Eurobond, la lunga strada del debito comune

Teresa Scarale
Teresa Scarale
2.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Nell'ultimo consiglio europeo, Mario Draghi ha riacceso il dibattito sull'opportunità di proseguire sul sentiero della mutualizzazione del debito europeo. La sospensione del patto di stabilità non durerà per sempre, e bisogna pensare a nuove regole comuni. A che punto siamo, cosa è cambiato, cosa cambierà? Ne abbiamo parlato con il professor Carlo Altomonte dell'Università Bocconi

Le emissioni “comuni” di debito avutesi fino a oggi (crisi del debito 2012, Mes, i trasferimenti del Next Generation Eu) sono una forma acerba di debito sovrano europeo. Né al momento possiamo parlare di eurobond nel senso di obbligazioni a bollino Ue

In futuro le obbligazioni sovrane comunitarie potrebbero essere finanziate dalla plastic tax, dalla digital tax, dal costo delle emissioni di Co2. Al momento l’indebitamento è garantito dagli Stati membri

Se arrivare agli eurobond veri e propri non sarà semplice, è anche vero che è da escludere che si torni indietro. Il passaggio intermedio – che si può fare senza modificare i trattati, passa da un safe asset europeo

Gli eurobond veri e propri potrebbero nascere «di qui a 10 anni, evolvendo dall’attuale primo nucleo di debito non mutualizzato». Per rispondere a una crisi congiunturale, il primo muro è stato abbattuto, fatto mai avvenuta prima. Si è trattato di un passaggio non solo logico, ma politico e di principio

A ottobre 2021 si rimetterà in moto il fiscal framework europeo: in sostanza, i governi europei dovranno ridiscutere i parametri di stabilità finanziaria Ue alla luce della crisi pandemica. Una problematica sempre più impellente, ricordando che la sospensione del patto di stabilità terminerà nel 2022 e che le manovre finanziarie di quell'anno dovranno iniziare a tenere conto degli aggiustamenti di bilancio necessari per ripagare il debito accumulato durante l'emergenza coronavirus.
Si è quindi «riacceso il dibattito su quale sarà il futuro dell'integrazione fiscale europea e se questa dovrà prevedere delle forme di debito comune permanente note come “eurobond”», commenta a We Wealth il professor Carlo Altomonte dell'Università Bocconi. Le emissioni “comuni” avutesi fino a oggi (crisi del debito 2012, Mes, i trasferimenti del Next Generation Eu) sono una forma acerba di debito sovrano europeo. Né al momento possiamo parlare di eurobond nel senso di obbligazioni a bollino Ue per cui tutti gli stati membri sono corresponsabili del rimborso. Le emissioni collegate al NgEu in particolare «sono strumenti finalizzati a finanziare specifiche iniziative dentro agli Stati membri tramite i piani nazionali di ripresa e resilienza. Non hanno una valenza europea in senso federale puro, pur rappresentando un passo in avanti fondamentale per arrivare alla mutualizzazione del debito Ue». Sono da considerarsi passaggi intermedi volti a configurare il passaggio definitivo al debito.
In futuro le obbligazioni sovrane comunitarie potrebbero essere finanziate dalla plastic tax, dalla digital tax, dal costo delle emissioni di Co2. Al momento l'indebitamento è garantito dai soli Stati membri. «Siamo molto lontani dal modello Usa, in cui il Tesoro emette titoli del debito pubblico a valere sulla sua capacità di raccogliere gettito fiscale». Al momento, ogni stato contribuisce al bilancio comunitario in proporzione al suo pil e non c'è una componente di garanzia comune multilaterale. Il passaggio non sarà immediato, «perché richiede la modifica di un articolo del Trattato, il 125, che impedisce il finanziamento permanente dei debiti degli stati membro. E che troverebbe ostacoli in Germania. È l'avvio di un percorso, forse servirà un'altra crisi perché si arrivi agli eurobond veri e propri...».
Se arrivare agli eurobond veri e propri non sarà semplice, è anche vero che è da escludere che si torni indietro. «Il passaggio intermedio – che si può fare senza modificare i trattati, passa da un safe asset europeo. Uno dei pilastri su cui dovrebbe costruirsi il fiscal framework futuro». Gli eurobond veri e propri potrebbero nascere «di qui a 10 anni, evolvendo dall'attuale primo nucleo di debito non mutualizzato». Per rispondere a una crisi congiunturale, il primo muro è stato abbattuto, fatto mai avvenuta prima. «La Germania fino ad allora aveva sempre escluso che il debito europeo potesse servire per gestire politiche anticicliche. Però la “linea rossa” è stata superata. Si è trattato di un passaggio non solo logico, ma politico e di principio che è stato fatto da parte della Germania. Corte costituzionale permettendo».
caporedattore

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti