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Barolo: alla scoperta del “re dei vini, vino dei re”

Barolo: alla scoperta del “re dei vini, vino dei re”

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

23 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 7 min
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Barbera, Nebbiolo, Dolcetto d’Alba, Barbaresco e poi c’è lui: il Barolo, il vino del re. Tra tutti i vini piemontesi il Barolo è di certo quello con più storia e ascendenza nobiliare. Consumato e prodotto un tempo dai Savoia, oggi viene prodotto in 181 zone vinicole ed eccellenze come il Monfortino Conterno scalano le gerarchie dei vini più apprezzati al mondo

Nella Bassa Langa, più precisamente nella zona compresa tra il Tanaro e il Belbo, a sud del Piemonte, viene prodotto il Barolo. Dietro il successo di un vino, che sempre più viene considerato tra i migliori vini italiani e capace di competere con i grandi classici francesi, vi è una storia centenaria, fatta di nobiltà e produttori eccellenti. Da un acino di nebbiolo, la magia di un vino intramontabile.

Dai marchesi Falletti alla tavola dei Savoia

Il vitigno nebbiolo, comune a molti vini piemontesi, affonda le radici nel terreno delle Langhe da più di 2500 anni ma la prima citazione scritta che fa riferimento a queste uve risale al 1268. Ci vogliono altri cinquecento anni affinché il vino prodotto dal “Nibiol”, apprezzato fino ad allora prima dai galli e poi da romani, venga conosciuto come “Barol”. Nei suoi diari Thomas Jefferson descriverà quel vino gustato in un viaggio attraverso l’Europa come “quasi amabile come il Bordeaux e vivace come lo Champagne”. Ma la nascita del Barolo per come oggi lo conosciamo si deve ai marchesi Falletti. In particolare alla moglie del marchese Juliette Cobert e al suo enologo Louis Oudart, il quale applicò al vino della marchesa le tecniche usate per i grandi vini francesi. Bontà significa anche popolarità e ben presto il vino arrivò sulla tavola di Carlo Alberto di Savoia. Juliette mandò al re 325 carri, ognuno contenente una botte di barolo: uno per ogni giorno dell’anno, ad eccezione dei quaranta giorni di quaresima. “Il re dei vini e il vino del re”, così venne presto ribattezzato, iniziò ad essere prodotto dagli stessi Savoia, che acquistarono le proprietà di Verduno e Pollenzo e più tardi le terre di Fontanafredda a Serralunga d’Alba. Nel novecento si svilupparono molte cantine che producevano il Barolo e ci fu l’esigenza di una delimitazione ufficiale della zona del Barolo. A tal fine nel 1927 sulla Gazzetta Ufficiale venne pubblicato il “Decreto sui vini tipici” fino ad arrivare con il riconoscimento della Denominazione d’Origine Controllata e Certificata nel 1980

barolo
Le Langhe, culla del Barolo, il vino dei re

Alla ricerca dei crus del Barolo

Pinot Noir sta a Borgogna, come Nebbiolo sta a Barolo. Ma quali sono i crus (termine francese con cui si indicano le sottozone vinicole) del reame del Barolo? In Italia la classificazione che più si avvicina al concetto di cru è il sistema delle Menzioni Geografiche Aggiuntive, nato per normare il proliferare delle più disparate etichette. Le MGA del Barolo sono 181. Moltissime se raffrontate al numero dei produttori: più o meno 800. Tra le più rinomate si possono citare Bussia (Monforte d’Alba), Villero (Castiglione Falletto) e Cannubi (Barolo). Ad ogni modo i comuni dove l’uva nebbiolo diventa Barolo sono 11, distribuiti su un’area di 1700 ettari su cui si possono riconoscere due diversi tipi di terreno: l’elveziano e il tortoniano. All’elveziano, ricco di marne grigie brune molto compatte, appartengono i comuni di Serralunga d’Alba, Monforte, Grinzane e Castiglione Falletto. Da queste zone si ottiene un Barolo strutturato atto ad una lunga conservazione. La Morra, Verduno, Barolo e Novello invece appartengono al tortoniano, ricco di arenarie azzurre e strati di sabbia. Il Barolo ottenuto è meno strutturato, di eccezionale finezza olfattiva e adatto a un invecchiamento più limitato. Quale sia la zona vinicola la regola di produzione è però sempre la stessa: 14 giorni di fermentazione, invecchiamento in botti di rovere o di castagno per almeno 24 mesi e un affinamento in bottiglia per ulteriori 12 mesi. L’etichetta “Riserva” è apposta sulla bottiglia di Barolo dopo cinque anni dalla vendemmia.

mappa barolo
Mappa del territorio di produzione

Monfortino 2013: il vino più scambiato nel 2020

Scoperti i crus, quali sono le cantine (in francese domaine o chateau) più storiche? Tra tutte non si può non fare il nome di Giacomo Conterno, azienda vinicola stabilitasi a inizio novecento a Monforte d’Alba e che oggi produce i suoi vini prevalentemente in tre crus: Francia, Cerretta e Monfortino. Proprio il Barolo Riserva Monfortino Giacomo Conterno è il Barolo più ricercato di tutti. Appena quattro mesi fa veniva battuto, ad una asta virtuale organizzata da Bollafi, un lotto di 56 bottiglie al valore record di 96 mila euro. Guardando al mercato secondario e in particolare ai dati Liv-ex, il marketplace principale al mondo per scambio dei fine wine, nei primi sei mesi del 2020 il Barolo Monfortino 2013 Giacomo Conterno è stato il vino più scambiato in assoluto in termini di valore. La valutazione per cassa (12 bottiglie) è di 7.600 euro. Tra altri produttori storici e molto apprezzati, come Mascarello e Giacosa, menzione speciale anche per Renato Ratti, il cui Barolo, è l’unico in lista tra i migliori 100 vini nel 2019 secondo Wine Searcher.

Un tris di bottiglie
Lorenzo Magnani
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