PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Salvare l'Amazzonia, si muove la finanza

19 Settembre 2019 · Teresa Scarale · 3 min

  • Gli incendi dolosi nella foresta amazzonica sono stati nel 2019 60.472, con un aumento del 47 rispetto al 2018. Fino ad ora quest’anno, sono 3.863 i chilometri quadri di foresta perduti: un’area pari quasi allo stato Usa del Delaware

  • 230 investitori globali (16,2 mila miliardi di aum) hanno però unito le loro forze per cercare di contrastare chi disbosca illegalmente la foresta per far spazio ad allevamenti intensivi e campi agricoli

Al tempo dei tanto decantati Esg e delle dichiarate intenzioni di sostenibilità, bisogna salvare l’Amazzonia che brucia. E inaspettatamente, interviene la finanza. Robeco, Bnp e Hsbc in particolare stanno collaborando con altri investitori globali per cercare di fermare la deforestazione in Brasile

 

I 60.472 dolosi incendi amazzonici dell’estate che volge alla fine la hanno resa ancora più torrida. La foresta pluviale amazzonica è il polmone del mondo, vista la sua capacità di sottrarre miliardi di tonnellate di CO2 dall’atmosfera, producendo in tal modo il 20% dell’ossigeno planetario. Fino ad ora quest’anno, sono 3.863 i chilometri quadri di foresta perduti: un’area pari allo stato Usa del Delaware. Dati che corrispondono ad un +47% rispetto al 2018.

Gli appelli per salvare la foresta dell’Amazzonia si sono quindi moltiplicati fra tutti gli stakeholder della vita civile, anche quelli della finanza globale. Così, in risposta agli incendi, 230 fra fondi e società di investimento (per un totale 16,2 mila miliardi di dollari di asset in gestione) hanno firmato mercoledì 18 settembre 2019 una dichiarazione da condividersi con le società coinvolte nella produzione di soia e bestiame in Brasile e in altri paesi sudamericani. Fra i firmatari figurano società come Hsbc Global Asset Management, Bnp Paribas Asset Management, Robeco, la norvegese Storebrand Asset Management. Ma anche fondi pensione come il californiano CalPERS.

Salvare l’Amazzonia (anche) con la finanza

Fra gli investitori, Robeco in particolare (si legge in una nota) ha accolto l’invito ad attuare rigorose politiche di non deforestazione. In che modo?  La dichiarazione dell’investitore sollecita le società a controllare le catene di approvvigionamento, assicurandosi che non siano coinvolte nel disboscamento della foresta pluviale. Robeco fa parte del comitato consultivo del gruppo Onu sui principi per gli investimenti responsabili (Pri) sulla deforestazione.

“La crescente deforestazione e gli incendi in Amazzonia sono una catastrofe ambientale con un impatto immenso sulla società, la biodiversità, l’acqua e il clima”. E’ quanto si legge nella dichiarazione. “L’Amazzonia, in quanto foresta pluviale più grande del mondo, è un deposito globale della diversità biologica e fornisce servizi ecosistemici inestimabili che sostengono le attività economiche in tutto il mondo”.

La deforestazione e le relative conseguenze potrebbero comportare rischi sistemici per i portafogli degli investitori. Diverse centinaia di società si sono impegnate a porre fine alla deforestazione per le materie prime entro il 2020. Tuttavia, i progressi compiuti rispetto agli impegni sono stati limitati

Mitigazione del cambiamento climatico

“Prevenire la deforestazione è il modo più economico per mitigare il cambiamento climatico”. E’ quanto afferma Peter van der Werf, engagement specialist di Robeco. Si tratta di “un elemento cruciale per raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi di riscaldamento globale fissato dall’Accordo di Parigi”.

“Il prossimo passo sarà quello di trasformare la partecipazione degli investitori da sola collaborazione a concrete discussioni con le società su come dovrebbero cambiare la loro condotta commerciale per prevenire la deforestazione”.

Quattro attività concrete per la finanza a supporto dell’Amazzonia

La dichiarazione dell’investitore invita le società a dimostrare un chiaro impegno ad eliminare la deforestazione all’interno delle loro operazioni. Quattro sono i passi, in tal senso.

Uno

Divulgare e attuare una politica di non deforestazione specifica per i prodotti, con impegni quantificabili e limitati nel tempo che coprono l’intera catena di approvvigionamento e le aree geografiche di approvvigionamento.

Due

Valutare le operazioni e le catene di approvvigionamento per quanto riguarda il rischio di deforestazione e ridurre tale rischio al livello più basso possibile, rendendo pubbliche queste informazioni.

Tre

Istituire un sistema trasparente di monitoraggio e di verifica per la conformità dei fornitori con la politica aziendale di non deforestazione.

Quattro

Riferire annualmente sull’esposizione al rischio di deforestazione e sulla gestione, compresi i progressi verso la politica aziendale di non deforestazione.

Rischi reputazionali e normativi

“Le società esposte alla deforestazione nelle loro operazioni e nelle loro catene di approvvigionamento potrebbero avere sempre più difficoltà di accesso ai mercati internazionali e dovranno affrontare maggiori rischi reputazionali, operativi e normativi”.

Il Pri afferma che gli investitori istituzionali globali, insieme ai membri della Investor Initiative for Sustainable Forests (che include anche Robeco), si sono impegnati con una serie di società della filiera del bestiame e della soia per migliorare la loro disclosure e la gestione dei rischi legati alla deforestazione.

Teresa Scarale
Teresa Scarale
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU:
Se non vuoi mancare aggiornamenti importanti per te, registrati e segui gli argomenti che ti interessano.