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Valorizzare il lato umano dell'investimento

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

17 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • “Siamo stati tra i pionieri in questo  mercato, abbiamo iniziato ad analizzare i parametri extra-finanziari 20 anni fa, quando ancora in pochi parlavano di Esg” spiega la co-fondatrice, Christine Kolb

  • La socetà ha l’ambizione di diventare un punto di riferimento a livello internazionale nel mondo dell’investimento socialmente responsabile

Sycomore asset management, società di gestione del risparmio specializzata nel socially responsible investing, con un patrimonio di 6,3 miliardi di euro, ha iniziato a integrare l’analisi dei parametri extra-finanziari 20 anni fa, quando ancora in pochi parlavano di Esg

Ci sono modi diversi di interpretare la sostenibilità nel mondo degli investimenti. C’è chi, ad esempio, la intende come puro e semplice strumento di controllo dei rischi. Altri ne fanno una bussola per allineare la gestione dei risparmi al proprio bagaglio di valori. Non necessariamente questi diversi approcci sono in contraddizione tra loro. Anzi, possono essere inseriti in un naturale percorso di avvicinamento alla finanza responsabile. Accade non solo agli investitori individuali, ma anche ai professionisti dell’asset management, come racconta Christine Kolb, founding partner e membro del board di Sycomore asset management, società di gestione del risparmio indipendente, con oltre 6,3 miliardi di masse.

Sycomore è tra i pionieri nel segmento dell’investimento socialmente responsabile in Francia, ovvero uno dei principali mercati europei per le strategie Esg (environmental, social, governance).
“Abbiamo lanciato la nostra boutique nel 2001 con l’ambizione di offrire soluzioni d’investimento in grado di fornire una performance stabile nel tempo”, spiega. “Essere totalmente indipendenti è una delle chiavi per realizzare questo obiettivo. Non mi riferisco alla struttura del capitale in sé, quanto alla governance, alla nostra strategia e al nostro processo d’investimento: significa essere liberi di prendere qualsiasi decisione senza vincoli in termini di capitalizzazione di mercato, esposizione geografica e stile.

Che ruolo ha la sostenibilità nel vostro processo d’investimento?
Fin dalle origini eravamo convinti che integrare la sostenibilità nel nostro processo di analisi ci mettesse nelle condizioni di capire meglio la natura e la resilienza del modello di business di ogni azienda. Per noi era chiaro che la semplice lettura del bilancio contabile non fosse sufficiente per comprendere a fondo punti di forza e di debolezza di un’impresa, e quindi le sue prospettive di performance di lungo termine sotto il profilo del rischio/opportunità. All’interno del nostro modello proprietario, abbiamo quindi definito e formalizzato degli specifici criteri di analisi extra-finanziari, che oggi sono chiamati comunemente Esg.

Qual era il vostro obiettivo?
All’inizio, molto pragmatico. Era uno strumento di controllo dei rischi, a supporto della performance. Poi però, abbiamo preso coscienza di un fatto: essere investitori significa avere una grande responsabilità per noi e per i nostri clienti, che va oltre la ricerca pura e semplice di una performance finanziaria. Negli ultimi anni, infatti, la nostra mission è evoluta. Il nostro scopo è sensibilizzare gli investitori circa la necessità di associare al rendimento un ritorno non finanziario. Spieghiamo loro che attraverso gli investimenti è possibile esercitare un impatto positivo, o al contrario negativo, sull’ambiente, sulla società e le persone, attraverso le imprese nelle quali investiamo. Questo è vero a maggior ragione in un’industria del risparmio gestito che vede da un lato crescere il peso delle gestioni passive, che escludono forme di dialogo o di engagement con i manager della società ; dall’altro, è dominata da gestioni attive molto aggressive nel modo di operare, con un focus prevalente sui risultati finanziari di breve periodo. In questo contesto, il nostro scopo è di rendere gli investimenti più umani. Significa rimettere il fattore umano al centro dell’interesse dell’investitore, incoraggiandolo ad allocare il capitale in modo più responsabile.

In che modo questa filosofia si traduce in soluzioni di investimento?
Inizialmente ci siamo focalizzati su strategie azionarie, poi sul credito e in seguito anche su fondi di active allocation (multi-asset), infine sui fondi tematici. Per esempio abbiamo sviluppato un fondo che investe su imprese impegnate nella transizione ambientale ed energetica. Un altro è focalizzato sul benessere dei dipendenti sul luogo di lavoro: parte dal presupposto che la crescita di ogni azienda dipenda in primo luogo dalle performance dei suoi collaboratori, e che un lavoratore felice e realizzato sia anche più performante. Oggi l’investimento sostenibile è diventato un tema un po’ inflazionato.

Quali sono i vostri tratti distintivi?
Siamo stati tra i pionieri in questo mercato, abbiamo iniziato ad analizzare i parametri extra-finanziari 20 anni fa, quando ancora in pochi parlavano di Esg. Siamo fermamente convinti che l’integrazione tra analisi finanziaria e non offra un supporto fondamentale alle performance.
La nostra rigorosa metodologia di analisi proprietaria è un punto di forza rispetto a molti competitor che spesso si rivolgono a fornitori esterni.

Che valore aggiunto offre la partnership strategica con Generali Investments, avviata nel 2019?
In Francia siamo già un punto di riferimento nel mondo Esg in particolar modo per la clientela istituzionale. Da un paio di anni, ci siamo posti l’obiettivo di diventare più europei e intensificare la presenza sulla clientela retail. Eravamo alla ricerca di un partner che ci accompagnasse in questo percorso. Così è nato l’incontro con Generali. Un’alleanza di grande valore per noi, perché ci consente di preservare la nostra identità e indipendenza in materia di governance, posizionamento del brand, strategie e operatività.

Qual è la vostra ambizione?
Quella di diventare un punto di riferimento a livello internazionale nel mondo dell’investimento socialmente responsabile.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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