Usa: l'espansione economica al capolinea

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L'espansione economia deve lasciare spazio ad una imminente crisi che colpirà anche gli Usa. A dirlo sono le previsioni, riviste, di S&P. Il 2020 sarà un anno nero. Il 2021 vedrà invece una piccola ripresa dell'economia

Negli Usa il coronavirus sta provocando forti problemi. Il tasso di disoccupazione è in continua crescita e la richiesta di sussidi con questa

Secondo la Johns Hopkins University al primo posto si trovano gli Usa con 245 mila contagi, seguita dall'Europa

L'espansione economica lascia spazio ad una contrazione negli Stati Uniti. Secondo le previsioni di S&P la previsione del Pil negli Usa deve essere rivista per tutto il 2020, dato che questo sarà in contrazione dell'1,3%. A questo si affianca un calo del 12% nel secondo trimestre, rispetto al primo. La crescita dovrebbe rimbalzare nel 2021 andando al 3,2%, il che implica una perdita del Pil di 360 miliardi di dollari rispetto alla previsione di dicembre 2019. Dati non incoraggianti arrivando anche dal mondo del mercato del lavoro. I risultati sono in netto peggioramento e il tasso di disoccupazione raggiungerà probabilmente il 10% nel secondo trimestre (con un picco mensile superiore al 13% a maggio). Le mosse delle Casa Bianca potrebbero però aiutare.
“Il pacchetto fiscale del governo federale di 2.000 miliardi di dollari dovrebbe attenuare il lato negativo iniettando denaro direttamente nelle famiglie, estendendo i sussidi di disoccupazione a 13 settimane, mettendo denaro a disposizione delle piccole e medie imprese, finanziando ospedali e governi locali e fornendo garanzie e prestiti agevolati alle imprese'' sottolinea S&P.

E infatti la situazione lavoro negli Usa è davvero drammatica. I sussidi nella settimana, conclusa lo scorso 28 marzo, hanno raggiunto il livello record di 6.648.000 unità, dopo i 3.233.000 della scorsa settimana. Gli analisti questa settimana si aspettavano un'ascesa di circa 3,5 milioni di unità. E invece è la seconda settimana consecutiva che il numero di sussidi continua a salire. L'aumento è dovuto principalmente al fatto che questa settimana sono l'80% circa degli americani ad essere bloccati contro il 50% della settimana scorsa. Se si paragonano questi dati al periodo post coronavirus la situazione è drammatica. In media negli Usa le richieste di sussidio si aggiravano tra le 100 e le 200 mila unità. Adesso la loro richiesta è più che raddoppiata. Incremento che rende l'idea dell'enorme quantità di licenziamenti che si stanno accumulando negli Stati Uniti per lo stop delle attività produttive e i fallimenti, legati ai lockdown. Entrando nel dettaglio dei dati, l'Us bureau of labor statistics (Bls) ha comunicato che, nel mese di marzo, nei settori non agricoli, si è registrato un calo di 701 mila posti di lavoro, ben peggiore rispetto alle attese del consensus (-100mila). Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% dal 3,5% (consensus 3,8%).  Riviste al ribasso anche le cifre dei mesi scorsi (-57 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). A livello di gruppi è soprattutto la disoccupazione giovanile a salire dall'11% al 14,3%.
La disoccupazione delle donne si è attestata al 4,0%, bianchi (4,0%), afroamericani (6,7%), asiatici (4,1%), ispanici (6,0%). Constance Hunter, capo economista di Kpmg, prevede inoltre che negli Usa arriveranno milioni di altre richieste di sussidio e che nelle prossime settimane si perderanno almeno 20 milioni di posti di lavoro.

E tutta la situazione economica è dovuta al coronavirus che ha visto nelle ultime ore un aumento del numero dei casi, facendo arrivare la conta al milione. Secondo la Johns Hopkins University che sta monitorando la diffusione della pandemia, al primo posto si trovano gli Usa con 245 mila contagi, seguita dall'Europa. L'amministrazione Trump ha deciso che non manderà più ai suoi alleati e partner all'estero equipaggiamenti protettivi a causa delle gravi carenze interne. Il deficit di mascherine e respiratori è tale che gli Usa hanno accettato aiuti sanitari anche dalla Russia. Dopo la situazione drammatica statunitense c'è però l'Italia con 115 mila casi, seguita a ruota dalla Spagna con 112 mila.

Il tasso di mortalità è nettamente più alto in Europa (con il focus sull'Italia) dove si sono registrati 25 mila morti ( su 50 mila a livello mondiale). Secondo i dati elaborati dal Sole24ore negli Usa la mortalità è del 2,23% contro il 12,07% italiano. Altri paesi con elevati tassi di mortalità sono l'Iran con il 6,38%, la Francia con il 7%, il Regno Unito con il 7,89% e i Paesi Bassi con l'8,5%.

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