri studi indipendenti sulle opere di Modigliani (come gli esami collaborativi pubblicati da The Burlington Magazine) stanno dando contributi altrettanto importanti al di fuori dei cataloghi ragionati su questo artista. Anche un catalogo ragionato ben fatto non può che essere un catalogo documentato delle migliori informazioni disponibili in un certo momento storico. E la sua attendibilità dipende dalla validità del ragionamento dell'esperto o del gruppo di esperti che lo produce e da come questo ragionamento viene accettato dal maggior numero di studiosi.

Questo ci porta a una domanda più ampia su come le opere di Modigliani e di altri artisti vengono autenticate, e se l'approccio migliore sia ancora quello di affidarsi a un unico esperto, catalogo ragionato, istituzione, archivio privato. Se la consultazione di un'unica fonte sembra una soluzione efficiente, nel caso di Modigliani e di numerosi altri artisti, a mio avviso questa non è la strada migliore per l'autenticazione. Come è accettato oggi in settori come la finanza e la medicina, le voci di più esperti sono sempre meglio di una sola. La storia dell'arte opera per consenso allargato, sia all'interno del campo che tra le discipline.

Un approccio multicolore


Mentre possiamo tollerare, fare affidamento e cercare attivamente la divergenza delle opinioni degli esperti in questioni mediche o finanziarie, perché è disapprovata ed evitata nel caso di opere d'arte difficili da attribuire? Il timore sincero di destabilizzare il mercato, o il desiderio di conquistare la fiducia dei collezionisti stabilendo un'autorità singola, può portare a evitare di ascoltare più opinioni.

Le opere d'arte spesso ci presentano indizi o domande che non hanno risposte definitive. Questo è frequentemente il caso di Modigliani, come dimostra l'esistenza di opinioni divergenti in ben cinque cataloghi ragionati e altri due in attesa di pubblicazione. Infine, è desiderabile avere degli archivi privati relativi a un artista, che rischiano di generare giochi di potere e segretezza? La soluzione, credo, sia la creazione e la promozione di archivi pubblici in cui la documentazione primaria, né curata né preselezionata, venga resa accessibile e condivisa dagli studiosi. Questa è la prassi seguita dal Getty Research Institute, che ospita archivi di importanti artisti. Quando il Wpi mette online i documenti d'archivio, promette di mettere a disposizione del mondo alcune fonti su Modigliani non ancora esaminate dagli studiosi. A volte si dimentica che l'obiettivo finale comune dovrebbe essere quello di arricchire la nostra conoscenza dell'artista.








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Amedeo Modigliani, Chaim Soutine, 1917
Opinione personale dell’autore
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Sharon Hecker, nata a Los Angeles e cresciuta a Tel Aviv, è storica dell’arte, curatrice, e autrice, specializzata in arte italiana moderna e contemporanea. Dopo collaborazioni con istituzioni museali come la Peggy Guggenheim Collection di Venezia e la Galleria Christian Stein, oggi fornisce consulenze sulla due diligence per l’arte a collezionisti privati, art lawyers, wealth managers, family offices, case d’aste e fiere.

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