Il tempo, giusto alleato per i private market

Livia Caivano
Livia Caivano
25.11.2019
Tempo di lettura: 5'
In uno scenario di mini-rendimenti obbligazionari e valutazioni care sui listini di borsa, i private market attirano un interesse crescente. Il prezzo per avere accesso a ritorni più elevati è l'immobilità del capitale per tempi più o meno prolungati. Gianluca La Calce, ad e dg di Fideuram Investimenti, spiega perché ne vale la pena

“I private market non sono nulla di nuovo. L'evoluzione delle conoscenze finanziarie degli operatori, ma anche il venire meno di opportunità di rendimento sui mercati quotati, spinge da anni gli investitori a guardare nella direzione dei mercati privati”

"La compressione dei ritorni attesi è strutturale e riguarda anche i mercati privati che però, per loro caratteristica, possono dare rendimenti sistematicamente più elevati e de-correlati rispetto alle classi di attivo tradizionali"

“Se il consulente riesce a rielaborare la sensazione del valore del tempo può promettere un premio di liquidità in cambio della liquidità”

Perché i mercati privati siano un efficace strumento di diversificazione è indispensabile informare correttamente l'investitore e aiutarlo a capire come la rinuncia alla liquidità si sposi con un rendimento atteso che non ha (più) paragoni sui mercati quotati. Complici i tassi negativi, nell'ultimo anno i private market hanno conquistato uno spazio sempre maggiore nei cuori e nei portafogli degli investitori. Secondo Gianluca La Calce, amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Investimenti, non si tratta di una moda, ma anzi di un trend strutturale destinato durare. “I private market non sono nulla di nuovo. L'evoluzione delle conoscenze finanziarie degli operatori, ma anche il venire meno di opportunità di rendimento sui mercati quotati, spinge da anni gli investitori a guardare nella direzione dei mercati privati”. Indubbiamente, c'è un interesse crescente al tema e un numero sempre maggiore di operatori cerca una fonte differente di rendimento negli investimenti alternativi. “Non vedo un'esplosione di interesse superficiale provocata da chi cerca semplicemente qualcosa di nuovo da proporre agli investitori”, rassicura il manager.

I clienti chiedono performance e vogliono liquidità per sentirsi liberi


Per convincerli a sacrificare una delle due (spoiler: non è la prima) è necessario offrire qualcosa in più. I private market richiedono investimenti di medio-lungo termine, ma in cambio promettono ritorni superiori alla media. “Non è detto che il rendimento atteso sui mercati privati sarà alto quanto lo è stato in passato”, premette La Calce. “Tutti i mercati - public e private - hanno una ciclicità di rendimento. La compressione dei ritorni attesi è strutturale e riguarda anche i mercati privati che però, per loro caratteristica, possono dare rendimenti sistematicamente più elevati e”, precisa l'ad di Fideuram Investimenti, de-correlati rispetto alle classi di attivo tradizionali. Rappresentano quindi un'efficace fonte di diversificazione. Il tempo può diventare così un fattore di generazione di valore. Nella realtà, del resto, gli investitori chiedono liquidità ma tendono a mantenere i risparmi investiti per molto tempo. “Credono che il tempo, quindi la liquidità, abbia un valore enorme, anche se poi non ne avranno bisogno. Nei fatti rimangono investiti per anni nei prodotti tradizionali”. Per scardinare questo meccanismo è necessaria, secondo La Calce, molta disciplina. “Se il consulente riesce a rielaborare questa sensazione del valore del tempo, può promettere un premio di liquidità in cambio della liquidità”.
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Gianluca La Calce - amministratore delegato e direttore generale Fideuram Investimenti
Dopo aver raccolto 530 milioni di euro su oltre quattromila clienti con Fideuram alternative investments (Fai) mercati privati globali, Fideuram lancia un nuovo fondo che punta invece sui mercati privati europei. Per presentarlo agli investitori ha puntato sulla formazione dei private banker ma ha scelto anche di coinvolgere gli imprenditori nei suoi roadshow, perché possano raccontare le loro storie di crescita. “Quando abbiamo lanciato questo progetto siamo partiti da due considerazioni: da una parte avevamo bisogno di trovare opportunità di rendimento. Dall'altra sapevamo che in altri mercati c'è chi da anni fa questo lavoro, per esempio i grandi family office, i fondi sovrani, ma anche i financial advisor americani: un patrimonio di esperienze ai quali potevamo ispirarci”.

Come fare quindi per promuovere questi strumenti?


Occorre formare i consulenti, certamente, perché riescano a comprendere che lo strumento può diventare davvero una leva di crescita. Ma bisogna anche e soprattutto capire bene come strutturare il prodotto. “È un mercato nato per investitori istituzionali, diventato poi interessante anche per i privati, tipicamente Hnwi (high net worth individual ndr), ma che richiede alcuni aggiustamenti”. Ad esempio nel meccanismo di collocamento. Agli investitori viene chiesto di impegnarsi a vincolare una certa quota di ricchezza, che nel mondo istituzionale può essere di 5-10 milioni. Quando si presenta l'opportunità d'investimento, viene richiesto il capitale. Questo meccanismo però non è gestibile con un elevato numero di clienti. Anche l'utilizzo della fiduciaria è un'alternativa, con la gestione indipendente delle chiamate, ma in quel caso le risorse rimangono sul conto corrente a rendimento zero. “Abbiamo quindi creato una piattaforma nella quale i fondi sono fully paid-in”, prevedono cioè il versamento dell'intero capitale nel momento della sottoscrizione senza capital call (richieste del capitale successive). “Per non tenere fermi i risparmi, utilizziamo una tecnologia che ci permette di allocare il portafoglio anche pri- ma di trovare gli investimenti target, lavorando su più asset class: private equity, private debt, real estate. Il vantaggio è che questo approccio spesso è conveniente non solo per il cliente che può investire 100mila euro - una soglia molto più bassa rispetto a quella normalmente richiesta per accedere ai private market - ma anche per gli hnwi, che hanno milioni di euro da mettere sul piatto. In passato, il cliente che avesse voluto investire direttamente su strategie analoghe – private equity, private debt, real estate – avrebbe dovuto sottoscrivere una serie di prodotti, non tutti disponibili contemporaneamente, con un impegno finale fino a 20 milioni di euro. Invece, oggi è possibile investire in uno strumento che contiene diverse strategie al suo interno, con una soglia di accesso molto più bassa. In questo modo”, conclude La Calce, “è possibile investire progressivamente in più fondi stratificando nel tempo l'ingresso sui mercati privati, ottenendo quindi anche una diversificazione sul piano temporale”.

A TU PER TU CON GLI IMPRENDITORI


“Bisogna separare la prospettiva dell'economia da quella dell'investitore. Il nostro lavoro è stare dalla parte dell'investitore. Estremizzando, la prima domanda che ci poniamo non è se i risparmi aiutino l'economia italiana, ma se saremo in grado di dare rendimento e diversificazione al cliente. Il nostro primo obiettivo è che gli investimenti colgano le opportunità giuste nel momento giusto”, osserva Gianluca La Calce, ad e dg di Fideutam Investimenti. Ciò premesso, “quando l'investitore ha di fronte un interlocutore capace di fargli capire come vengono utilizzati i suoi investimenti è molto attratto dai private market, perché si rende conto che non sta partecipando a un'attività speculativa, ma alla creazione di vera ricchezza”. Per questo Fideuram e Tikehau Capital hanno deciso di portare con sé, in occasione dei loro roadshow, alcuni degli imprenditori che hanno contribuito a sostenere. “I protagonisti raccontano come grazie al private equity siano intervenuti sulla struttura manageriale e abbiano reso più efficienti i processi di produzione. Di come nel giro di pochi anni le loro aziende abbiano visto triplicare l'ebitda”, osserva La Calce. Una narrazione che può essere senza dubbio affascinante. “Chi compra etf, invece, affida i suoi risparmi al mercato, senza fare alcun tipo di selezione. Il capitale in quel caso serve solo a far salire i prezzi, non ad immettere nuovo capitale all'interno dell'azienda”.

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