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Arte: investimenti sempre più liquidi con il tech di Kellify

Arte: investimenti sempre più liquidi con il tech di Kellify

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

13 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Sono lontani i tempi in cui per considerare liquidabili gli investimenti in arte bisognava aspettare almeno 10 anni e avvalersi dell’ausilio di fondi specializzati richiedenti una quota di ingresso di (almeno) 100.000 euro. Oggi esiste Kellify, la fintech italiana che rende liquidi i pleasure asset

La meraviglia dell’arte e degli altri beni di lusso, se intesi come investimenti, si scontra spesso con il loro non essere liquidi. Ora però arriva in soccorso l’intelligenza artificiale proprio per individuare le opere d’arte e i beni da collezione più liquidi, rivendibili e profittevol, anche nel breve periodo. La piattaforma in questione si chiama Kellify ed è una fintech italiana. Fondata nell’aprile 2017 da Francesco Magagnini, ceo e Fabrizio Malfanti, chief Ai officer, Kellify ha chiuso il suo primo round nel 2018 con 1.74 milioni di dollari. Le città in cui la startup è presente sono Genova, Malmö, Praga e New York. Il servizio di Kellify è erogato in modalità SaaS a società quotate, istituti finanziari, assicurazioni, investitori, Hnwi e via API a challenger banks, Aisp e open banking platform, sfruttando le possibilità date dalla Psd2.

Kellify, ovvero l’arte e gli investimenti liquidi

Lo scopo dichiarato della fintech è quello di “accorciare le distanze tra le persone e la finanza grazie all’intelligenza artificiale, portando trasparenza in settori d’elite come quelli dell’arte, delle auto d’epoca, dei vini pregiati, e nei mercati tradizionali dell’equity e del real estate“.

Beni da collezione uguale nuovo capitale grazie al deep learning

Kellify trasforma sistematicamente i beni da collezione in nuovo capitale, ribaltando così l’approccio del collezionista, abituato a trasformare denaro e passione in beni da collezione. Deep learning e reti neurali individuano impercettibili segnali, comportamenti, bias, patterns e schemi ricorrenti tra i dati sull’operato di case d’asta, investitori e artisti. Identificano così le opere che aumenteranno il proprio valore, identificandone la liquidità nel medio e nel breve periodo. Ogni singola transazione infatti ha in sé una capacità predittiva. Grazie a questo, è possibile valutarne ad esempio il valore di assicurazione prevedendone la futura liquidità, individuare il corretto target price di una società quotata. O ancora, investire in auto d’epoca e beni da collezione con un approccio sistematico e quantitativo.

L’Intelligenza Artificiale, super eroe contro le contraffazioni e artista

Il 2018 ha visto l’applicazione delle tecnologie di AI nel mondo dell’arte e dei beni da collezione soprattutto nella prevenzione anti-frode, nelle catalogazione e raccomandazione delle opere. Ma anche nella creazione di dipinti originali. Come non ricordare infatti il “Portrait of Edmond de Belamy”, che Christie’s ha battuto all’asta per per un hammer price di $432.000?

Con un algoritmo proprietario di apprendimento automatico, Kellify ha esteso il campo di applicazione dell’Ai al settore degli investimenti in arte. I quali tradizionalmente erano profettivoli solo nel lungo periodo, grazie all’ausilio di fondi specializzati richiedenti una quota di ingresso solitamente non inferiore a €100.000. Kellify ha però trasformato i beni da collezione in asset class alla portata del grande pubblico, profittevoli (anche) nel breve periodo.

In copertina: Delta 2, Futuristic Paintings, 2019. Courtesy Artnet
Teresa Scarale
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