Il premier giusto al momento giusto

Braglia Andrea
Andrea Braglia
10.2.2021
Tempo di lettura: 2'


Mario Draghi è il premier giusto al momento giusto: si sta consultando solo con il capo dello Stato e parla dei ministri solo con i diretti interessati;







Curriculum Vitae di Mario Draghi


Pedigree di Mario Draghi:




  • Master al Massachusetts Institute of Technology;

  • Ex Governatore della Banca Centrale d'Italia;

  • Consulente delle più importanti multinazionali;

  • Presidente del Financial Stability Board;

  • Professore ordinario in politica monetaria;

  • Member of the Board of Trustees di Princeton;

  • Presidente per 8 anni della Banca Centrale Europea;

  • Chairman di Goldman Sachs Europe.


Inoltre Draghi arriva in un momento nel quale:




  • il PIL dell'Italia è crollato del -9%, ovvero il valore più basso dal 1990 e quindi “entra sul minimo”, come si dice in Borsa;

  • si sta riducendo il Lockdown;

  • le Banche sono stracolme di liquidità, anche perché di fatto non erogano più credito;

  • la BCE sta comprando tutti i BTP e lo farà fino al 2022;


Come risolvere l'attuali crisi economica in Italia


Il 26 marzo del 2020, nel pieno della pandemia, Mario Draghi ha firmato un lungo intervento sul Financial Times, in cui ha parlato di come gli Stati dovevano affrontare la crisi economica: il tema è molto interessante, perché sposta il discorso sulle Banche, evidenziando cosa sta succedendo negli ultimi anni in economia sia in Europa che nel resto del mondo, ma soprattutto perché l'Italia sia l'unico paese in crisi, mentre tutti gli altri si sono ripresi.

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Innanzi tutto in Italia, a differenza della Francia e di altri Paesi europei, le Banche operano "nell'interesse dell'economia nazionale, attraverso livelli di debito pubblico più elevati, accompagnati da misure di cancellazione del debito privato”.

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A differenza dell'Italia, paesi come l'Olanda (o Francia, Spagna, Portogallo, Svezia, Danimarca), non usano il deficit pubblico come strumento principale di finanziamento dell'economia, ma usano invece il credito bancario interno, le proprie Banche insomma.


L'Italia è l'unico Paese Ocde in cui c'è poco credito


A riprova, mostriamo il confronto con l'Olanda, che non ha bisogno di deficit pubblici perché ha iniettato un'enorme quantità di credito nell'economia e per la precisione quasi il 260% del Pil, contro solo il 110% del Pil dell'Italia, ovvero una differenza del 150% del Pil.: se il nostro Paese avesse seguito l'esempio dell'Olanda, significa che ci sarebbero 2.000 Mld Eur in più in circolazione nella nostra economia.

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L'Olanda si indebita molto meno di noi in termini di Titoli di Stato, perché ha creato una massa enorme di mutui, credito al consumo, fidi e prestiti ad aziende e bonds societari: questo corrisponde ad un finanziamento dell'economia interno, quasi tutto tramite le Banche olandesi, che non è soggetto a spread sui mercati e neppure ai parametri UE sul debito, che riguardano solo quello pubblico: lo stesso meccanismo lo si nota negli altri Paesi nordici (eccetto la Germania), in Belgio, Francia e Spagna.


Se vogliamo uscire dall'austerità permanente che ci affligge da oltre venti anni, dobbiamo anche noi seguire l'esempio dei paesi “virtuosi”, ma in realtà anche più astuti o accorti se vogliamo, che limitano il deficit pubblico, ma si finanziano internamente, iniettando il credito tramite le Banche.


"Grazie, ci rivedremo in Parlamento”


La formula con cui Draghi conclude ogni consultazione è la prova che i partiti politici avranno solo la facoltà di decidere se concedere la fiducia al futuro Governo con premier lo stesso Draghi, perché su tutto il resto, deciderà lui: con Draghi sono saltati i vecchi rituali e le “doglie” che anticipavano la nascita di ogni esecutivo, ovvero le rose dei nomi, le terne di candidati per ogni ministero, le combinazioni incrociate e la contabilità dei gruppi parlamentari che incideva sul peso dei dicasteri da assegnare.


Mario Draghi è il premier giusto, al momento giusto, perché si sta consultando solo con il capo dello Stato e non parla dei ministri con le rispettive delegazioni, ma solo con i diretti interessati: il programma, l'agenda ed i nomi dei ministri li decide lui e chi siede in Parlamento dovrà solo ratificare.

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