PIR alternativi: esenzione e protezione fiscale, novità Legge di Bilancio 2021.

Muzzarelli Giulio
Giulio Muzzarelli
17.1.2021
Tempo di lettura: 3'
La Legge di Bilancio 2021, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2020, introduce un ulteriore beneficio fiscale per gli investitori in strumenti definiti sul mercato come PIR “alternativi".

I nuovi PIR alternativi introdotti dal Decreto Rilancio, hanno regole di ingaggio parzialmente differenti rispetto a quelli tradizionali e prevedono che il 70% di quanto investito vada in via diretta o indiretta in strumenti finanziari (anche non negoziati in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione) di imprese italiane non appartenenti agli indici di Borsa Ftse Mib e Ftse Italia Mid Cap. Ed è possibile investire anche in prestiti erogati alle Piccole e medie imprese o nei loro crediti.

I Pir alternativi sono quindi prodotti di tipo “chiuso” che si rivolgono a un mercato di investitori consapevoli dei rischi maggiori di questo tipo di prodotti, che possono diventare illiquidi per un periodo di tempo a differenza dei fondi aperti dove, in caso di uscita, bastano pochi giorni al risparmiatore per liquidare la posizione e avere i soldi sul conto.

Il lato positivo dei PIR alternativi è che consentono di avvicinare il risparmio degli italiani alle piccole e medie imprese del Belpaese che spesso sono sotto-capitalizzate e rischiano di essere messe fuori mercato non solo dalla congiuntura. 

 
L'art.1, comma 219 e ss. specificano che per questo tipo di investimenti, se sottoscritti nel corso dell'anno 2021, lo Stato riconoscerà un credito d'imposta su eventuali minusvalenze, perdite o differenziali negativi, conseguiti dalle persone fisiche titolari dei PIR alternativi.

Il vantaggio fiscale, già previsto in forma di esenzione fiscale completa su tutti i proventi positivi generati da questa tipologia d'investimento, esisterà quindi anche in caso di performance negative. 

In dettaglio, il credito non potrà superare il 20% dell'investimento sottoscritto ed è previsto solamente se l'investimento sarà mantenuto per almeno 5 anni. Il credito maturato sarà utilizzabile in 10 quote annuali di pari importo nelle dichiarazioni dei redditi a partire da quella relativa al periodo d'imposta in cui le componenti negative si sono realizzate.

Ma cosa vuol dire in concreto per un investitore?

Esempio

Una persona fisica investe 100 mila euro in un PIR alternativo in data 15 gennaio 2021. Trascorsi 5 anni, nell'anno 2026 decide di liquidare l'investimento e registra una minusvalenza pari a 25 mila euro (performance negativa pari a -25%). In questa situazione l'investitore avrà maturato un credito d'imposta pari a 20 mila euro (il 20% dei 100 mila euro inizialmente investiti) da compensare, in 10 rate annuali dell'importo di 2 mila euro ciascuna, già a partire dalla dichiarazione dei redditi 2026.

La rimanente quota di minusvalenza (5 mila euro) potrà essere compensata con altre plusvalenze generate dai c.d. “redditi diversi” nei quattro periodi d'imposta successivi, come già previsto per ogni fondo comune d'investimento.

Di seguito illustriamo un grafico che riporta il rendimento netto di un PIR alternativo (color verde) rispetto al rendimento netto di un fondo di investimento generico (in arancione) avente un mercato di riferimento assimilabile. 

Il confronto tra i due è realizzato sulla base di diversi scenari di rendimento a scadenza (asse delle ascisse).

Nel caso di scenari negativi il PIR alternativo presenta un risultato migliore di un investimento tradizionale per effetto della "protezione fiscale", negli scenari positivi il PIR alternativo offre rendimenti superiori per via dell'esenzione fiscale sulle plusvalenze. 

Nei diversi scenari di rendimento, tenendo conto della fiscalità e degli eventuali crediti d'imposta, il PIR alternativo risulta una scelta molto più efficiente rispetto al fondo tradizionale. 

 
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A fronte di questi vantaggi fiscali, si ritiene che un investitore consapevole debba sempre ragionare in ottica di diversificazione di portafoglio e con un orizzonte temporale di medio lungo periodo, allocando in questi strumenti una percentuale intorno al 5-10% del proprio portafoglio, in funzione dei propri obiettivi di investimento.
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