Patuelli: "Senza Europa rischiamo l'Argentina"

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
10.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Il presidente dell'Abi Patuelli dal palco dell'assemblea annuale che si è svolta oggi a Roma, ricorda i rischi di una deriva euroscettica

Per il presidente è necessario "fare luce" sulle responsabilità delle crisi bancarie, per "voltare definitivamente pagina"

E' necessario che “l'Italia vada avanti con riforme”

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Senza Europa l'economia italiana secondo Antonio Patuelli “potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani. In questa primavera, in Argentina – precisa - il tasso di sconto ha perfino raggiunto il 40%. Con la Lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19 per cento”. Con accenti forti il presidente dell'Abi (riconfermato anche per il prossimo biennio) ha richiamato i rischi di una deriva euroscettica aprendo i lavori dell'assemblea annuale dell'associazione bancaria italiana che si è svolta oggi a Roma, con la partecipazione del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e del ministro dell'Economia Giovanni Tria.

Patuelli ha ricordato che le recenti crisi bancarie sono costate al sistema creditizio oltre 12 miliardi per i salvataggi e per nuovi fondi europei e italiani di garanzia. “Il peso maggiore della crisi l'hanno sostenuto le banche, compresse dalla crisi, da tassi infimi e da norme in continuo mutamento, talvolta anche da eccessi di burocratizzazione che non servono all'Europa”. Ma ora – ha proseguito- il sistema è in sicurezza e non soltanto dal punto di vista patrimoniale. “In Italia sono avvenuti i più forti cambiamenti d'Europa. Con oltre sessanta milioni di abitanti, a breve l'Italia avrà solo un centinaio di gruppi bancari e banche indipendenti. A dicembre 2017 l'Italia ha visto ridurre a circa 27 mila il numero di sportelli bancari, con tendenza a ulteriori diminuzioni, mentre crescono, con varie denominazioni, gli uffici finanziari. I canali distributivi sono sempre più concorrenti per le libere e responsabili scelte di risparmiatori e investitori”.

Anche nel suo apparato normativo “l'Italia ha compiuto passi avanti nelle regole del mercato. In autunno è stata approvata la riforma del diritto fallimentare del 1942: sollecitiamo l'emanazione dei relativi decreti delegati. La fine della legislatura non ha permesso l'approvazione della riforma della giustizia civile che è prioritaria. Anche sulla giustizia civile, negli ultimi anni, sono stati comunque fatti passi in avanti come con il nuovo processo civile telematico e con le prassi indicate dal CSM per la gestione delle procedure esecutive nei Tribunali”. I risultati – a giudizio di Patuelli - “iniziano a vedersi: si riducono le cause civili su “contratti bancari”, l'arretrato e i tempi della giustizia civile. Finché l'Unione Europea non avrà gli auspicati Testi unici, la Repubblica deve impegnarsi per ammodernare le proprie normative sul funzionamento del mercato. Finché gli Stati competono anche per efficienza ed efficacia delle singole normative nazionali, l'Italia deve fare ogni sforzo di ammodernamento per incoraggiare la correttezza, l'efficienza e l'economicità dei fattori produttivi”.

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