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Sostenibilità, tra Nord Europa e Paesi Emergenti il divario è sempre più ampio

Sostenibilità, tra Nord Europa e Paesi Emergenti il divario è sempre più ampio

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Redazione We Wealth
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16 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il confronto tra il rispetto dei criteri Esg e il racing dei singoli Paesi, può dare informazioni utili su come dove investire

  • Focus sugli obbligazionari governativi

Secondo un’indagine condotta su 65 Paesi Norvegia, Svezia e Finlandia sono le realtà che meglio lavorano secondo i criteri di ecologia, sostenibilità e governance. Alle ultime posizioni, Egitto, Venezuela e Nigeria

Il Country Sustainability Ranking di Robeco SAM è il risultato di un’indagine sulle credenziali Esg di 65 Paesi, 22 nei mercati sviluppati e 43 dei mercati emergenti. Pubblicata due volte l’anno, la logica alla base è che l’analisi di sostenibilità del Paese offra una visione alternativa dei fattori trainanti del cambiamento per un’economia, e fornisca agli investitori informazioni sui punti di forza e di debolezza per un’ampia selezione di indicatori Esg.

Si concentra sui fattori a medio-lungo termine che hanno un impatto diretto e indiretto sulla capacità di un governo di mettere in atto politiche economiche ragionevoli e generare
entrate sufficienti a garantire la capacità di fare fronte al debito. Di solito, questi fattori sono presi in considerazione nelle tradizionali valutazioni del debito sovrano. Una delle migliori applicazioni del report coincide con la ricerca di informazioni che non siano coperte nel rating di credito standard di un Paese.Nel momento in cui il Paese si colloca più in alto nel Country Sustainability Ranking di quanto suggerirebbe il suo rating, lì potrebbe esserci un’opportunità di acquisto per le sue obbligazioni sovrane.

In questa classifica, Norvegia, Svezia e Finlandia si classificano alle prime posizioni specie per quanto riguarda la governance. Seguono a ruota, Nuova Zelanda e Olanda. Nei peggiori invece i Paesi Emergenti: Cina, El Salvator e India, seguiti poi da Egitto, Venezuela e Nigeria, ultime in classifica.

Sono 17 gli indicatori, che ottengono una ponderazione del 15% per i fattori ambientali, il 25% per i fattori sociali e il 60% per la governance. Sono stati selezionati in base alla loro disponibilità, rilevanza, plausibilità e rilevanza finanziaria, e sono aggiornati regolarmente. I punteggi per questi parametri si basano su oltre 200 serie di dati sottostanti provenienti da tutto il mondo. Le fonti includono organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale, le Nazioni Unite o l’Organizzazione internazionale del lavoro, oltre a una varietà di rispettabili agenzie governative, istituzioni private e Ong.

Coprono tematiche che un investitore potrebbe aspettarsi, quali il rischio ambientale, il consumo energetico, le tensioni sociali o il rischio politico, insieme a questioni più delicate come lo sviluppo umano (accesso all’istruzione, ecc.) e la stabilità delle istituzioni. Tutti hanno in qualche modo un impatto sulla capacità di una nazione di sostenere se stessa e la sua popolazione sul lungo termine. La governance ha sempre avuto un peso molto maggiore, dal momento che il modo in cui un Paese è governato e quali sistemi adotta esercitano un’influenza enorme sul successo che avrà nel mondo moderno. Il rischio politico vale da solo il 10%, e non si limita ai mercati emergenti con scarse tradizioni democratiche; l’esempio della Brexit e le ultime esperienze con il populismo hanno dimostrato che persino economie altamente sviluppate possono subire instabilità.

Le questioni sociali e ambientali hanno un peso inferiore, poiché in fin dei conti sono controllate dal governo, il che rimanda alla governance. Essenzialmente tutto si riduce a cosa potrebbe influenzare la capacità di una nazione di prendere in prestito nuovi capitali, o di fare fronte al debito esistente. La presenza di uno scarso mix energetico (2,5%) può essere risolta con una maggiore attenzione alle fonti rinnovabili, ma è più probabile che il disagio sociale (5%) e la risposta del governo a quest’ultimo spingano gli investitori verso l’uscita.

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