Bce, the day after: parola agli analisti

Livia Caivano
Livia Caivano
15.6.2018
Tempo di lettura: 3'
Ora che lo spettro deflazione è esorcizzato e il credito torna lentamente a fluire nei portafogli di privati e imprese, la Bce rientra dal programma Qe

La banca centrale ha annunciato che ridurrà da settembre il Qe e lo interromperà a gennaio 2019

Lasciati invce invariati i tassi

Ma cosa significa per il Tesoro italiano? Da oltre tre anni Bankitalia, su mandato della Bce, è il maggior acquirente del debito italiano: solo l'anno scorso ha acquistato titoli per 118 miliardi (fonte: Corriere Economia). Ad aprile questo portafoglio rappresentava il 16,3% del debito pubblico totale. Una cifra in netta crescita rispetto al 10% di due anni fa, e al 5% di due anni prima. Chi prenderà il suo posto ora che la Bce chiude i rubinetti?

I regolatori europei non amano l'ingerenza delle banche private e delle assicurazioni nelle faccende di debito publico. Queste, dalla loro, piano ma inesorabilmente stanno vendendo I loro titoli di stato e in portafoglio si stima ne abbiano 50 miliardi in meno circa rispetto all'anno passato. Neanche le famiglie, che oggi detengono circa il 5% del debito pubblico totale, sembrano essere buone pretendenti. In 6 anni questa percentuali si è infatti ridotta di circa un terzo e non serve spiegare perchè.

Rimangono quindi gli investitori esteri, i cui numeri non sono particolarmente incoraggianti. I soli fondi di investimento, che erano 8 anni fa detentori al 40% del debito, ad aprile risultano al 32%. I fondi italiani, al 20%. Se saliranno i rendimenti, e con loro gli oneri sui contribuenti, forse gli investitori rinnoveranno il loro interesse. Agenzie di rating permettendo.

Il giudizio degli analisti

bce-parola-agli-analisti_1
Il presidente della Bce Mario Draghi

Moneyfarm


“Questa mossa dà respiro a tutte le principali asset class dell'Eurozona. In vista della lunga campagna elettorale europea che infiammerà il continente la prossima primavera, questa è sicuramente una buona rassicurazione per i mercati. L'Euro, che probabilmente resterà nel medio periodo non lontano dalle valutazioni attuali, potrebbe favorire chi ha optato per strategie diversificate globalmente. Di converso nessuno, tantomeno i mercati finanziari, apprezza uno scenario con un'inflazione in forte rialzo e una crescita economica bassa, e questa tendenza suona come un seppur flebile campanello d'allarme per tutti gli investitori”.

Richard Flax, Chief Investment Officer

Axa Investment Managers


“Nelle prossime settimane, gli investitori continueranno probabilmente a tenere gli occhi puntati sulle mosse del nuovo governo italiano e in particolare su come le nuove misure saranno ricevute dalla Commissione Europea.
In questa fase, l'outlook economico è ancora a favore di una ripresa dei mercati azionari europei, specialmente ora che le valutazioni sono tornate su livelli più attraenti. Restiamo selettivi nel nostro stock-picking favorendo le società con un reale potenziale di crescita e che hanno le carte in regola per poter generare profitti e dividendi nel lungo periodo”.

Gilles Guibout, gestore

Intesa Sanpaolo


“Continuiamo a ritenere che la BCE cercherà di disfarsi della politica di tassi negativi entro fine 2019 inizio 2020. Il rischio di un rallentamento dell'economia mondiale nel 2020 non è trascurabile e la BCE vorrà cercare di costruire un margine in caso di ricadute avverse sull'economia eurozona. Il sentiero di rialzi dei tassi resterà in ogni caso assai contenuto. Inoltre, la BCE si è lasciata un margine di flessibilità nel sentiero di chiusura degli acquisti. Anche il sentiero dei tassi, fermi almeno all'estate del prossimo anno, resta condizionato all'evoluzione dei dati. Se anche flessibile la BCE si avvia a chiudere l'era delle politiche straordinarie. I mercati torneranno a fare i prezzi. Riga segna la fine di un'era, che speriamo non si ripeta”.

Anna Maria Grimaldi, senior economist Direzione Studi e Ricerche

Morgan Stanley


“La Banca centrale europea porra' fine al programma di acquisti di asset a fine anno e non aumenterà il costo del denaro fino a dopo l'estate del prossimo anno. Ci aspettiamo ora che il primo rialzo del tasso sui depositi verrà attuato dall'Istituto di Francoforte a ottobre 2019, con un incremento di 15 punti base al -0,25%”

Daniele Antonucci e Joao Almeida, economisti

Robeco


“I falchi hanno avuto la loro data di fine del programma di Qe, anche se un po' più là delle aspettative, dicembre 2018. Le colombe hanno avuto un po' di liquidità in più dato che la Banca dimezzerà gli acquisti mensili di bond e ha assicurato che il primo rialzo dei tassi è ancora lontano, almeno fino all'estate 2019. Diversamente dalla Fed, che ha messo fine alla forward guidance per cercare di avere un più ampio margine di manovra, la Bce continua a mantenere un schema temporale che può apparire a prima vista rigido. Ovviamente, più è lungo l'orizzonte, meno diventa attendibile il tutto, soprattutto se si considera la recente debolezza dei dati relativi all'Eurozona”.

Media Leon Cornelissen, capo economista

Goldman Sachs Asset Management


"In merito ai meeting di giugno delle banche centrali, le domande chiave riguardavano quanti aumenti dei tassi la Fed avrebbe effettuato quest'anno, quando la BCE avrebbe annunciato la fine del QE e l'inizio della normalizzazione dei tassi. Ora c'è molta più chiarezza su tutte queste questioni e riteniamo che di conseguenza la volatilità di mercato potrebbe in qualche modo diminuire".

Iain Lindsay, responsabile Global Portfolio Management del Global Fixed Income team

 

 

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti