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Esg uguale performance migliori, anche tra i fondi pensione

Esg uguale performance migliori, anche tra i fondi pensione

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Francesca Conti
Francesca Conti

17 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • In Regno Unito, Olanda, Svezia, dove la cultura dei fondi pensione è più evoluta, l’attività di engagement è sensibilmente superiore rispetto alla media europea

  • L’Italia è tra i Paesi che crescono di più in termini di asset sostenibili: +154% nell’ultimo biennio a quota 1,5 miliardi di miliardi di euro

  • Aumentano soprattutto due strategie: l’impacting (pari a 51 miliardi di euro su un totale di 108 miliardi per tutta l’Europa) e la sustainability themed, che ha raggiunto il traguardo dei 53 miliardi

Gli investimenti Esg sono in aumento in tutta europa. Anche l’Italia è ben posizionata e ha raggiunto asset superiori a 1,5 miliardi di miliardi di euro. I fondi pensione seguiranno questa strada? La view di Marco Ghilotti, senior manager institutional clients di Pictet Am e analista Esg

L’attenzione ai temi della sostenibilità si fa sempre più accesa tra gli investitori, compresi gli istituzionali come i fondi pensione. Crescono in parallelo anche gli asset sostenibili e, secondo lo European Sri study di Eurosif, questi a fine 2018 – considerando il totale degli asset manager e degli asset owner europei – hanno raggiunto un volume totale di 20 miliardi di miliardi di euro. Nel panorama europeo anche l’Italia è ben posizionata e ha raggiunto asset superiori a 1,5 miliardi di miliardi.

Tuttavia “parlare genericamente di Esg può essere fuorviante, in quanto dietro questa etichetta sono raggruppati prodotti molto diversi tra di loro per struttura e strategia sottostante”, spiega Marco Ghilotti, senior manager institutional clients di Pictet Asset Management e analista Esg. La tassonomia riportata da Eurosif, ricorda l’analista, classifica i fondi sostenibili in sette categorie, ognuna delle quali integra i fattori Esg nella ricerca, analisi e selezione dei titoli in portafoglio.

Si va dalla più semplice esclusione di interi settori (armi, alcol, tabacco, pornografia) a quelle più complesse dell’impact investing e del sustainability themed investment. La prima raccoglie gli investimenti che producono un impatto positivo su ambiente e società, mentre la seconda cattura i macrotrend secolari. Tra le strategie complesse compare anche quella dell’engagement, che prevede il coinvolgimento diretto dell’investitore il quale esprime il proprio voto sulle questioni attinenti alla sostenibilità sollevate all’interno delle assemblee degli azionisti o direttamente con il management. In mezzo, la best-in-class investment selection, la norms-based screening e l’integrazione.

In Europa – ricorda ancora Ghilotti – prevale la strategia dell’esclusione, che caratterizza quasi la metà dei fondi Esg europei, per un volume di 9,5 miliardi di euro. Tuttavia, la seconda strategia per dimensioni è quella che prevede un’azione di engagement e voting e cresce al ritmo del 27% annuo, “indicando che qualcosa, anche nel mondo della sostenibilità, sta cambiando. E anche velocemente”, commenta Ghilotti.

I Paesi con i maggiori tassi di crescita nell’area, nell’ultimo biennio, sono stati Polonia (+159%) e Italia (+154%). Anche nel Belpaese le strategie di esclusione sono preponderanti. Tuttavia l’Italia “è il Paese con la fetta maggiore di investimenti cosiddetti impacting (pari a 51 miliardi di euro su un totale di 108 miliardi per tutta l’Europa); la strategia sustainability themed ha segnato il maggior tasso di crescita negli ultimi tre anni, raggiungendo il traguardo dei 53 miliardi”, prosegue Ghilotti.

I vantaggi per i fondi pensione che investono in Esg

Anche i fondi pensione che investono in Esg sono in crescita. Un segnale “forte” in questo senso è rappresentato dall’evoluzione positiva del mercato italiano, che “dimostra che la delega affidata al gestore sia la scelta giusta per l’investitore istituzionale”, prosegue Ghilotti. “Le strategie più sofisticate – prosegue – hanno dimostrato di essere anche quelle capaci, nel lungo termine, di garantire le performance migliori”. Secondo un recente studio del Politecnico di Milano che ha preso in considerazione l’Eurostoxx 600 nel periodo 2012-2017, l’over-performance è di quasi il 3% annuo per le aziende ad alto punteggio Esg nei confronti di quelli a basso punteggio.

Le strategie Esg che diventano sempre più impacting e basate sui megatrend, sono dunque quell “maggiormente in linea con gli obiettivi di rendimento e stabilità nel lungo periodo, ma anche di controllo del rischio degli investitori istituzionali”, continua Ghilotti. L’analista sottolinea come “non è un caso che i fondi pensione italiani (e in generale europei) guardino con sempre maggiore interesse a questo approccio”.

Il rapporto tra fondi pensione e Esg in Italia

Assofondipensione, l’associazione di categoria dei fondi negoziali, nel rapporto 2017 dà una misura del fenomeno in Italia: dei 32 fondi associati ad Assofondipensione, 14 operatori previdenziali utilizzano un approccio Sri per tutto o parte dei propri investimenti, mentre i rimanenti 18 fondi pensione non adottano alcun criterio di tipo Sri. La metà dei fondi (7 su 14) impiega benchmark specifici promossi da società che si occupano di investimenti Sri. A livello di strategie, le esclusioni e l’engagement sono dominanti tra i piani pensionistici, con cinque fondi negoziali che le applicano. “Ma questa è ormai storia, seppur recente”, commenta ancora Ghilotti.

Nel frattempo infatti gli investitori si sono mossi velocemente: lo rileva la quarta edizione dell’Osservatorio del Forum per la finanza sostenibile, realizzato in collaborazione con Mefop. Il campione analizzato è composto dai primi 10 piani previdenziali all’interno di cinque diverse categorie (tra cui casse di previdenza, fondi pensione negoziale e fondi pensione aperti) per masse gestite, complessivamente, di circa 169 miliardi.

Dei 43 soggetti (86% del campione) che hanno risposto al sondaggio, 16 applicavano nel 2018 strategie Esg, con una preferenza spiccata per convenzioni internazionali ed esclusioni, seguite da engagement e impact investing. Questi numeri dimostrano che l’integrazione di criteri Esg sia in crescita in tutte le asset class (azioni, corporate e titoli di Stato). In generale, per il 63% dei rispondenti il tasso di copertura delle politiche Sri adottate che si estende a più del 50% del patrimonio (e a più del 75% per il 56% degli stessi investitori).

“La strada è segnata e già intrapresa da molti. Non occorre molto altro se non un costante dialogo tra stakeholder: l’investitore istituzionale che, pur all’interno delle linee guida del regolatore, delega al gestore in piena fiducia l’implementazione dei portafogli. I risultati, finanziari ed extra finanziari, arriveranno di conseguenza”, conclude Ghilotti.

Francesca Conti
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