Apple: Tim Cook a favore della digital tax

Teresa Scarale
Teresa Scarale
21.1.2020
Tempo di lettura: 3'
Il 29 e il 30 gennaio 2020 l'Ocse si riunirà in merito alla dibattuta questione della digital tax per i colossi del soft tech, e Apple ha deciso da che parte stare

Grazie alla fiscalità agevolata di alcuni paesi, Apple ha risparmiato 25 miliardi di euro di imposizione fiscale in cinque anni

Fra i paesi più agguerriti a livello fiscale c'è la Francia, prossima a una digital tax del 3% per i colossi da più di 750 milioni di euro di ricavi globali (25 in Francia)

Non solo Ocse per la tassa sulle big tech: il 21 gennaio 2020 di riunisce anche l'Ecofin, e parte Davos

La Mela vuole la tassa internazionale sul digitale. Lo ha affermato Tim Cook, ceo della società di Cupertino. "Tutti sanno che il sistema fiscale globale va riformato, non mi sognerei mai di sostenere che il presente assetto o quello passato siano perfetti: spero e sono ottimista che l'Ocse troverà un accordo". L'Ocse si riunirà infatti a fine gennaio 2020 per discutere la sua proposta di tassa digitale globale.
Il sistema fiscale globale delle società deve essere rivisto
Tim Cook

Apple, per la digital tax la mela della discordia?


Quella di Tim Cook ha il sapore di una scelta strategica, onde evitare il rischio che ogni Stato "faccia per conto suo", complicando notevolmente il quadro normativo in cui si trovano a operare le multinazionali.

Il ceo di Apple si rende conto che è "molto difficile capire come tassare una multinazionale: vogliamo fortemente che la tassazione sia equa". Cook si è espresso in tal senso mentre ritirava il 20 gennaio 2020 un premio dall'agenzia per gli investimenti esteri in Irlanda. Paese che, con altri a fiscalità agevolata, ha consentito alla Apple di risparmiare 25 miliardi di euro di tasse in cinque anni.

I soldi non sono la cosa più importante


A dispetto dei miliardi risparmiati, Apple vuole staccar la propria immagine da quella delle altre big tech. Queste ultime infatti appoggiano la minaccia del governo Usa di imporre alla Francia dazi del 100% su 2,4 miliardi di merci.

In Francia intanto...


Il paese d'oltralpe è infatti fra i più accesi sostenitori del balzello. In Francia, i ricavi delle multinazionali del web saranno tassati al 3% (cd. "Taxe Gafa"). Un'aliquota modesta, ma giudicata inaccettabile. L'imposta è destinata a società digitali con almeno 750 milioni di euro di ricavi a livello globale e 25 milioni in Francia. Le destinatarie sono circa 30 imprese, per la maggior parte Usa. Ma non solo. Figurano anche anche big tech da Cina, Germania, Spagna, Uk e la stessa Francia. L'imposta dovrebbe dirottare nelle casse dello Stato francese circa mezzo miliardo di euro.

I colossi del web però fanno il muso duro: Google, Amazon e Facebook hanno invitato l'amministrazione Trump a "usare i rimedi a disposizione per dissuadere la Francia e per mandare un avvertimento forte agli altri paesi che stanno per adottare o hanno proposto tasse digitali simili". Fra i paesi da "avvertire", figura l'Italia. Un atteggiamento prepotente, ma comprensibile alla luce del risparmio fiscale ottenuto finora. Secondo uno studio di Mediobanca, la migrazione degli utili verso paesi a fiscalità agevolata ha consentito infatti ai colossi del websoft americani e cinesi di evitare 49 miliardi di tasse fra 2014 e 2018.

Apple sarà la mela della discordia, o il fattore unificante? Tim Cook si dice "fiducioso e ottimista che l'Ocse troverà un accordo”. Intanto, il 21 gennaio l'Ecofin si riunisce per trovare un accordo a livello europeo. Fonti interne riferiscono che i paesi sono divisi, anche alla luce delle possibili ritorsioni Usa.
caporedattore

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