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Alfredo Paramico: “L’orologio, un amuleto. Che non ho mai indossato”

Alfredo Paramico: “L’orologio, un amuleto. Che non ho mai indossato”

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

11 Settembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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C’era una volta un giovanissimo investment banker. Con una passione bruciante, nata sui banchi di scuola: quella per gli orologi da collezione. Vissuti con la cura e l’affetto che si tributa a qualcosa di “piccolo e prezioso”. Un feticcio epidermico, da tenere in tasca

Oggi Alfredo Paramico è una star del collezionismo di orologi di altissima gamma, influencer di Instagram. La sua competenza è il punto di riferimento per chiunque voglia vivere il brivido di un’aggiudicazione in asta, o semplicemente fare un acquisto senza sorprese. Una storia, quella di Paramico, che merita di essere raccontata dal principio.

Gli enigmatici ingranaggi dell’alta orologeria rapiscono Alfredo che è ancora un ragazzino. “A 15 anni divoravo letteralmente ogni rivista specializzata”. Erano i primi anni ’80. In questi magazine c’erano sezioni specifiche dedicate al collezionismo e alle aste. “Negli anni ’70, con l’avvento del quarzo, l’orologeria tradizionale si poteva considerare finita. Molte case avevano addirittura venduto i macchinari per la produzione degli orologi meccanici”. È poi negli anni ’80 che rinasce l’interesse verso gli orologi tradizionali, grazie al mondo del collezionismo. “Andare nei mercatini era per me una gioia”, ricorda Paramico.

Coppia di Rolex Daytona ref. 6270. Tutte le foto dell’articolo sono courtesy of Alfredo Paramico

L’ascesa di Alfredo al gotha dei collezionisti avviene però intorno ai 24 anni quando, dopo una laurea in economia e un master alla Bocconi, si trasferisce a Londra per lavorare nelle banche di investimento. “La mia remunerazione mi consentì di fare i primi acquisti importanti, come il Patek Philippe referenza 1518. Si trattava del primo cronografo con calendario perpetuo di serie fatto da una casa produttrice. All’epoca già costava circa 150 milioni di lire. Era un orologio importante. Una gioia immensa per me possederlo: ne esistevano soltanto 281 esemplari”. Discernimento e competenza, il mantra di ogni buon collezionista.

Patek Philippe ref. 1436 split second acciaio

“Poi ho iniziato ad acquistare alcuni Rolex, mi piacevano molto gli orologi con calendario completo. La Rolex, a differenza della Patek Philippe, non ha mai prodotto un calendario perpetuale, ma completo. Il calendario perpetuale consente di non cambiare alcuna impostazione per gli anni bisestili [al contrario del completo, che va regolato manualmente a febbraio, ndr]”. Alfredo comincia a portare poi avanti una collezione di entrambi i marchi, seguendo un percorso dal gusto sempre più sofisticato. E il suo pensiero corre alla candida “collezione bianchi” di Patek, rarissimi segnatempo in acciaio, oro bianco, platino, “messa su con grande difficoltà: alcuni erano pezzi unici”.

Patek Philippe ref. 1518 acciaio

Una riserva di valore tale da permettergli di cambiare vita dopo 25 anni di carriera nelle banche di investimento: Paramico dismette parte della sua collezione per trasferirsi a Miami. Qui, inizia la sua seconda vita dedicandosi al trading di orologi con una sua società e diventando consulente per i maggiori collezionisti mondiali.

Rolex Daytona ref. 16568 EMRO

Poi Alfredo fa un illuminante paragone con le altre pleasure asset class. I segnatempo non sono assimilabili alle opere d’arte. Ogni pezzo d’arte è un pezzo unico, a sé stante. “L’orologio invece, per quanto raro, è una creazione dell’industria. In tal senso è corretto il paragone con le auto d’epoca, anch’esse prodotti industriali, derivanti da una catena di montaggio. Tuttavia, “le auto da collezione hanno toccato quotazioni che gli orologi non hanno ancora raggiunto. Per esempio, la Ferrari 250 GTO, prodotta in 36 esemplari, più 3 speciali, può quotare anche a 80 milioni di dollari. Non è invece lo stesso per un Patek degli anni ’40”.

Rolex Daytona Newman Panda ref. 6263 pista esterna tropicale

E poi si arriva al Rolex Daytona di Paul Newman, un pezzo che negli anni ’80 quotava 500 dollari, diventato parte integrante dell’iconografia dell’attore dagli occhi di ghiaccio anche grazie alle numerose fotografie che lo ritraggono con l’orologio al polso. La vendita di Phillips (2018) che lo ha visto aggiudicare per 17,8 milioni di dollari è stata un “grande evento che ha aperto la via del collezionismo anche ad altre tipologie di acquirenti, magari interessati anche alla storia e alle note di costume relative a questi oggetti”.

Gerald Genta Octagon perpetuale ripetizione minuti platino

Quando si acquista un orologio da collezione, bisogna pretendere che la sua qualità, il suo stato di conservazione, siano eccellenti. Una eccessiva spazzolatura sulla cassa, pezzi di ricambio, possono fare crollare il valore del pezzo al 10% di un suo analogo in perfette condizioni: “Dev’esserci coerenza fra tutte le parti che lo compongono: cassa, quadrante, bracciale, corona. L’orologio parla, si deve vedere che tutti i pezzi sono suoi e che non ci sono mai state manomissioni. Oggi il mercato di altissima gamma è solo per gli orologi di elevatissima qualità”.

Gerald Genta pezzo unico platino ripetizione minuti perpetuale

Specie se si tratta di vintage della prima metà del XX secolo. “Io all’inizio acquistavo i crono Patek e i Rolex degli anni ’40. Fra i miei acquisti ci fu la referenza 6062 di Rolex, uno degli orologi più belli mai prodotti. In acciaio, costava 80 milioni di lire nei ’90. Poi, ne ho venduto uno, intonso, a più di due milioni di dollari”. Uno degli amori più intensi di Paramico è quello per i Longines degli anni ’40. “Cronografi di una bellezza incredibile. Penso al modello con cassa a scatto, il 130, all’oversize 530. Entrambi da 35 mm. E poi alla referenza 1463, con cassa impermeabile, al modello 13ZN… Il movimento crono più bello mai prodotto”.

Rolex ref. 6062 oro giallo quadrante nero

Si tratta di pezzi da ultra intenditori, tipologia oggi considerata forse troppo poco ‘sportiva e maschia’ dai nuovi ‘Alfredo Paramico’. I collezionisti adesso sono molto interessati ai Rolex Daytona, per esempio, adatti anche al polso di una persona abbastanza giovane. Molto ricercati sono anche i Patek referenza 2499, successiva alla 1518. Un altro modello molto ambito oggi dagli intenditori è anche l’Audemar Piguet Royal Oak. Del resto – ricorda Paramico – si tratta di un pezzo che porta la firma del leggendario designer di orologi Gérald Genta (Ginevra, 1931 – 2011). Suo fra l’altro è il design del Patek Nautilus), gioielliere e orafo di formazione. “Il nuovo Gérald Genta – genio assoluto – non è ancora nato”, riflette Paramico. “Un Genta originale nel 2020 costa già il doppio rispetto al 2015”.

Rolex Day Date platino Octopus quadrante stella Ox Blood

E le nuove generazioni? “L’unico che fra gli orologiai indipendenti ha creato una linea di successo è Richard Mille. Lui ha creato un orologio unico, basandosi su materiali di grande pregio, riuscendo a creare un must dell’orologeria rivolgendosi a una clientela molto benestante. I suoi orologi dal punto di vista tecnico sono rivoluzionari: segnatempo che superano di poco i 30 grammi di peso, indossati da Rafael Nadal. Io però non ne comprerei per la mia collezione, non si tratta di un orologio da investimento”. Tuttavia Alfredo sottolinea che quando si tratta di pleasure asset, è importante lasciarsi guidare dalla passione, unica vera filosofia d’acquisto, insieme alla qualità. Tutto il resto è in secondo piano.

Patek Philippe ref. 2526 in oro bianco

Il nuovo collezionismo vede l’Asia e la Cina protagoniste. È questo un collezionismo che si sta affinando molto, grazie alla serietà e allo studio di chi lo pratica. E Alfredo Paramico, che tipo di collezionista è? “Il mio è un approccio non bulimico: mi piace avere relativamente pochi pezzi. Ma devono essere il non plus ultra. Desidero avere con me ‘poche piccole cose pesanti’, ma di grandissimo valore. Io in vita mia non ho mai indossato un orologio. Li ho sempre tenuti in tasca. Spesso per esempio mi è capitato di andare in banca, ritirare il mio prescelto e tenerlo nelle mie tasche per tutto il weekend, anche mentre giocavo a golf. Un amuleto. Prezioso, piccolo, pesante”.

Teresa Scarale
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