Manovra pensioni: ecco le novità principali attese per il 2022

Nicola Dimitri
29.10.2021
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Il 2022 segna l'introduzione di alcune novità che permetteranno di anticipare l'età della pensione. Allo stesso tempo il nuovo anno coincide con la fine del periodo di sperimentazione della misura Quota 100

Opzione donna, Quota 102 e Ape sociale: sono queste le tre principali formule che consentono di andare in pensione in anticipo

L'Ocse ritiene che la misura denominata Quota 100 non sia sostenibile nel lungo termine per il bilancio dello Stato e invita a rivedere gli strumenti che prevedono il pensionamento anticipato

Nella bozza di legge di bilancio 2022, approvata dal Consiglio dei ministri, è posta particolare attenzione al mondo delle pensioni. Sono numerosi, in effetti, i punti che riformulano le misure dedicate al pensionamento anticipato.
In questi termini, il nuovo anno, se da un lato, chiude la porta alla misura Quota 100, che verrà sostituita con un nuovo canale di pensionamento anticipato denominato Quota 102, dall'altro, introduce modifiche agli strumenti Ape sociale e Opzione donna.
E invero, anche in ragione delle sollecitazioni dell'Ocse, che a più riprese ha evidenziato come in Italia sia necessaria una riforma delle pensioni tesa a ridurre la spesa previdenziale e ristabilire la correlazione tra età pensionabile e speranza di vita, la misura Quota 100 giunge a conclusione del suo ciclo di vita e non verrà rinnovata.

È bene ricordare che Quota 100 - approvata nel 2018 in via sperimentale - consentiva di andare in pensione ai soggetti che avevano maturato 38 anni di contributi per 62 anni di età.

Al suo posto, per il solo 2022, invece, verrà introdotta la misura Quota 102 che prevede la possibilità di andare in pensione con la combinazione di 38 anni di contributi e 64 anni di età.

Questa novità è particolarmente importante in quanto consente di non tornare in maniera diretta, bensì graduale, al regime voluto dalla legge Fornero nel 2011, a mente del quale per andare in pensione occorre aver compiuto 67 anni o aver maturato 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, o 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

In buona sostanza, l'introduzione di Quota 102 è una misura di compromesso, in quanto, almeno per il prossimo anno, permette di rimandare il ritorno alla – spesso criticata – legge Fornero.

Altri aspetti degni di nota relativi al tema delle pensioni, sono quelli che concernono le modifiche introdotte a Opzione donna e Ape sociale.
Con riferimento alla misura Opzione donna, dal disegno di legge emerge che questa verrà prorogata di un anno. La conferma anche per il prossimo anno di Opzione donna significa che le lavoratrici potranno accedere al pensionamento anticipato se, al 31 dicembre 2022, avranno raggiunto un'anzianità contributiva superiore o pari a 35 anni, con una correlata età anagrafica di almeno 60 anni per le dipendenti e 61 per le autonome.

Le donne lavoratrici, pertanto, avranno diritto a ricevere la pensione – calcolata con il metodo contributivo – dopo una finestra di 12 mesi o 18 (rispettivamente per le lavoratrici dipendenti e per le autonome).

Tra le novità introdotte emerge l'innalzamento dell'età richiesta per accedere al regime: fino al 2021, infatti, Opzione donna spettava alle lavoratrici con 58 anni di età, se dipendenti, e 59 se autonome

Discorso simile va fatto per l'Ape sociale; misura sperimentale in vigore dal 2017. Anche in questo caso la misura è stata rinnovata, rispetto alla sua scadenza naturale, di un ulteriore anno.

Questo significa che, per tutto il 2022, i soggetti che hanno raggiunto 63 anni e che versano in situazione di disagio economico potranno, prima ancora di maturare l'età per la pensione di vecchiaia, ricevere a titolo di anticipo pensionistico un sussidio mensile, fino a 1500 €.

Il beneficio previsto dalla misura è corrisposto ogni mese per 12 mensilità nell'anno, fino all'età prevista per il conseguimento della pensione di vecchiaia oppure fino al conseguimento di un trattamento pensionistico diretto anticipato o conseguito anticipatamente rispetto all'età per la vecchiaia.

La bozza di legge di Bilancio ha previsto un ampliamento della platea dei lavoratori che potranno ricorrere a detto strumento e nel caso di lavoratori disoccupati per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale è eliminata la condizione che, ai fini dell'accesso all'Ape sociale, richiedeva la conclusione della prestazione di disoccupazione da almeno 3 mesi.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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