Investire in blockchain: Banca d'Italia dice no

Livia Caivano
Livia Caivano
11.5.2018
Tempo di lettura: 3'
Le esigenze di un mercato caratterizzato dai bassi rendimenti spingono gli investitori professionisti sempre più verso le cryptoassets: temute e controverse, rappresentano nel 2018 l'l% della capitalizzazione delle borse a livello globale. Banca d'Italia le boccia.
Crescita sì, crescita no: secondo Bankitalia le prospettive di crescita a livello globale sono finalmente, stabilmente e significativamente in miglioramento. I rischi per la stabilità finanziaria a livello mondiale si attenuano. Aumenta però la volatilità, la liquidità dei mercati e i premi per il rischio sono contenuti: a causa dei bassi rendimenti sul mercato azionario tradizionale, molti investitori specializzati cavalcano così la tendenza della diversificazione dei portafogli con l'inserimento delle temutissime criptovalute.

Le quotazioni delle cryptoassets sembrano però stare sulle montagne russe: dall'inizio del 2018 il loro valore ha raggiunto i 650 miliardi di euro (poco meno dell'1 per cento della capitalizzazione totale delle borse a livello globale) per poi dimezzarsi nel giro di poche settimane. Secondo la Banca d'Italia, il mercato delle criptovalute e la sua eventuale bolla non è pericoloso di per sé: il volume delle transazioni che coinvolgono le criptoattività non è tale da alimentare rischi rilevanti per la stabilità finanziaria, che potrebbero tuttavia aumentare con lo sviluppo del mercato”. Certo i rischi per gli investitori ci sono, al punto che l'istituto nel suo report sulla stabilità finanziaria di aprile 2018 dedica una lunga digressione al tema.

Secondo Banca d'Italia, la dimensione del mercato mondiale è, nonostante le apparenze, molto ridotta ma negli ultimi anni è aumentata in misura notevole. Da inizio 2017 il numero di criptoattività è più che triplicato, secondo le stime, crescendo da circa 500 a oltre 1.600. Il loro controvalore è più che raddoppiato, raggiungendo circa 310 miliardi di euro: un importo comunque inferiore allo 0,5% della capitalizzazione delle borse a livello globale.
A oggi le criptovalute sono ancora quasi del tutto inutilizzabili come metodi di pagamento: nel dettaglio a causa di limiti strutturali e tecnologici, nell'ingrosso per le incertezze relative ai costi associati alla singola transazione e sui tempi di esecuzione. Banca d'Italia prosegue la sua argomentazione portando l'esempio di Bitcoincash, una criptoattività sviluppata appositamente per consentire un elevato numero di transazioni e che permette di compiere circa 60 operazioni al secondo. Il confronto con il circuito di carte di pagamento tradizionale è impietoso: si parla in questo caso infatti di un minimo di 2.000 operazioni fino a superare le 50.000.
L'estrema volatilità dei prezzi della criptovaluta, prosegue il report, non rende conveniente l'utilizzo di queste attività neanche come riserva di valore e unità di conto. Le criptoattività non conferiscono poi diritti di carattere economico (come nella finanza tradizionale il pagamento di cedole o di dividendi) e non rappresentano passività di un ente emittente. Il loro acquisto è motivato prevalentemente dalle aspettative di aumenti dei prezzi, un meccanismo tipico delle bolle speculative. Come se non bastasse a causa dell'anonimato che garantiscono ai loro detentori si prestano facilmente ad essere utilizzate anche per fini illegali.
Ma tra i diversi rischi che l'uso della criptovaluta comporta, il maggiore riguarda gli investitori, passibili di perdite davvero rilevanti. Guardando alla panoramica nazionale e internazionale questi rischi potrebbero avere implicazioni per la stabilità del sistema finanziario nel caso in cui la dimensione del mercato delle criptoattività diventasse significativa o gli intermediari finanziari si esponessero in maniera importante con questi asset.
Alla luce della rapidità di sviluppo del mercato, il Consiglio per la stabilità finanziaria sottolinea che i rischi per il mercato, sebbene appaiano al momento contenuti, potrebbero aumentare in maniera repentina. Per prevenire le conseguenze sistemiche che potrebbero scaturire da una crescita eccessiva del valore o dell'utilizzo di queste attività, il Consiglio ha avviato un piano di analisi e controllo dei rischi in collaborazione con le autorità nazionali dei Paesi membri. La Banca d'Italia, da parte sua, conclude scoraggiando gli intermediari finanziari dall'acquistare, vendere e detenere in assoluto criptoattività.

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