L'asso nella manica della Cina per il dopo-virus

Livia Caivano
Livia Caivano
10.3.2020
Tempo di lettura: 3'
Sul lungo termine, il coronavirus potrebbe finire per essere solo una battuta d'arresto temporanea nella crescita dell'economia cinese. Secondo Gian Luigi Costanzo, ceo di Atman Advisory, nella transizione che porterà la Cina a essere un paese più concentrato sui capitali interni che esterni, l'healtcare potrebbe svolgere un ruolo chiave

Il sistema sanitario cinese oggi è molto costoso per i cittadini, che per proteggersi tendono a risparmiare più che a investire

Se il governo decidesse di sostenere maggiormente l'healthcare, potrebbero aumentare consumi e investimenti, a beneficio della crescita economica

La Cina in questo momento può anche approfittare del basso prezzo del petrolio, a differenza di Stati Uniti e Europa che si trovano solo all'inizio della gestione dell'emergenza coronavirus

Il coronavirus potrebbe alla fine essere un'occasione per la crescita dell'economia cinese. Dopo la battuta d'arresto subita nei mesi di febbraio e marzo, potrebbe riprendersi più forte di prima – anche grazie a un settore chiave: quello dell'healtcare. Gian Luigi Costanzo, ceo di Atman Advisory, ha spiegato a We Wealth perché.
“L'epidemia potrebbe essere l'acceleratore di un processo già in corso, quello dell'evoluzione della Cina da economia basata su esportazioni e investimenti pubblici a sistema che punta sulla domanda interna e l'innovazione. La Repubblica Popolare – spiega Costanzo – ha puntato nella sua prima fase di crescita, come tutti i paesi in via di sviluppo, sul basso costo del lavoro per beni destinati principalmente all'esportazione. Ha quindi accumulato capitale, per poi fare il salto e passare da un sistema labor-intensive goods a capital intensive”. Contestualmente si è sviluppata (e sgonfiata) la guerra commerciale con gli Stati Uniti, si è avviato un processo di mutamento tecnologico, si è posto il problema del cambiamento climatico e ultimo ma non ultimo, il paese ha sviluppato il desiderio di rendersi indipendente economicamente dagli altri paesi. Prosegue l'ad: “La Cina in questi anni è arrivata a raggiungere un equilibrio per cui la domanda dei prodotti è generata dai cinesi stessi. Bisogna però domandarsi se questo scenario sia compatibile con un sistema politico rigido. Il consumatore è individualista, sarà più difficile per il governo centrale lasciare ai suoi cittadini la libertà necessaria alla seconda fase di crescita economica”.

Ma se la Cina sembra già con un passo fuori dalla porta dell'emergenza Covid-19, lo stesso non si può dire degli Stati Uniti e soprattutto dell'Europa. Se la crescita globale dovesse ulteriormente rallentare, la Cina potrebbe reggere da sola? “Il paese non punta a diventare una fortezza, solo più indipendente. Potrebbe anzi diventare un traino – prosegue Costanzo -  avvantaggiata anche dalla circostanza di poter approfittare del prezzo del petrolio così basso, quando ancora il vecchio continente non ha le forze per farlo

La chiave healthcare


Come si muoveranno le istituzioni? “Gli ultimi 15 anni delle politiche monetarie cinesi sono state caratterizzate da interventi modesti ma mirati. La banca centrale dispone non solo dello strumento dei tassi ma anche di decidere le riserve monetarie delle banche”, chiarisce ancora l'ad. L'asso nella manica, però, potrebbe essere l'healthcare: l'opinione pubblica è rimasta colpita dalla velocità e dell'efficienza con le quali il sistema sanitario ha fatto fronte al dilagare del virus. Un lavoro significativo specie se si pensa che quello cinese è un servizio quasi interamente privato: “Il costo dell'healthcare, per il singolo cittadino, è molto alto”, conclude Costanzo. “Questo porta le famiglie a risparmiare più che a spendere o investire, proprio per essere sicuri di avere le risorse necessarie a fronteggiare eventuali costosi imprevisti. Nel momento in cui il governo decidesse di spingere la ripresa economica se guardasse non più alle infrastrutture come fatto in passato, ma a sostenere un sistema di healthcare ‘pubblico', potrebbe stimolare la domanda interna in maniera più virtuosa”.

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