Imprese nelle maglie della giustizia, ripresa a rischio

Rita Annunziata
9.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Per completare l'intero iter dei tre gradi del giudizio civile in Italia occorrono 2.656 giorni. Quattro volte rispetto alla Germania. Una situazione, secondo il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora, che mina la ripartenza delle imprese tricolori. E che richiede l'intervento delle risorse del Recovery fund

Dalle aule della giustizia italiana si esce con una sentenza definitiva dopo sette anni e tre mesi, contro i due anni e quattro mesi della Germania

Spadafora: “Le lentezza della nostra macchina della giustizia civile pesa tantissimo in termini economici sul sistema produttivo e sulle imprese”

Tra le riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza anche quella della giustizia. Oltre alla pubblica amministrazione e alla semplificazione normativa

Rimanere imbrigliate nelle maglie della giustizia italiana, dal recupero crediti alle liti societarie, finisce per rallentare la ripartenza delle imprese tricolori. Ma non solo. La lentezza dei processi civili respinge gli investimenti esteri e mina la ripresa economica del Paese nel suo complesso. Una situazione che, secondo il vicepresidente di Unimpresa Giuseppe Spadafora, dovrebbe essere sanata anche attraverso le risorse del Recovery fund.
Secondo un'analisi del Centro studi dell'associazione, infatti, la Penisola ha accumulato un ritardo sempre più ampio rispetto ai principali paesi europei sul fronte della giustizia civile. I dati raccolti mostrano che, per completare l'intero iter dei tre gradi di giudizio, in Italia sono necessari 2.656 giorni, oltre il doppio rispetto alla Spagna (1.241 giorni) e alla Francia (1.223) e quattro volte rispetto alla Germania (806). Dalle aule della giustizia tricolore si esce dunque con una sentenza definitiva dopo sette anni e tre mesi, contro i tre anni e cinque mesi della Spagna, i tre anni e quattro mesi della Francia, e i due anni e quattro mesi della Germania.
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Fonte: Centro studi Unimpresa
Nel dettaglio, il primo grado italiano “vale” 527 giorni, segue la Francia con 420, la Spagna con 362 e la Germania con 225. Per il secondo grado, invece, si parla di 863 giorni per l'Italia, 466 per la Francia, 271 per la Spagna e 223 per la Germania. Ma il gap più ampio riguarda il terzo grado, che per la Penisola vale 1.266 giorni, più del totale della durata complessiva dei processi civili degli altri tre competitor europei (1.241 per la Spagna, 1.223 per la Francia e 806 per la Germania). Per non dimenticare poi il fatto che, sulle spalle della Corte di cassazione, pesano 120.473 procedimenti arretrati da smaltire solo nel 2020.

“Assieme al riordino del fisco, alla digitalizzazione del Paese, alla semplificazione dell'apparato amministrativo e allo snellimento della burocrazia, la riforma della giustizia civile deve diventare una priorità per il governo guidato da Mario Draghi: velocizzare i processi sarà essenziale per rendere la ripresa economica più rapida”, interviene Spadafora. “La lentezza della nostra macchina della giustizia civile pesa tantissimo in termini economici sul sistema produttivo e sulle imprese: penso all'argomento del recupero crediti, alle liti societarie, alle cause in ambito giuslavoristico. Si tratta di un ambito cruciale per la nostra economia”, spiega. Secondo il vicepresidente, occorre dunque una svolta e l'esecutivo dovrà, in questo senso, “spendere al meglio anche i soldi in arrivo col Recovery fund”, agendo “rapidamente per attrarre gli investimenti esteri spesso invocati senza tener conto delle reali ragioni che, finora, li hanno allontanati”.

Recovery fund, Franco: “Per l'Italia 191,5 miliardi”


A intervenire sul tema anche il ministro dell'Economia, Daniele Franco, in audizione dinanzi alle commissioni congiunte di bilancio, finanze e politiche di Camera e Senato nella giornata dell'8 marzo. “I piani finanziati con il Pnrr possono contribuire ad accrescere il potenziale di sviluppo del Paese e devono farlo muovendo lungo le direttrici strategiche indicate dalla Commissione che sono la digitalizzazione, la transizione ecologica e l'inclusione sociale”, spiega, ma “dobbiamo essere consapevoli che la predisposizione del piano e la sua realizzazione sono un'opera complessa”.
Stando a quanto indicato nella bozza trasmessa al parlamento, i fondi a disposizione per l'Italia per il quinquennio 2021-2026 ammontano a circa 196 miliardi, 69 dei quali sotto forma di trasferimenti e 127 sotto forma di prestiti. Ma nella finalizzazione del piano, precisa Franco, “occorrerà tener conto dei dati finanziari più aggiornati che tengono conto del fatto che il regolamento europeo emanato a febbraio prende a riferimento, per la determinazione della parte riguardante i prestiti, il reddito nazionale lordo del 2019. Questo porterà a una stima dell'entità delle risorse dell'ordine di 191,5 miliardi, quindi leggermente inferiore a quella indicata nel piano a gennaio”.

Gli obiettivi strategici e le riforme (anche della giustizia)


L'esecutivo, continua Franco, si sta impegnando nel rafforzamento del piano sugli obiettivi strategici e le riforme che lo accompagnano. Sul primo fronte, si parla in particolare della produzione di energia da fonti rinnovabili, l'abbattimento dell'inquinamento dell'aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell'energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione.

Quanto alle riforme, invece, il focus è sulla pubblica amministrazione e sulla giustizia. Ma anche su una semplificazione normativa trasversale. “Non vorrei entrare nel merito di queste riforme, ma soltanto ricordare che nel delineare i diversi progetti di riforma occorre tenere a mente la tensione tra l'obiettivo di ridisegnare in modo organico la cornice regolamentare delle aree di intervento e i tempi assai serrati richiesti dalle scadenze del Pnrr. Bisogna essere molto pragmatici”, conclude il ministro.

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